L’elezione del presidente della Repubblica è “impossibile con le vecchie regole”. Per il premier Enrico Letta, intervenuto al festival dell’Economia a Trento, “la settimana vissuta a metà aprile per l’elezione del Capo dello Stato con le regole della Costituzione vigente è stata drammatica per la nostra democrazia”.

“La fatica della nostra democrazia – ha aggiunto – è emersa lì; tuttavia non credo potremmo più eleggere il presidente della Repubblica in quel modo lì, perché assegnare questa elezione a mille persone non è più possibile. Non credo che spetti a me dire quale dovrà essere il modello per la prossima riforma costituzionale. Dobbiamo però rendere possibile che in Italia se ne tratti e lo faremo”, ha concluso, ricordando che “è cambiata la democrazia rappresentativa”.

‘I 18 mesi che ci siamo dati è il tempo giusto per completare l’iter di riforme” ha aggiunto il presidente del Consiglio che ha spiegato che “la riforma del Titolo V della Costituzione va cambiata (quello che riguarda gli enti i loro compiti e le loro funzioni, ndr). E’ da rivedere. Lì dentro c’è qualcosa che non funziona. Siamo qui e dico che non è più tempo di leggi ordinarie che si diano addosso una con l’altra. Se i Costituenti hanno pensato procedure complesse una ragione c’era. Andremo in quella direzione e il Trentino conosce bene i temi con la sua autonomia. Il presidente Napolitano – ha evidenziato – ha ribadito che serve andare in questa direzione”.

E anche su questa questione Pd e Pdl sembrano convergere almeno nelle parole di due rappresentanti. “Con un sistema dei partiti strutturalmente debole e frammentato solo l’elezione diretta dentro un sistema sperimentato, consente di ripartire con efficacia” dice il senatore Stefano Ceccanti (Pd) che risponde a quanti nel partito sono contrari a una forma presidenziale. “Si dice anzitutto che non è ancora il tempo. Ma L’Ulivo aveva messo l’elezione diretta già nella tesi 1 del 1996”. Si parla quindi, prosegue, “del mantenimento della figura di un Presidente garante, che però è tale solo se la fisarmonica dei suoi poteri si espande in situazioni di crisi per poi rientrare in una fisiologia di sistema. Qui però, a causa della crisi radicale del sistema dei partiti, la fisarmonica è invece sempre aperta. Last but not least, Rosy Bindi sostiene sull’Unità di oggi, rivelando qualche deficit informativo, che nessuno studioso del centrosinistra sostiene questa ipotesi” argomenta e nel sostenere vari costituzionalisti a favore del presidenzialismo, nomina anche Giuliano Amato “il primo precursore a sinistra di questa linea istituzionale. Il panorama degli studiosi è quanto meno articolato, nessuno è infallibile, come ricordava ieri giustamente Anna Finocchiaro a proposito del professor Zagrebelsky, e soprattutto la scelta è eminentemente politica, come hanno ben capito tra gli altri Romano Prodi e Walter Veltroni. Con un sistema dei partiti strutturalmente debole e frammentato solo l’elezione diretta dentro un sistema sperimentato, consente di ripartire con efficacia”.

Nel Popolo della Libertà è Maurizio Gasparri a a benedire una riforma tante volte invocata da Silvio Berlusconi: “Abbiamo chiesto a Napolitano di rimanere al Quirinale, contro il suo orientamento, e dobbiamo quindi concordare con la sua vigilanza l’iter delle riforme. Ritengo positiva la evidente evoluzione gollista delle nostre istituzioni e sono impegnato perché si passi da un presidenzialismo di fatto a un presidenzialismo di diritto, introducendo nella Costituzione l’elezione a suffragio universale del Capo dello Stato” dichiara il vicepresidente del Senato.