La Procura di Napoli ha chiesto il rinvio a giudizio di Silvio Berlusconi per la vicenda della presunta compravendita dei senatori. La stessa richiesta è stata formulata per l’ex senatore Sergio De Gregorio e l’ex direttore dell’Avanti Valter Lavitola. La richiesta è stata trasmessa all’ufficio gip e l’assegnazione del fascicolo avverrà nei prossimi giorni. L’accusa contestata agli imputati è di corruzione. Una precedente richiesta di rito immediato avanzata dai pm era stata respinta dal gip Marina Cimma che non aveva ravvisato gli elementi necessari per l’adozione di tale procedura. L’indagine è coordinata dal procuratore aggiunto Francesco Greco e dai pm Vincenzo Piscitelli, Henry John Woodcock, Alessandro Milita e Fabrizio Vanorio.

Sulla vicenda interviene Sandro Bondi, coordinatore nazionale del Pdl, convinto che il coinvolgimento di Berlusconi “in una vicenda esclusivamente di carattere politico” non abbia “alcun fondamento”. E, aggiunge, “tutte le responsabilità dell’opera di convincimento politico che abbiamo esercitato, così come del resto fu fatto analogamente da parte di tutte le altre parti politiche, nei confronti di esponenti politici si deve ricondurre alla mia responsabilità di coordinatore di Forza Italia e successivamente del Pdl. Tutto ciò – conclude – emergerà con assoluta evidenza quando sarò chiamato dalla procura di Napoli a deporre su tutta la questione”.

La notizia dell’iscrizione dell’ex premier nel registro degli indagati era trapelata a febbraio, dopo l’interrogatorio dell’ex esponente dell Idv De Gregorio che davanti ai pm aveva detto: “L’accordo si consumò nel 2006… il mio incontro a palazzo Grazioli con Berlusconi servì a sancire che la mia previsione di cassa… era di 3 milioni e che immediatamente partirono le erogazioni. Ho ricevuto 2 milioni in contanti da Lavitola a tranche da 200/300mila euro”, aveva aggiunto De Gregorio, ricostruendo la strategia che aveva portato alla caduta del fragile governo Prodi.

Dopo aver ricordato che i rapporti numerici tra maggioranza e opposizione al Senato erano di 158 a 156, De Gregorio aveva ai pm che “ciò faceva ovviamente immaginare la possibilità di ribaltare gli elementi numerici e ricordo bene che già dopo il voto che mi vide eletto presidente della Commissione Difesa, discussi a palazzo Grazioli con Berlusconi di una strategia di sabotaggio, della quale mi intesto tutta la responsabilità…”.

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