La fuga da film progettata dal figlioccio del clan Senese: “Evasione in elicottero”
Due settimane fa i carabinieri del Nucleo Investigativo di Roma, su disposizione della Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale e su proposta della Direzione distrettuale antimafia, gli avevano sequestrato beni per oltre un milione di euro. Si trattava di cinque immobili tra Allerona e Ficulle, diciannove terreni per circa quaranta ettari, un orologio di lusso e diversi rapporti finanziari, che secondo l’accusa sarebbero legati ai traffici di droga. È grazie anche a questa disponibilità di risorse che Leandro Bennato, personaggio di spicco nella realtà dei narcos nella capitale, aveva progettato una fuga in grande stile dal carcere di Rovigo con un elicottero. È detenuto nella struttura e sottoposto al regime di vigilanza del 41 bis, ma nonostante i controlli era riuscito a far entrare nella struttura penitenziaria un cellulare con cui teneva i rapporti con l’esterno, al punto da poter continuare a dirigere le attività illecite.
L’indagine avviata dalla Procura della Repubblica polesana, diretta da Manuela Fasolato, ha ricostruito uno scenario inquietante, un progetto che era stato ideato con un grande dispendio di mezzi e potendo contare su un numero elevato di complici all’esterno. Se fosse andato in porto, il colpo avrebbe avuto un’enorme risonanza, considerando il calibro di Bennato. Inoltre, la pianificazione di fuga avrebbe riguardato, secondo gli investigatori, anche Raul Esteban Calderon, detto “Messi”, al secolo Gustavo Alejandro Musumeci, condannato in primo grado all’ergastolo nel 2025 per l’omicidio di Fabrizio Piscitelli detto Diabolik, il capo degli ultras della Lazio, avvenuto nel 2019 nel Parco dell’Acquedotto a Roma.
A sventare l’evasione, che si sarebbe poi conclusa con una fuga all’estero (inizialmente verso la Croazia), è stata la Polizia penitenziaria di Rovigo. La ricostruzione del progetto è stata possibile dopo il sequestro di alcuni cellulari che erano stati nascosti all’interno del carcere. Era previsto l’uso di un elicottero che sarebbe sceso sul carcere per prelevare dai camminamenti di guardia il boss, che nel frattempo sarebbe uscito dalla cella numero 18 dove era detenuto. Bennato è indicato dalle inchieste in rapporti con il clan di Michele Senese. Nel 2025 è stato condannato in appello a 19 anni e 4 mesi di reclusione per sequestro di persona a scopo di estorsione e detenzione a fine di spaccio di 107 chili di cocaina. Si trattava di un ingente quantitativo di stupefacenti che era stato rubato al gruppo criminale che per rientrane in possesso aveva rapito un componente della banda, così da risalire ai responsabili della sottrazione. Bennato era stato arrestato nell’aprile 2023.
Per realizzare il progetto di fuga era stata stanziata una somma di circa 200mila euro. Tutto era cominciato quando, secondo la ricostruzione della Polizia penitenziaria, erano stati introdotti illegalmente alcuni cellulari nella sezione di sezione di alta sicurezza del carcere. Gli investigatori hanno accertato che dalla propria cella il boss continuava a dirigere i traffici di droga nella capitale, soprattutto nella zona di Tor Bella Monaca. Gli apparecchi telefonici erano stati nascosti ingegnosamente in intercapedini delle pareti e in doppi fondi. L’elicottero sarebbe stato preso a noleggio e avrebbe compiuto due voli, il primo per Bennato, il secondo per Esteban Calderon.
L’indagine ha preso il via dopo che il 5 maggio 2025 un agente penitenziario, passando davanti alla cella di Bennato, aveva sentito che il detenuto stava parlando al telefono. Quando si era sentito scoperto, Bennato aveva reagito in modo minaccioso, ma questo non aveva impedito l’avvio degli accertamenti. Inizialmente la Procura aveva aperto un procedimento penale per il reato di accesso indebito a dispositivi idonei alla comunicazione da parte di soggetti detenuti. L’analisi sui cellulari sequestrati aveva confermato l’esistenza del piano che prevedeva anche “possibili azioni cruente”. La Procura aveva autorizzato che della vicenda fossero informati il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria di Roma, il Provveditorato Regionale dell’Amministrazione Penitenziaria di Padova e il Prefetto di Rovigo, anche per intensificare la vigilanza esterna al carcere e in alcuni luoghi sensibili della città di Rovigo. Così il piano è stato bloccato prima che potesse entrare nella fase operativa. Rimane preoccupante il fatto che il detenuto sia riuscito a violare i controlli, facendo entrare in cella i cellulari.