Entra alla chetichella in un cinema De Seta stracolmo di gente e saluta la folla con un semplice “buongiorno”. La guest star del primo giorno del Pride a Palermo è senza dubbio Laura Boldrini, la prima presidente della Camera dei Deputati a partecipare ad una manifestazione nazionale per i diritti Lgbt (lesbiche, gay, bisex, transgender). “Il Pride più a sud di sempre” l’hanno ribattezzato, e a guardare Palermo sembra anche uno dei più riusciti. I Cantieri Culturali della Zisa, centro polivalente che ospiterà l’evento nel cuore della città , sono tirati a lucido, con gli stand di rigido colore viola, il palco per i numerosi concerti previsti e un’aria che ha spazzato via il decennio di abbandono dell’epoca di Diego Cammarata.

“Avevo detto che avrei portato il Pride Nazionale a Palermo e ho rispettato la promessa, adesso puntiamo più in alto: Palermo capitale della cultura 2019” gongola il sindaco Leoluca Orlando accogliendo il ministro delle Pari Opportunità Josefa Idem. “Noi ci siamo fatti trovare pronti per l’appuntamento, adesso tocca al governo nazionale” ha continuato il primo cittadino. Proprio nei giorni scorsi il consiglio comunale palermitano ha approvato il registro per le unioni civili. Una notizia che ha fatto storcere il naso ad Angelo Figuccia, consigliere comunale del Movimento per l’Autonomia. “Approvare il registro in periodo di Pride è un errore: volere a tutti i costi simulare di essere altro rispetto a quello che siamo è contro natura e Dio non lo vuole. Lo dimostra anche l’arca di Noè” ha dichiarato l’esponente del partito di Raffaele Lombardo.

Parole che hanno suscitato l’ilarità di molti. “Speriamo solo che la prossima volta Noè non salvi quelli come Figuccia” ha scherzato Erasmo Palazzotto, deputato nazionale di Sel. “Spesso è dipinta come una città arretrata, troglodita, ma non è così: Palermo è una delle città più tolleranti d’Europa e il successo delle altre edizioni cittadine del Pride lo dimostra” ha continuato il deputato del partito di Vendola. Dello stesso tenore le parole dalla Boldrini per inaugurare il Pride. “La Sicilia è un’isola che da millenni è crocevia di popoli e culture. Chi arriva qui trova accoglienza e anche inclusione. Questo clima contribuisce a creare contaminazione e quindi accrescimento culturale. Ci mette a confronto e ci arricchisce” ha sottolineato la terza carica dello Stato, per anni portavoce del commissariato Onu per i rifugiati.

“La mia precedente attività mi qualifica, ho passato 25 anni della mia vita a difesa dei diritti degli ultimi e dei senza voce. Noi qui stiamo facendo questo, stiamo parlando di diritti: non vedo carnevalate e pagliacciate, ma persone che si confrontano su uno dei temi più antichi del mondo. Parliamo di diritti negati e violati. Sulla base di che? Sull’orientamento sessuale. Non dimentichiamo che ci sono ancora tantissimi Paesi in cui l’omossessualità è illegale”.

“La vera vergogna è doversi nascondere per paura” ha urlato dalla platea uno degli spettatori. Proprio alla vigilia del Pride un’istituto di ricerca europeo ha diffuso alcuni dati relativi all’omofobia nell’intera Europa: il 47 per cento delle persone Lgbt ha denunciato di aver subito discriminazioni o abusi nell’ultimo anno, una su quattro è stata aggredita fisicamente e solo un persona su cinque ha sporto formalmente denuncia per le violenze subite. Proprio poche settimane fa, un professore italiano è stato espulso dall’Eritrea, dove insegnava, a causa della sua omosessualità. Si chiama Paolo Mannina ed è di Palermo, la città che da oggi è diventata capitale dei diritti .

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