La reazione del Pdl contro la condanna in appello per Silvio Berlusconi al processo Mediaset passa anche attraverso la piazza: sabato 11 maggio si svolgerà a Brescia una manifestazione “in difesa” del Cavaliere, alle 16 in piazza Duomo, con la partecipazione del presidente del Popolo della Libertà, come rende noto un comunicato del Pdl. Un cambio di programma, visto che nei giorni scorsi il comizio era stato derubricato in incontro con la stampa. E mentre ieri gli esponenti berlusconiani hanno fatto di tutto per non collegare il verdetto d’Appello alla tenuta del governo, oggi fanno riflettere in tal senso le parole del premier Enrico Letta. ”Comincia oggi un cammino – ha detto il presidente a Rete Imprese – Una sola cosa non so: quanto sarà lungo”. Frase chiara ma dal movente comunque sibillino, specie in considerazione del timing con cui è stata pronunciata. Per Renato Brunetta, tuttavia, le vere difficoltà di Letta non arrivano dal rapporto e dalle vicissitudini giudiziarie del capo degli alleati, bensì dal fronte interno: “La vera mina vagante per il governo è il Pd” ha sottolineato il capogruppo azzurro alla Camera, secondo cui il Partito democratico è “acefalo, indeciso, tutto assatanato di potere e senza una vera missione”.

Quella di sabato a Brescia, inoltre, potrebbe non essere l’unica manifestazione del Pdl in difesa del Cavaliere. Anche se al momento non ci sono conferme ufficiali, infatti, il Popolo della Libertà starebbe valutando di tenere, lunedì prossimo a Milano in occasione dell’udienza sul processo Ruby, una sit-in davanti al tribunale. Una sorta di bis, quindi, di quanto avvenuto l’11 marzo scorso, quando lo stato maggiore del Pdl insieme con il parlamentari di Camera e Senato manifestò a sostegno dell’ex premier di fronte a Palazzo di Giustizia.

In attesa di notizie certe sul fronte ‘milanese’ della protesta, l’annuncio della manifestazione bresciana arriva dopo che ieri i giudici di secondo grado hanno confermato il verdetto di primo: 4 anni di cui 3 condonati per l’indulto, l’interdizione dai pubblici uffici per 5 anni. ”Ora vedremo le motivazioni della sentenza come abbiamo fatto in primo grado e commenteremo, certo questo processo non è privo di anomalie”. Così, intervistato dal Corriere della Sera, il neopresidente della commissione Giustizia del Senato Francesco Nitto Palma, già ministro della Giustizia, commenta la condanna. 

“Le sentenze di rito ambrosiano sembrano prestampate, con il chiaro intento di condannare un uomo politico che da 20 anni è l’indiscusso leader dei moderati italiani”, aggiunge il senatore del Pdl Giuseppe Marinello, presidente della Commissione Ambiente. Di ”accanimento giudiziario che finisce col distruggere la vita democratica in Italia” parla il capogruppo alla Camera Renato Brunetta. Un’altra iniziativa pro Cavaliere è proposta dal senatore del Pdl Giancarlo Serafini: “Raccogliere dieci milioni di firme contro la sentenza Mediaset, tanti quanti sono i voti che il presidente Berlusconi ha ottenuto nelle ultime elezioni politiche”. 

Così si riaccende l’eterno scontro tra centrodestra e magistratura. L’Associazione nazionale magistrati “ancora una volta deve denunciare le dichiarazioni di numerosi esponenti politici e rappresentanti delle Istituzioni che commentano singole iniziative o decisioni giurisdizionali, delle quali oltretutto non sono note le motivazioni, utilizzando espressioni violente e offensive estranee a ogni legittimo esercizio del diritto di critica”, si legge in una nota firmata dai vertici del sindacato delle toghe. “Tali reazioni”, prosegue la nota, “costituiscono pericolosa delegittimazione del ruolo della giurisdizione nella nostra democrazia”.

 

Il Pdl continua quindi a fare quadrato contro i giudici, dopo che ieri ha incassato la sofferta elezione di Nitto Palma a presidente di commissione, raggiunta senza i voti del Pd: “Tanta attenzione non l’avete mica riservata agli altri presidenti di commissione eletti in base a un accordo di maggioranza”, dice Nitto Palma al Corriere. E cita il caso del senatore Roberto Formigoni, l’ex presidente della Lombardia per cui la Procura di Milano ha chiesto il rinvio a giudizio per una delle due inchieste in cui risulta indagato: “Forse questa domanda, sul perché ci si accanisce contro certe persone e si lascia correre su altre – spiega Nitto Palma – la dovreste girare ai parlamentari del Pd. Per quel che mi riguarda posso dire una cosa: sono certo che il senatore Roberto Formigoni dimostrerà la sua innocenza in ogni sede”.

“Come si permettono – aggiunge – di lanciare certe accuse così generiche? Io sarei un ‘impresentabile’, un ‘divisivo’ secondo questi custodi della moralità? Ma tutti devono sapere che ho fatto il magistrato, che per 25 anni ho avuto una vita blindata e ho rischiato di prendermi una pallottola, di quelle vere, dai Nar, dalle Br o dalla criminalità organizzata. E quando è nata la Procura nazionale antimafia sono stato ammesso tra i 20 passati su 360 richiedenti. Ecco, vorrei solo che ci fosse un po’ di rispetto. Io non ho paura di nulla”. Le critiche però proseguono: il senatore del Pd e candidato a sindaco di Roma Ignazio Marino durante la trasmissione Omnibus su La7 attacca Nitto Palma: “Non credo sia una persona super partes. Metterà la legge sul conflitto di interessi e quella anti-corruzione? La commissione Giustizia è importantissima e il presidente deve essere una figura di garanzia, di grande equilibrio e super partes”.

Sul verdetto Mediaset sono del tutto mancate le riflessioni dei Democratici, uno dei pochi commenti arriva però da uno dei ex saggi: “La conferma in appello di una condanna di primo grado sostanzia quella condanna. D’altra parte, il nostro ordinamento prevede tre gradi di giudizio e quindi quella condanna, finché non diventa definitiva, è nulla” dice il viceministro dell’Interno Filippo Bubbico (Pd), che in un colloquio con La Stampa commenta la condanna in appello per Berlusconi. Bubbico non “nasconde” il problema politico, ma spiega che “non si può tralasciare che sul piano squisitamente giuridico la posizione non è mutata”.