Alle elezioni bulgare il partito di centro destra Gerb “Cittadini per lo Sviluppo Europeo della Bulgaria” si conferma vincitore di un soffio rispetto ai socialisti, con il 32,4% dei voti contro il 27,3 per cento. Anche se vincente sulla carta, per l’ex Premier Bojko Borisov sarà più che difficile formare un governo solido vista la risicata maggioranza, a meno che non riesca a convincere ad entrare in coalizione uno degli altri due partiti che hanno superato lo sbarramento del 4 per cento per entrare in Parlamento, il partito della minoranza turca Dps (10,3%) e il partito nazionalista e xenofobo Ataka (7,3%), ma in questo caso bisognerà scendere a compromessi ed entrambi hanno già manifestato una certa ritrosia a stringere accordi. Ma la vera notizia, al di là della bassissima affluenza alle urne (appena il 51 per cento, record negativo dalla caduta del Muro di Berlino), sono i sospetti di frodi elettorali, con circa 350mila false schede elettorali sequestrate nei locali appartenenti ad un fedelissimo di Gerb durante lo spoglio.

Un sequestro che fa il paio con le testimonianze di compravendita di voti documentate dalla stampa locale da cui emerge che c’era chi si vendeva il voto per 50 lev bulgari, circa 25 euro. “Aspettiamo in brevissimo tempo, entro la settimana i risultati della indagini sui sospetti di brogli e frodi che sarebbero stati commessi durante le elezioni in Bulgaria”, ha detto  lunedì a Bruxelles la portavoce della Commissione europea, ricordando che le elezioni bulgare sono state seguite sul campo da 240 osservatori Osce. Ma intanto, visto che la risicata vittoria alle elezioni non consegna a Borisov una maggioranza sufficiente a formare un governo (97 seggi su 240 totali), c’è già qualcuno che parla di nuove elezioni.

E poi proprio nei confronti dell’Ue a Sofia c’è tanta disaffezione, soprattutto dopo che il tanto sperato miglioramento di stile di vita in seguito all’entrata nell’Unione europea con i cugini della Romania del 2007 non è mai arrivato. Pronti a soffiare su questo malcontento, come ogni partito populista che si rispetti, gli ultra nazionalisti e xenofobi di Ataka, che sperano addirittura di aumentare i propri consensi in caso di nuove elezioni.

E intanto in Bulgaria c’è chi si da fuoco. In sette lo scorso anno si sono dati alle fiamme in un estremo gesto di disperazione per le condizioni di vita insostenibili. La Bulgaria resta infatti il Paese più povero dell’Ue, con una media salariale di circa 300 euro al mese, davvero poco anche di fronte al costo della vita locale, tanto più che con l’impennata del costo dell’energia alcune famiglie si sono trovate a ricevere bollette da 100 euro al mese poi bruciate in massa nelle manifestazioni di piazza che hanno preceduto e provocato le dimissioni di Borisov a febbraio.

@AlessioPisano