Il Pd è orientato a votare scheda bianca in vista dell’elezione del vicepresidente della Camera che prenderà il posto di Maurizio Lupi. L’indicazione del Pdl resta quella di tenere come candidata principale Daniela Santanchè. Nome che fa venire l’allergia a molti esponenti democratici. Il partito, insomma, già sotto pressione per decine di motivi, non ha alcuna intenzione di spaccarsi anche su un voto del genere. A prendere una decisione definitiva sarà l’ufficio di presidenza di Montecitorio che si riunirà a ridosso della votazione (in programma domani 2 luglio). A oggi il ragionamento è questo: “Non faremo prove di forza, pur avendone i numeri, per fare in modo che ogni gruppo possa avere un suo rappresentante – spiega una fonte parlamentare Pd all’Adnkronos – Il Pdl potrà eleggere il suo vice presidente, ma dovrà avere la forza e l’unità per farlo”.

Il problema in effetti non è più in un eventuale “patto di solidarietà” tra partiti che sostengono lo stesso governo (peraltro in alcuni casi senza troppo entusiasmo), ma addirittura all’interno del partito di Berlusconi. Secondo alcune fonti, per esempio, è già pronta la carta di riserva: Antonio Leone, che è già stato vicepresidente dell’assemblea di Montecitorio durante l’intera scorsa legislatura e che, in qualità di vicepresidente anziano, ha aperto quella corrente. Ma circola anche il nome di Stefania Prestigiacomo, che è stata ministro e ha un profilo più istituzionale. “Il rischio che Daniela venga impallinata dal ‘fuoco amico’ nel segreto dell’urna resta alto, ma alla fine prevarrà la disciplina di partito”, assicura un esponente azzurro di spicco. Secondo il “patto di maggioranza” che sostiene il governo Letta, la carica di vicepresidente spetterebbe al partito di via dell’Umiltà, ma un brutto scherzo dei franchi tiratori potrebbe favorire alla fine un candidato di Sel e M5S. “Nel Pdl continuano a volare gli stracci e se la Santanchè non prende anche i voti del Pd non ce la fa”, dice un parlamentare democratico, che avverte:“Anche noi siamo divisi, Orfini non voterà la Santanchè e alla fine potrebbero spuntarla Sel e i grillini”.

La corsa alla vicepresidenza, infatti, rispecchia la guerra interna tra “colombe” e “falchi”: da una parte gli “alfaniani”, che ufficialmente si tengono fuori perché già presenti nel governo con ministeri chiave, ma sotto traccia fanno sentire il loro peso politico; dall’altra i fedelissimi del Cav, che tifano per Santanchè. In mezzo quegli azzurri della prima ora che non vogliono una ex di An ai vertici della nuova Forza Italia e sono pronti a votarla alla vicepresidenza della Camere pur di tenerla fuori dai giochi. In questo clima di veleni, Fabrizio Cicchitto cerca di gettare acqua sul fuoco: “Domani serve lealtà nel voto, mi auguro che la storia dei franchi tiratori sia una forzatura giornalistica”. 

Ma anche il Partito democratico ha le sue grande. Insieme alla votazione per il vicepresidente della Camera ci sarà quella per il segretario d’aula, che spetta al Pd. Ma i democratici dovrebbero ritirare la candidatura – peraltro non ancora formulata – di Francantonio Genovese, indagato la scorsa settimana nell’ambito dell’inchiesta sulla formazione professionale in Sicilia. Genovese, recordman di preferenze alle primarie dei parlamentari e uno dei politici più potenti della Sicilia, è al centro di un’inchiesta per associazione a delinquere, peculato e truffa. Al suo posto il Pd, a quanto si apprende, dovrebbe candidare Giovanni Sanga o Enrico Gasbarra.