Emergenza incendi, città roventi e cozze che muoiono per l’acqua troppo calda: gli effetti dell’estate torrida. E cosa dobbiamo aspettarci
La terza ondata di calore – che rischia di durare almeno fino al 22 luglio – è alle porte. Ma intanto l’Italia si trova a dover fare i conti con gli effetti di questa estate torrida, definita dagli esperti come nuova normalità: incendi tra Piemonte e Sardegna, città roventi e cozze e vongole che muoiono per l’acqua troppo calda. Ma andiamo con ordine.
Allo scenario meteorologico bollente di queste ore e dei prossimi giorni, che coinvolge e coinvolgerà buona parte dell’Europa, si aggiunge la grave situazione dei roghi. In Piemonte – il dato è di ieri sera, sabato 11 luglio – sono 700mila gli alberi finora perduti in quella che la Regione definisce “una vera e propria catastrofe ecologica“. Gli incendi stanno compromettendo gravemente la biodiversità locale e serviranno dai due ai cinque anni per il ritorno delle prime specie vegetali e dai 50 ai 70 perché gli ecosistemi di querce, faggi e conifere d’alto fusto colpiti in queste ore riacquistino la struttura originaria. Emergenza anche in Sardegna, dove sono scoppiati almeno sette roghi: ad Olbia le fiamme hanno minacciato l’aeroporto e i voli sono stati dirottati su Cagliari e Alghero fino alle 19, quando lo scalo è stato riaperto.
Città roventi e rischio fenomeni estremi
Le temperature cresceranno fino a raggiungere il picco a metà della prossima settimana quando sono previsti 43 gradi in alcune località della Sardegna e i 40 in Pianura Padana. Per gli esperti del Meteo.it si supereranno 7-8 gradi oltre le medie storiche del periodo. Preoccupa la temperatura del mare, che in alcune zone sulla superficie si aggira sui 28-29 gradi, con un’anomalia di circa 4-5 gradi. Tutto ciò si traduce in un enorme accumulo di energia potenziale, in grado di alimentare fenomeni estremi. Sono infatti attesi in queste ore temporali di forte intensità su Piemonte, Lombardia, Veneto, Province autonome di Trento e Bolzano, Friuli Venezia Giulia, Emilia-Romagna e Marche, con forti raffiche di vento, locali grandinate e frequente attività elettrica. Per la giornata di oggi la Protezione civile ha valutato un’allerta arancione su alcuni settori della Lombardia. Allerta gialla, invece, su gran parte delle regioni del Nord e sulle Marche. Per oggi, domenica 12, è stata diramata un’allerta gialla per rischio temporali sulla Provincia di Trento.
Contemporaneamente però, con l’acqua attualmente disponibile, restano solo dieci giorni per garantire l’irrigazione nel Bacino del fiume Po. L’Osservatorio permanente sugli utilizzi idrici ha confermato lo stato di severità idrica “media in assenza di precipitazioni” e ha adottato una serie di indirizzi. Il caldo estremo mette in ginocchio anche le campagne: le prime conseguenze si registrano nelle risaie italiane, dove il deficit idrico e il caldo anomalo stanno mettendo a rischio la produzione. Se la situazione dovesse protrarsi, spiega Coldiretti, si teme un calo del raccolto fino al 30%, come già accaduto nel 2022. L’emergenza interessa anche i pascoli, dove in alcune aree si prevedono cali della produzione dei foraggi a doppia cifra. Il caldo record pesa anche sugli allevamenti: c’è già un calo della produzione di latte fino al 20%.
Cozze e vongole uccise dall’acqua troppo calda
L’acqua della Laguna a 32 gradi sta uccidendo i molluschi del Delta del Po: nella Sacca di Goro (Ferrara) è scomparso fino al 90% delle vongole, mentre a Scardovari, sul versante rodigino, si registra una moria improvvisa di mille quintali di cozze dop. A certificarlo è Confcooperative agroalimentare e pesca, raccolto dalla Nuova Ferrara: l’aumento della temperatura dell’acqua riduce la concentrazione di ossigeno e favorisce la proliferazione algale, con una fioritura che non si registrava con questa intensità da 10-15 anni e che gli operatori sono costretti a rimuovere per continuare a lavorare. Il caldo estremo aggrava una situazione già compromessa dall’invasione del granchio blu, da cui il comparto delle vongole stava ancora cercando di riprendersi. E i recinti anti-granchio installati nelle lagune, durante le ondate di calore, limitano ulteriormente il ricambio idrico, trasformando la Sacca di Goro in una specie di “gigantesca pentola”. Le stime degli esperti e delle associazioni di categoria parlano di una distruzione del prodotto tra il 70% e il 100%, specialmente a Goro; secondo Confcooperative i cambiamenti climatici causano alla pesca professionale italiana danni diretti per circa 200 milioni di euro l’anno, con la molluschicoltura tra i settori più colpiti.