Con Giuliano Ibrahim Delnevo, il 23enne studente genevose morto in Siria per combattere con Assad e indagato per terrorismo, la procura distrettuale di Genova ha iscritto altre cinque persone. Tra le quali alcuni maghrebini e un altro italiano che, viene specificato, “non è genovese”. Per tutti, ma a diverso titolo, è stato ipotizzato il reato di addestramento con finalità di terrorismo internazionale. Il fascicolo è stato aperto a Genova, pur non conoscendo il luogo dove il reato si è consumato, perché è nel capoluogo ligure che aveva la residenza Delnevo.

Sarebbero ”45-50” le persone partite dall’Italia per combattere con i ribelli in Siria. La Comunità del Mondo arabo in Italia interpellata dall’Ansa sostiene che gli ‘italiani’ si troverebbero soprattutto nel Nord della Siria e tra questi ci sarebbe anche una donna. Notizia confermata anche da fonti siriane in Italia.

Delnevo (nella foto da Fb prima di farsi crescere una lunga barba e indossare una tunica, ndr) era particolarmente attivo su Internet, su Facebook e Youtube. Tra le frasi inneggianti alla guerra ne aveva postata una particolarmente forte: ”Così scrive Abdullah Azzam (mentore di Osama bin Laden, ndr): siamo terroristi e il terrore è un obbligo nel credo di Allah”. I video del ragazzo iniziano tutti con il tradizionale ‘bismillah’ (‘nel nome di dio, ndr) e sono per lo più letture delle sure coraniche in arabo, lezioni su testi del teologo Muhammad Zakariya Kandhalawi e qualche invettiva rivolta soprattutto a coloro che offendono e dileggiano la religione dell’Islam e che Delnevo chiama ‘criminali’. Tra i video postati su youtube, anche considerazioni politiche sull’Afghanistan e sulla Somalia.

Il radicalismo del giovane emerge anche da uno strano episodio: era entrato qualche mese fa in una gelateria di Via San Bernardo nel centro storico di Genova a pochi passi da dove abita sua madre  e aveva chiesto alla titolare di non vendere i gelati alcolici. “Era venuto da noi per chiederci di togliere dalla vetrina alcuni gelati al vino e ai liquori che produciamo. Ci diceva che l’alcol fa male e che non si doveva vendere. Ora è un po’ che non lo vediamo in giro – racconta una commerciante -. Ultimamente aveva la barba molto lunga e girava con la tunica. Era sempre solo ma anche molto educato e tranquillo”.

Giuliano Ibrahim potrebbe essersi convertito e esser stato reclutato in Marocco dove andava spesso. Non si esclude che il ragazzo possa essere stato contattato attraverso il network jihadista Sharia4, una rete internazionale che forma alla ‘street dawa’, la predicazione di strada anche attraverso internet il cui ideatore, un marocchino di 21 anni, è stato arrestato a Brescia dalla Digos qualche tempo fa e per il quale sono stati ipotizzati i reati di addestramento con finalità di terrorismo internazionale e di incitamento alla discriminazione e alla violenza per motivi razziali, etnici e religiosi.