Il catamarano –  a bordo del quale mafia, politica e impresa, quella fatta dai pezzi da 90 – hanno sancito diversi “inciuci” adesso “appartiene” al governatore siciliano Rosario Crocetta. E’ stato appena confiscato al “re del vento” l’imprenditore alcamese Vito Nicastri, 58 anni, ritenuto dagli investigatori della Dia di Trapani essere uno degli imprenditori trapanesi vicino boss mafioso Matteo Messina Denaro. Nell’elenco dei beni confiscati a Nicastri, la cui attività è cresciuta a dismisura a livello internazionale con l’eolico prima e il fotovoltaico adesso, c’è pure questa imbarcazione lunga 14 metri e larga 8 e con una superficie velica di 120 metri quadrati, due potenti motori. Un gioiello della nautica costruito apposta per Nicastri nel 2009 in un cantiere francese.

Quando fu disposto il sequestro i giudici del Tribunale per le misure di prevenzione pensarono di affidarne la gestione alla Regione: allora il presidente era Raffaele Lombardo e gli ostacoli posti dalla burocrazia regionale furono così tanti  che il catamarano rimase dove si trovava fino a ieri, tirato in secco all’interno di un cantiere navale di Trapani. Adesso è tornato in mare. Affidato ad una società velistica marsalese. Si è trovata la soluzione per un suo utilizzo pubblico, il governatore Crocetta lo ha preso in affitto per 5 mila euro al mese e dal prossimo 5 maggio l’imbarcazione rappresenterà la legalità “in mare”.

Il nome  trovato in un primo momento trovato però non è stato dei migliori. Crocetta avrebbe voluto battezzare il catamarano “Sicilia Libera”, ma a molti, Crocetta compreso, è sfuggito il fatto che è lo stesso nome che doveva avere quel partito che la mafia, e Leoluca Bagarella, a metà degli anni ’90, volevano fondare per portare propri uomini in Parlamento. E così stanno adesso cercando un nuovo nome. La barca era intestata alla seconda moglie di Vito Nicastri, Ida Maruca, 40 anni. Una donna che ha fatto carriera grazie al marito: nel 1995 lavorava come operaia in una struttura alberghiera di Catanzaro, l’anno dopo come cameriera a Firenze, nel 2000 quando Nicastri la conobbe la donna lavorava in un distributore di benzina a Castellammare del Golfo, ma già nel 2001 vene assunta in una delle società di Nicastri con uno stipendio da quasi 8 mila euro e dopo il matrimonio la Maruca divenne una supermanager. Cui vennero intestate gran parte delle società con le quali Nicastri impazzava nel settore della green economy. Una donna diventata presto donna di carattere tanto da affrontare e minacciare all’interno di un supermercato di Alcamo la moglie del dirigente della Dia che conduceva le immagini sul conto del marito.