Un albero con le foglie rosse “come il sangue dei compagni turchi caduti lottando per la libertà”. Si è conclusa così, con l’allestimento di una piccola aiuola commemorativa proprio al centro di Piazza Verdi, intitolata Gezi Park, la manifestazione dei collettivi bolognesi scesi in strada, ancora una volta, per reclamare il diritto di occupare gli spazi della zona universitaria. Vag61, Hobo, Cua, Crash: erano in cinquecento i giovani che, dopo aver sfilato per il centro di Bologna, si sono raccolti attorno all’alberello per sventolare la bandiera rossa con stella e mezzaluna, e ricordare le vittime degli scontri in Turchia. Per commemorare coloro che hanno perso la vita nelle numerose proteste che si sono susseguite, senza soluzione di continuità, a Istanbul, Ankara e in più di novanta città, dopo quella prima manifestazione nata per la conservazione degli alberi del parco Gezi, simbolo della laicità e garanzia della Repubblica secolarizzata fondata da Mustafa Kemal Atatürk, primo presidente del paese.

“Oggi vogliamo dedicare la nostra protesta a tutti coloro che combattono per rivendicare i propri diritti”, grida un manifestante al megafono, “per i fratelli di piazza Taksim, per coloro che liberarono piazza Tahrir prima di loro, e per tutti i compagni che si battono per sottrarre la propria città alla militarizzazione e alla polizia”.

I collettivi si sono dati appuntamento alle 18 in una piazza Verdi senza uomini in divisa per rivendicare che “i diritti si conquistano a spinta”. Per rivendicare il possesso di quell’area “liberata dalla polizia” prima il 23 e poi il 27 maggio, quando le forze dell’ordine intervennero per vietare due assemblee di studenti e precari: la prima ‘irregolare’ per via degli amplificatori ‘abusivi’ montati in piazza, la seconda perché i partecipanti avevano un megafono.

Tentativi finiti in tafferugli, spintoni e bottigliate, una trentina di contusi, diversi feriti, una pioggia di denunce caduta sui manifestanti: resistenza aggravata a pubblico ufficiale, lesioni finalizzate alla resistenza, accensioni ed esplosioni pericolose, resistenza a pubblico ufficiale, solo per citare alcuni dei reati contestati. Una situazione di tensione che ha visto la giunta comunale unita nel condannare i collettivi, “persone come i mafiosi” secondo il pidiellino Marco Lisei, che aveva proposto, come soluzione agli scontri, l’intervento dell’esercito. Un clima irrequieto smorzato solo dall’intervento del comitato per l’ordine pubblico, convocato d’urgenza dal prefetto Angelo Tranfaglia, che aveva imposto lo ‘stop’ alle cariche. E oggi, infatti, non c’erano camionette, né carabinieri o polizia. E non ci sono stati scontri.

Il corteo non autorizzato, convocato dopo le serate di tensione della settimana scorsa in zona universitaria, come annunciato dagli organizzatori è stato “determinato e pacifico”. I cinquecento hanno sfilato in via Indipendenza, poi in Strada Maggiore, hanno bloccato il traffico sui viali e infine sono ritornati in piazza Verdi per commemorare “i compagni che combattono vicino a noi”. “E’ un gesto simbolico”, spiega una studentessa, “noi ci riprendiamo la piazza, e nel farlo ricordiamo chi a sua volta deve lottare”.

“Noi non ci arrendiamo al pugno di ferro del Comune”, spiegano i collettivi, “vogliono toglierci la libertà di parola e di espressione, non ci riusciranno”. Non riuscirà il sindaco Virginio Merola “a cacciarci dalla città”, non riuscirà il rettore dell’Università di Bologna Ivano Dionigi “a desertificare via Zamboni e piazza Verdi”. Anche se, almeno oggi, lo sguardo era rivolto oltre le mura cittadine.

“Questo è l’albero della libertà” spiega una studentessa mascherata, indosso una maglietta di una squadra di calcio di Istanbul, scelta perché “in questo momento i suoi tifosi sono in prima linea per rivendicare libertà e dignità”. “Vogliamo creare un ponte“, spiega il Cua, “un collegamento tra fratelli che non si arrendono”. Anzi, “se la polizia dovesse provare a rimuovere la nostra aiuola ne dovranno rispondere. Nei prossimi giorni piantiamoci i fiori più belli. Oggi piazza Verdi cambia faccia: speriamo che possa ospitare reading, assemblee e altre iniziative”.