Crisi di governo, borsa di Atene che perde in un’ora più del 5%, terza privatizzazione ultimata con la rete del gas acquisita dagli azerbaijani di Socar. La giornata greca è foriera di numerosi sviluppi che stanno terremotando i mercati e i creditori internazionali. La vicenda della chiusura di Ert, la rete radiotelevisiva di stato, unico caso in Europa di spegnimento per decreto governativo, ha scosso l’equilibrio del governo di larghe intese. Uno dei tre alleati, il democratico Fotis Kouvellis, leader del Dimar ha ritirato i suoi ministri e l’appoggio al premier conservatore Antonis Samaras.

Troppo forte lo scoglio da superare sul destino dei 2800 lavoratori della Rai greca, sul cui destino non vi è alcuna certezza: a metà strada tra una nuova agenzia governativa (la Neritean con soli 400 dipendenti) e un buco informativo coperto solo dalle dirette streaming. Nonostante i numerosi report sugli sprechi proprio della tv pubblica, con tanto di elenco di raccomandati eccellenti assunti a stipendi faraonici dal portavoce del governo Simos Kedikoglou così come riporta la stampa ellenica, Kouvellis non recede. E dopo un vertice fiume iniziato ieri sera e proseguito oggi dinanzi all’assemblea generale del suo partito, ha deciso per l’uscita dalla maggioranza.

Per sostituire i due ministri del Dimar al Megaro Maximos si vocifera che il premier Samaras stia allestendo un banchetto invitante per il leader del Pasok, Evangelos Venizelos: sul tavolo per il socialista pronta la nomina a ministro degli esteri e vicepremier. Ma secondo fonti interne ai socialisti, il rimpasto, qualora si giungesse ad un accordo, non potrebbe concretizzarsi prima del congresso del partito del premier, Nea Dimokratia, previsto per domenica prossima. Una settimana, dunque, per far metabolizzare ai mercati una possibile crisi nei fragilissimi equilibri ellenici e per scongiurare il ricorso alle urne che sarebbero una vera e propria roulette russa per via dei sondaggi che danno Samaras e Tsipras testa a testa attorno al 25% del gradimento; i neonazisti di Alba dorata stabili al terzo posto con il 12%. E dietro tutti gli altri, con Pasok e Dimar protagonisti di performances tutt’altro che incoraggianti, anzi, con i socialisti dati al minimo storico del 6%.

Forte la tensione a livello internazionale, con i creditori ellenici in fermento, con le pressioni segnalate da Bruxelles e da Berlino sui “reduci” del governo di Atene, Samaras e Venizelos, per portare la legislatura (e il memorandum della troika) a termine. Male la Borsa di Atene che in pochi minuti ha reagito bruscamente alla notizia perdendo il 5,5%. Unica nota positiva, la terza privatizzazione attuata dall’ente statale Taiped e andata in porto con gli azerbaijani della Socar che hanno ha acquisito il 66% della rete nazionale del gas Desfa.

Secondo il leader della Socar, Rovnagk Abdullayev, la decisione di acquisire Desfa è armonizzata con l’alto livello delle relazioni che intercorrono tra la Grecia e l’Azerbaigian, nonché tra Socar e altre importanti compagini energetiche greche esistenti. “La Socar – recita una nota ufficiale diffusa a margine dell’accordo – che ha una vasta esperienza con i sistemi di gasdotti nella regione del Caspio, nutre un grande interesse per lavorare in Grecia, in quanto è il primo nostro tassello all’interno dei paesi dell’Unione europea”, ha detto Abdullayev.

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