A pochi giorni dal massacro di Woolwich, nel Regno Unito si parla nuovamente di “islamofobia”. E il Paese entra nel panico, dopo il caso di ieri dell’aereo proveniente dal Pakistan e fatto atterrare, fra la massima allerta e l’allarme, all’aeroporto di Stansted, dopo che due passeggeri avevano destato sospetti. Ma è a terra che la preoccupazione, venerdì, si è fatta più evidente. Gli attacchi e gli atti violenti nei confronti della comunità musulmana sono infatti aumentati a dismisura e, in poco più di 48 ore, se ne sono contati almeno 150. Nove moschee sono state oggetto di raid, in una, a Milton Keynes, è stata persino lanciata una bomba incendiaria. Così, allo stesso modo, si sono avuti assalti a singoli musulmani, graffiti anti-Islam, ma, soprattutto, a scaldare i motori sono il British National Party (Bnp) e la English Defence League (Edl), due partiti di estrema destra recentemente caduti in disgrazia per la perdita del supporto e a rischio collasso, ma che dai fatti di Woolwich stanno cercando di ottenere nuova visibilità.

La Edl marcerà la settimana prossima a Newcastle e a Londra – lunedì – per protestare contro l’apertura di scuole islamiche e di moschee. Mentre, a poche ore dall’omicidio del soldato Rigby, un rappresentante del Bnp è entrato nell’occhio del ciclone, per avere scritto su Twitter che gli assassini del militare dovevano essere “avvolti in pelli di maiale” e lasciati in mano a un plotone di esecuzione. Gli attacchi contro le moschee si sono avuti anche a Gillingham, Braintree, Bolton e Cambridge. Secondo il quotidiano The Independent, che ha seguito i singoli episodi, negli ultimi giorni il numero dei reati contro le comunità musulmane è cresciuto a un ritmo superiore di dieci volte alla media. Ma l’allarme è anche sul web, con pagine facebook e blog che incitano apertamente all’odio. La pagina chiamata “True British Patriots” ha chiamato alle armi per fare in modo che le moschee vengano “bruciate e buttate giù”. E a poco è servito l’appello di oltre cento rappresentanti religiosi musulmani che hanno detto che “criminali e loro supporter sentiranno la forza della legge”. Così, allo stesso modo, non è servito a molto che il vice primo ministro, il liberaldemocratico Nick Clegg, si facesse vedere e tenesse un discorso insieme a militari e a leader islamici.

La situazione, a Londra e dintorni, si fa di ora in ora più “calda”, ma anche la provincia più profonda del Regno Unito viene coinvolta dall’odio o, perlomeno, dal risentimento. Intanto, nei quartieri a più alta concentrazione di cittadini musulmani, si rafforza la presenza della polizia. Nella capitale, a Tower Hamlets, a Shadwell, a Stratford – sede del quartiere olimpico – e in generale in tutto l’est della metropoli inglese, le pattuglie girano ininterrottamente e l’attenzione si concentra soprattutto attorno ai luoghi di culto. Dai quali, accusano ora tabloid e giornali di destra britannici, non sono tuttavia mancati discorsi abbastanza ambigui sui fatti di Woolwich. Il Daily Mail riporta casi di appelli di “solidarietà” ai killer del soldato, anche se al momento a fare più notizia sono le vicende che coinvolgono “l’altro fronte”. Oggi apparirà davanti ai giudici un 22enne di Lincoln, arrestato ieri dopo alcune lamentele relative ai suoi post sul suo profilo facebook, giudicati razzisti e “islamofobi”. Il razzismo, nel Regno Unito, viene punito severamente, in ogni sua espressione. Ma è in momenti come questo, dopo che il giovane Lee Rigby si è trovato nel posto sbagliato al momento sbagliato, che la vantata tolleranza dei britannici viene messa in discussione e viene messa alla prova dagli stessi sudditi della regina Elisabetta.