Alla fine il Pd ha partorito la sua mozione sugli F35: non c’è la richiesta di sospensione del programma, ma quella di “non procedere” ad alcuna fase di acquisizione dei cacciabombardieri senza che il Parlamento si sia espresso nel merito ai sensi della legge 244 del 2012. Dopo una difficile trattativa che aveva portato il Pd sull’orlo della spaccatura, il testo è stato approvato stamane dall’assemblea del gruppo democratico alla Camera quasi all’unanimità: solo quattro contrari e sei astenuti su un totale di 292 deputati.

Non è quello che voleva l’ala ‘pacifista’ del Pd, ma a nessuno sfugge che, tenuto conto della situazione, si tratti comunque di un buon risultato. “Sapendo da dove eravamo partiti e qual è la situazione data, è un risultato importante che tutto il gruppo Pd sia arrivato a questa posizione – commenta l’onorevole Gero Grassi, vicepresidente dei deputati Pd della corrente fioroniana. “Per chi come me è profondamente contrario all’acquisto degli F-35, oggi e domani, e vorrebbe una generale riduzione delle spese militari, rappresenta motivo di grande soddisfazione essere riusciti a portane il Pd a un equilibrio molto più avanzato rispetto al punto di partenza”. 

Un giudizio positivo arriva anche dall’onorevole Giulio Marcon di Sel, primo firmatario della mozione per la cancellazione del programma F-35: “Se rimarrà questa la mozione di maggioranza, sarebbe un piccolo passo avanti perché, grazie alle campagne delle associazioni e alla pressione della nostra opposizione parlamentare, sarebbe la prima volta che il Parlamento decide di sospendere non il programma ma almeno l’acquisto e ragionarci sopra per sei mesi con un’indagine conoscitiva. Noi voteremo comunque la nostra di mozione, ma se il testo della mozione Pd rimarrà così com’è potremmo anche valutare, insieme al M5S, la strada dell’astensione”, consentendo quindi l’approvazione del provvedimento di sospensione e l’avvio dell’indagine conoscitiva.

L’esito finale però potrebbero essere tutt’altro. Il capogruppo Pd Roberto Speranza sta trattando con gli altri partiti di governo, Pdl e Scelta Civica, per arrivare a una larga intesa su un testo condiviso da tutta la maggioranza e non sgradito all’esecutivo: un testo ulteriormente annacquato perderebbe qualsiasi sostegno, anche indiretto, da parte di Sel e M5S. Per l’onorevole Gian Piero Scanu, ‘padre’ e primo firmatario della mozione Pd, questo rischio non esiste: “Non verrà modificata neanche una virgola e io mi auguro vivamente che l’intelligenza politica di Sel e 5 stelle, che ne dispongono in grande quantità, venga fatta valere, sennò è un peccato”.

Il Pdl, dal canto suo, è restio ad accettare qualsiasi forma di stop al programma di acquisizione degli F-35, tanto che Brunetta e Cicu hanno già pronta una mozione alternativa che non sospende nulla e rimette tutto alla valutazione delle commissioni prevista dalla legge 244: una richiesta che potrebbe passare con i voti non solo di Scelta Civica ma anche di una nutrita pattuglia di deputati Pd. Scanu esclude nuove spaccature, dicendo che “tutto il Pd sosterrà la nostra mozione”, ma l’esperienza invita alla cautela. 

“L’eventuale approvazione della mozione Brunetta-Cicu significherebbe la prosecuzione del programma F-35 – commenta Francesco Vignarca, coordinatore della Rete Disarmo – perché il meccanismo della legge 244 non prevede una bocciatura parlamentare definitiva dei programmi di armamento della Difesa, ma solo un veto temporaneo che può facilmente essere aggirato dalla Difesa ripresentando lo stesso programma fino alla sua approvazione da una commissione più compiacente, magari di diversa composizione politica. Per questo noi continuiamo a dire che l’unica soluzione è la cancellazione del programma, come da anni chiede la società civile: non dimentichiamo che è solo grazie a questa mobilitazione dal basso se finalmente oggi si discute di F-35 in Parlamento”.