A 84 anni lo ‘sceriffo leghista’ di Treviso Giancarlo Gentilini prova a restare ancora in sella: vuole tornare a sedere sulla poltronissima della sua città. Anche nella cittadina veneta i prossimi 26 e 27 maggio si voterà per il rinnovo del consiglio comunale e sembra che il tandem Pdl e Lega abbia ancora qualche cartuccia da sparare. Ma la truppa di centrodestra dovrà vedersela con Giovanni Manildo, candidato della coalizione “Treviso bene comune” che raggruppa le forze di centrosinistra. E’ lui a voler incarnare il volto del cambiamento, imprimendo una sferzata ad una città che negli ultimi anni sembra essersi assopita sotto il peso della crisi e di una gestione chiusa e poco lungimirante. I sondaggi parlano di un testa a testa proprio tra Gentilini e Manildo; per gli altri la strada sembrerebbe invece tutta in salita. Il Movimento 5 Stelle con il candidato Alessandro Gnocchi viene dato al 15%, la lista civica di centro destra di Massimo Zanetti si attesta attorno al 10%, percentuali residuali per gli altri contendenti.

La candidatura di Gentilini non è di quelle che passano inosservate. Un po’ per la sua età, un po’ per la sua storia, un po’ per il fatto che a Treviso è una vera e propria icona. Sono in molti a ritenere che da sindaco (dal ’94 al 2003) e da vicesindaco (dal 2003 ad oggi) abbia fatto un buon lavoro, ridando lustro alla città. Molti altri invece ritengono che avrebbe fatto bene a ritirarsi dalla scena politica o che, ancor meglio, non vi si sarebbe mai dovuto affacciare. Agli occhi del mondo il ventennio dello sceriffo è stato scandito unicamente dalle sue celebri e feroci esternazioni omofobe e xenofobe, che hanno suscitato l’indignazione collettiva e gli sono costate anche una condanna per istigazione all’odio razziale (appena confermata in appello lo scorso mese di aprile). Visto con gli occhi di chi vive la città, Gentilini viene raccontato invece come un uomo incapace di un odio reale, forse un po’ sopra le righe, ma mai crudele. Così le sue parole, per quanto gravi, vengono derubricate a grottesche boutade da osteria. Anche gli osservatori più critici gli riconoscono la capacità di stare tra la gente, di empatizzare con l’uomo della strada, di saper parlare alla pancia delle persone, prendendosi in carico i problemi della gente e gestendoli in prima persona.

La colpa più grave che gli viene accollata è invece quella di non essere stato in grado di offrire a Treviso uno sguardo verso il mondo, di non aver saputo dare un senso ai valori aggiunti del territorio, costruendo un bel gioiello ed averlo tenuto chiuso in una cassaforte, facendo perdere molte occasioni alla città e ai suoi cittadini. “La città di Treviso – spiega lo sceriffo scandendo le parole come in un proclama – è conosciuta in tutto il mondo per l’onesta, la trasparenza e l’amore dei cittadini verso il territorio. E io intendo continuare affinché questa città mantenga questa considerazione in tutto il mondo”. E a chi gli chiede se a 84 anni non fosse il caso di cedere il passo a qualche volto nuovo, lui risponde: “La mia è una candidatura che viene dalla base. Mi hanno voluto i miei supporter. Io mi considero il traghettatore, io nella compagine di Gentilini e nella compagine dei giovani ho inserito tanta gioventù e io li traghetterò verso la città di Treviso, in modo da essere certo che l’eredità sia quella giusta, sia quella di Gentilini”.

In 20 anni passati alla guida della città, Gentilini e la Lega non sono riusciti a far crescere un volto nuovo, una persona in grado di prendere il posto del carismatico e discusso primo cittadino. Fatto che di per sé racconta molto di quella chiusura e di quella resistenza al nuovo che oggi gli viene contestata dai suoi avversari politici: “Le nostre idee e la nostra voglia di rinnovamento sono condivise da molti, veniamo da quattro mandati Gentilini, lui stesso dice che si candida per la quinta volta. E’ un’era. Abbiamo voglia di un’alternanza e di cambiamento e speriamo di essere degli interpreti adeguati di questa voglia di cambiamento”, sono le parole del candidato della coalizione di centro sinistra Giovanni Manildo, a fargli eco è la consigliera comunale uscente (e candidata) Antonella Tocchetto: “Treviso deve passare oltre lo sceriffo, perché noi oggi abbiamo una città che è seduta, una città che non sta più respirando e che non ha più nemmeno la forza di rimboccarsi le maniche. In questa città si è persa la speranza. Questa amministrazione leghista ha eretto muri e non è stata capace di dialogare con il popolo”.

Giancarlo Gentilini sa che la strada per il suo quinto mandato è minata proprio da Manildo, dalla “sinistra bolscevica e trinaricciuta”, ma si mostra comunque fiducioso: “credo che il popolo trevigiano non butterà in pasto alle sinistre questa magnifica città, che è conosciuta in tutto il mondo per essere la più sicura e quella che ha integrato maggiormente i lavoratori extracomunitari”. Per sapere se Treviso abbia voglia o meno di voltare pagina lo si vedrà solo dopo il 27 maggio o, più probabilmente dopo il turno di ballottaggio.