Mentre lo spread riprende il volo e i mercati tremano, Angela Merkel getta benzina sul fuoco. “Tutti devono fare i propri compiti a casa nell’Unione europea“, ha avvertito la cancelliera tedesca a pochi giorni dal vertice Ue, precisando che “se poi qualcuno ha ancora bisogno di sostengo e solidarietà, su questa base può anche ottenerli. Ma non vale il contrario”.

La Merkel ha spiegato che, “se si cerca sempre solo di trovare la prossima pentola piena di soldi, non si tiene conto di altre possibilità” e che la prima cosa da fare è “riflettere su come si possa diventare, insieme, più competitivi”. La cancelliera ha poi sottolineato la differenza di investimenti tra alcuni Paesi dell’Eurozona nel campo della ricerca. Mentre la Germania impegna circa il 3% del Pil nell’innovazione, la Merkel ha detto di conoscere Paesi in cui la percentuale è inferiore all’1%, sottolineando che “non si può avere una moneta unica e prendere strade tanto diverse in questioni così importanti per il futuro”.

La Germania continua quindi a bacchettare il resto dell’Europa, mentre gli investitori sono sempre più nel panico. In giornata gli interessi pagati dai titoli di Stato decennali sono tornati a lievitare fino al 4,82 per cento. Di conseguenza il differenziale di rendimento rispetto agli omologhi tedeschi, il temuto spread, è tornato sopra 300 punti, soglia che non si vedeva dal 18 aprile scorso, mettendo nuovi bastoni tra le ruote a Enrico Letta, impegnato ad affrontare una delle settimane cruciali del suo governo: mercoledì 26 il Consiglio dei ministri partorirà il piano Giovannini sul lavoro, mentre giovedì è atteso il consiglio europeo dove si capirà quanto e come l’Italia potrà utilizzare i fondi europei sull’occupazione giovanile.

A preoccupare gli investitori è soprattutto l’incertezza politica in Grecia, dove tra oggi e domani il primo ministro Antonis Samaras annuncerà il rimpasto del governo, che ha dovuto anticipare dopo l’uscita del partito Sinistra democratica e le conseguenti dimissioni dei suoi quattro ministri. Ma continuano a pesare anche i dubbi sulle prossime mosse della Federal Reserve, sulla scia delle parole del presidente Ben Bernanke, che ha annunciato mercoledì scorso un possibile stop a fine anno del piano di acquisto di titoli da 85 miliardi di dollari al mese lanciato per fare riprendere l’economia.

Nel pieno della tempesta, quindi, il rendimento dei Btp decennali è schizzato del 21,15%, al 4,82 per cento. Peggio dell’Italia, tra le principali piazze europee, fatto solo la Grecia, dove il tasso è salito del 29,04 per cento. E così il differenziale tra titoli italiani e tedeschi è tornato a 301 punti, in netto rialzo dai 285 della chiusura di venerdì 21. Dall’annuncio della Banca centrale americana, il rendimento dei Btp a dieci anni è salito di oltre 34 punti base. Vendite anche sul mercato azionario, con Piazza Affari che ha perso quasi l’1 per cento. Non fanno eccezione le altre Borse europee, che hanno chiuso tutte in negativo.

Ma i timori non provengono soltanto da Grecia e Stati Uniti. La Cina, vero motore di crescita dell’economia globale, mostra infatti i primi segnali di stanchezza. Da un lato l’indice manifatturiero in contrazione, dall’altro i dubbi sulla liquidità. Nei giorni scorsi si era infatti sparsa la voce che la Banca central cinese fosse andata in default temporaneo, scatenando il panico nei mercati. L’istituto ha rassicurato chiarendo di avere “ragionevole” liquidità presente nel sistema finanziario. Ma ha lasciato intendere il mantenimento della stretta sul credito. E la Borsa di Shanghai ha reagito perdendo il 5,3%, segnando il peggior ribasso da agosto 2009.

Maria Cannata, direttore generale del debito pubblico italiano, ha tentato di rassicurare i mercati. “I rendimenti italiani sono tornati ai livelli di metà/fine marzo: abbiamo perso terreno rispetto ai risultati per certi versi sorprendenti di alcune aste passate”, ha detto. “In ogni caso, nel mercato, ci sono ancora fattori di rischio, ma non vuol dire che ci siano rischi ingestibili“. E ha aggiunto: “Anche in situazioni molto più complicate dell’attuale, le aste italiane non sono mai andate deserte, anzi, abbiamo avuto un buon ritorno quantitativo di investitori stranieri che ci ha consentito di riprendere il segmento extralungo e fare emissioni superiori ai 15 anni”.