A pochi giorni di distanza dalle nuove voci sul trasferimento del quartiere generale a Detroit, il gruppo Fiat fa un primo passo concreto verso gli Usa: Industrial, la società che controlla Iveco, prepara lo sbarco a Wall Street della nuova società olandese che nascerà dalla fusione con Cnh, la Fi Cbm Holdings Nv. Il prospetto preliminare per la quotazione è stato presentato alla Sec, l’autorità americana di controllo sui mercati e al suo interno c’è anche l’ipotesi di trasferimento della sede fiscale in Gran Bretagna.

“Noi chiediamo che il nuovo governo convochi immediatamente un tavolo per fermare il processo che sta portando le attività e la testa della Fiat fuori dall’Italia”, afferma il segretario generale della Fiom, Maurizio Landini, mentre per il ministro delle Infrastrutture e trasporti, Maurizio Lupi, l’ipotesi di trasferimento della sede fiscale “deve non solo preoccupare, ma deve anche stimolarci a pensare a creare le condizioni perchè le imprese restino in questo Paese”.

La quotazione a Wall Street della società olandese era già prevista nel progetto di fusione, approvato a febbraio dai consigli di amministrazione di Industrial e Cnh e Sergio Marchionne aveva indicato come termine la fine del terzo trimestre 2013. Mancano ancora le date delle assemblee straordinarie, che dovrebbero essere convocate entro giugno.

La novità è l’ipotesi di trasferimento della sede fiscale in Gran Bretagna, che non dovrebbe modificare il tax rate del gruppo in quanto le società nazionali continueranno a pagare dove producono reddito. L’obiettivo è favorire gli azionisti con un regime fiscale analogo a quello dei competitor della società. Nel prospetto si precisa che “non c’è garanzia sulla decisione finale relativa alla sua domiciliazione fiscale” e si spiega che “se Fi Cbm dovesse essere trattata come un soggetto fiscale residente in Italia, pagherebbe le tasse in Italia sul suo reddito mondiale complessivo e sarebbe soggetta ad altri oneri e/o obblighi di reporting, che potrebbero portare costi addizionali”.

Al termine dell’operazione di fusione gli attuali azionisti di minoranza, che oggi detengono il 13% di Cnh – sempre secondo quanto riportato nel prospetto – avranno il 99% di Fi Cbm, la holding degli Agnelli Exor controllerà il 27% e Fiat Spa il 2,6%. In base al meccanismo di diritti di voto doppi, permesso dalla legge olandese, Exor potrà raggiungere una quota massima del 43% dei diritti di voto.