C’è un indicatore affidabile per capire quanto un vertice europeo è preoccupante: più tardi lo convocano, peggio dobbiamo sentirci. L’Ecofin di questa sera comincia alle 18.30, le decisioni dei ministri economici dell’Unione europea arriveranno quindi a notte fonda.
 
A marzo l’Eurogruppo, il coordinamento dei ministri dell’euro, ha aspettato le quattro di notte per approvare il prelievo forzoso dai conti correnti di Cipro nell’ambito del salvataggio delle sue banche, ipertrofiche e devastate dalle speculazioni sulla crisi greca. Il presidente dell’Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem disse subito che si era affermato un nuovo modello, poi si corresse, invitando a considerare Cipro un caso unico.
Ma era buona la prima: in Europa si è affermato il principio che, prima di usare i soldi pubblici (dei singoli Paesi o del fondo Salva Stati Esm), il costo del salvataggio di una banca deve essere sopportato dagli azionisti e dai creditori. Inclusi i depositanti, che sono i creditori più deboli.
 
Mancano soltanto i dettagli, ma l’Ecofin sta andando deciso in questa direzione, come dimostrano le bozze dell’accordo su “flessibilità e assorbimento delle perdite”. E’ il passaggio dal bail out al bail in: prima i costi del salvataggio delle banche si scaricavano all’esterno (sulla fiscalità generale), ora ricadranno in primis su azionisti e creditori. In teoria è giusto e più equo. Così come era giusto ed equo che i creditori privati, cioè in quel caso le banche, si addossassero parte del peso della crisi greca, accettando un taglio al rimborso del debito pubblico di Atene in loro possesso. Ma l’annuncio del Psi (Coinvolgimento del settore privato), a fine 2010, scatenò un’ondata di panico i cui danni stiamo ancora pagando.
 
Il rischio è che rimuovere di fatto la garanzia dello Stato (per quanto fragile) faccia percepire le banche come più rischiose. Chi presta soldi a una banca, magari comprando qualche sofisticato strumento derivato, se sa che sarà il primo a perderli in caso di difficoltà? Come minimo pretenderà un rendimento più alto, rendendo quindi la banca più fragile e trovando quindi ex post argomenti per la propria diffidenza. Non sempre fare chiarezza aiuta. Per un anno la tregua sui mercati si è fondata sul fatto che Mario Draghi non ha mai chiarito i confini dei poteri della Bce e delle Omt (lo scudo anti-spread). E gli investitori hanno scambiato l’assenza di dettagli per un’assenza di limiti. Ora che invece il “modello Cipro” viene codificato, che si fissano le percentuali massime di bail in, che si specifica chi sono i creditori più a rischio, tutto sarà più chiaro. Ma anche più pericoloso. Perché in Paesi come l’Italia, che i nostri partner considerano pieni di ricchezza privata nascosta ai creditori pubblici, potrebbe cominciare la fuga per mettersi al riparo dalle conseguenze di eventuali (e non improbabili) fallimenti bancari.

@stefanofeltri

Il Fatto Quotidiano, 26 Giugno 2013