Nel giorno in cui la stampa internazionale celebra il premier Antonis Samaras per l’accordo raggiunto con i cinesi del gruppo Cosco, il risvolto delle medaglia si chiama metodo Ert. I cittadini greci infatti sono scossi da un’altra notizia diffusa dai giornali ellenici: si profila la chiusura di ben quattro ospedali di Atene. Si tratta di quattro nosocomi storici per la capitale: il Policlinico nella centralissima Omonia, Sant’Elena, Patission, e Agia Varvara. La decisione stupisce perché è adottata con la medesima logica del gruppo radiotelevisivo Ert: anziché ragionare su un riordino del settore, eliminando gli sprechi ma senza lasciare i cittadini senza diritti, si preferisce la cesoia e la chiusura. Si tratta nello specifico di quattro strutture pubbliche che curano la maggior parte dei cittadini di fascia medio e medio bassa, oltre che indigenti e poveri. Con indotti di ammalati che comprendono almeno la metà degli ateniesi oltre a tutto il bacino dell’Attica che conta come regione la metà dell’intera popolazione greca (5 milioni di abitanti su un totale di 11).

“Si tratta della completa degradazione dei principali pilastri funzionali della società greca” protestano tutte le sigle sindacali. Le quattro strutture messe nella lista nera del Ministero delle Finanze e della Salute infatti avranno dei riverberi precisi e dolorosi sugli utenti, ancor di più di semplici tagli di stipendi o aumenti di tasse. Le valutazioni in queste ore al vaglio delle associazioni di ammalati e delle compagini mediche e paramediche vertono sul fatto che ad esempio l’Ospedale Agia Varvara cura circa un milione di casi all’anno, e al momento dal ministero nessuno sa indicare una spiegazione ragionevole sul perché di una simile decisione che coinvolge ammalati ma anche dipendenti di tutte le fasce. Non solo disoccupazione cronica ma il diritto alla salute pubblica che verrà messo in discussione.

Nella stessa lista figura un altro importante centro ateniese, di vitale importanza per la città e per i suoi sobborghi: il Policlinico di Atene. Che, in virtù della sua posizione strategica, a pochi metri da Piazza Omonia, è utilizzato per una varietà di emergenze di ogni tipo: dai senza tetto che popolano la notte ateniese alle contingenze durante manifestazioni o cortei, passando per quei turisti che in vacanza ad Atene hanno proprio il primo punto di soccorso logistico nel Policlinico. Altro grande problema sanitario sarà quello della chiusura del Patission che già serviva diversi quartieri ateniesi come Patisia, Galatsi, Nea Filadelfia, Kalogreza, Peristeri, Ilion Menidi. Ma il governo va dritto per la propria strada e decide che il buco strutturale delle tasse non pagate e gli errori da nove miliardi di cui il Fondo Monetario Internazionale ha fatto ammenda, saranno risolti semplicemente chiudendo ospedali e televisioni.

Mentre una nuova inchiesta, ad esempio, sta iniziando a fare luce sul perché una delle opere presentate come la privatizzazione che avrebbe salvato Atene, l’aeroporto Ellinikon nella splendida marina di Glyfada, abbia vissuto solo di annunci circa i 150 milioni già versati da un gruppo arabo ai tempi del governo Papandreou nel 2011. Ma senza poi che gru e betoniere avessero avviato alcunché. Intanto il nuovo ministro della salute è Adonis Gheorghadis, coinvolto nello scandalo della lista Lagarde (sua moglie vi è menzionata) e vicino – pare – ai grossi imprenditori che oltre a tv, giornali e squadre di calcio, hanno anche guardacaso interessi nelle cliniche private. I sindacati annunciano mobilitazione in massa.

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