Nel settembre del 2012 Beppe Grillo scrisse un post proiettandosi sullo schermo di 1984, sostituendo il suo volto a quello di Emmanuel Goldstein, il nemico del popolo, la suprema minaccia per l’ordine costituito.

“Il rito dell’Odio era cominciato. Come al solito, la faccia di Beppe Grillo, il Nemico del Popolo, era apparsa sullo schermo. S’udì qualche fischio, qua e là, fra i presenti. La donnetta dai capelli color sabbia diede in una sorta di gemito in cui erano mescolati paura e disgusto. Grillo era il rinnegato. Durante il suo secondo minuto, l’Odio arrivò fino al delirio. La gente si levava e si rimetteva a sedere con gran rimestio, e urlava quanto più poteva nello sforzo di coprire il belato di quella voce maledicente che veniva dallo schermo. La donnetta dai capelli color sabbia era diventata rossa come un peperone e apriva e chiudeva la bocca come un pesce tratto fuor d’acqua. Una bruna aveva cominciato a strillare: “Porco! Porco! Porco! ” “Populista! Populista! Populista!” “Fascista! Fascista! Fascista!” “Assassino! Assassino! Assassino!” “Evasore! Evasore! Evasore!” (www.beppegrillo.it , 2 settembre 2012)

I due minuti dell’odio, rito post moderno ma anche tribale di violenza con cui lo stato soggioga i suoi cittadini trasformandoli in fedeli invasati prima ancora che in sudditi.

Trattamento che non serve a sconfiggere il nemico (che è funzionale esso stesso alla conservazione del potere) ma a rafforzare l’ordine interno, il controllo.

La mutazione da Goldstain a Grande Fratello è stata rapida, o forse non è mai avvenuta. I due minuti dell’odio sono da tempo il trattamento che Grillo riserva ai suoi lettori, prima ancora che ai suoi nemici.

I bersagli cambiano, ma gli obiettivi non sono mai loro.

Prima Bersani, Berlusconi, Monti… comprensibilmente, gli avversari dichiarati della campagna elettorale. Poi i suoi stessi eletti, colpevoli prima di andare in televisione, poi di aver votato Grasso, poi di aver ipotizzato un’alleanza con la sinistra per il governo del Paese, poi di non voler restituire la diaria, poi di nuovo per la televisione. Poi la Gabanelli, rea di lesa maestà in seconda serata.

Adesso Rodotà, colpevole più di tutti perché ha tradito chi lo aveva resuscitato dall’oblio. Con l’aggravante di essere un ottuagenario perché, come in tutte le ideologie totalitarie, la debolezza fisica è sempre un disvalore.

Quel post del 2012 si concludeva con il consueto “ci vedremo in parlamento!”.

Adesso in parlamento il Movimento 5 stelle c’è, e abbiamo un grande bisogno che metta a disposizione tutta l’intelligenza dei suoi eletti per contribuire a rendere migliore il nostro Paese.

Per farlo però bisogna liberare l’intelligenza dalla paura, di dire quello che si pensa, di dialogare, di agire.

Grillo: lascia spiccare il volo ai tuoi eletti, ai tuoi simpatizzanti, alle personalità che non ti hanno giudicato un folle, un populista, ma che hanno visto in te qualcosa di buono.

Anche tra chi non ha votato 5 stelle ci sono tanti giovani, tanta gente con energia che vuole contribuire a migliorare questo Paese. Sono mondi che non potrai separare per sempre con il controllo, prima o poi abbatteranno il muro e si parleranno. 

Al tuo “ci vedremo in parlamento”, che adesso suona tremendamente vuoto, c’è da sostituire quello che, sempre nelle profetiche pagine di Orwell, O’Brian dice, sognando, a Winston Smith: “Ci incontreremo là, dove non c’è tenebra.

@lorerocchi