L’Imu al centro di tutto. Berlusconi fa pesare la sua “quota d’oro”, come la chiamano gli inglesi. Sa che è l’unico che ha a disposizione più risultati, per dirla in gergo sportivo: preme perché le sue promesse elettorali finiscano nell’azione di governo di Enrico Letta perché sa che è l’unico che può andare alle elezioni e rischiare di vincerle. “L’anima grigia” del Cavaliere fa capire l’antifona: “Il nostro senso di responsabilità è stato amplissimo. Ma non è infinito – dichiara Renato Brunetta alla Stampa – Sul programma di governo ci aspettiamo che il presidente Letta rispetti gli impegni che ha preso con noi”. E l’ex ministro spinge sull’acceleratore: “La decisione sull’Imu dev’essere immediata, anche perché a giugno si paga la prima rata. Come è fondante la detassazione delle assunzioni dei giovani; la ridefinizione di Equitalia nel senso della non vessazione di cittadini e imprese; la riforma delle autorizzazioni burocratiche, l’attacco al debito e le riforme del fisco, della giustizia, dell’assetto istituzionale, e della legge elettorale”. Ufficialmente il Cavaliere prende tempo: “Per noi la restituzione dell’Imu 2012 e la soppressione dell’Imu per il 2013 è ‘condicio sine qua non’ – ha spiegato ai gruppi parlamentari – Lo abbiamo detto a Letta che ci ha dato rassicurazioni a riguardo e ora vedremo che succede”. Tuttavia gli resta una paura: “Siamo stati ad un passo dal disastro con la candidatura di Prodi – spiega – Il pericolo Pd-grillini incombe ancora. Sta a noi comportarci in modo adeguato per allontanare la voglia che il Pd potrebbe avere di tornare alla vecchia prospettiva. I grillini non sono idonei a partecipare al governo”.

Letta parlerà dalle 15 a Montecitorio. La seduta sarà sospesa alle 16 per consegnare il testo dell’intervento al Senato e dopo le 18 ci sarà la discussione generale. Dalle 20 circa l’appello nominale e il voto di fiducia che arriverà dopo le 21. Letta consegnerà il suo discorso al Senato, ma il voto per la fiducia al suo governo si svolgerà, nella Camera Alta, solo domani. Alle 11.30 cominceranno le dichiarazioni di voto. Intorno alle 13 la prima chiama. 

Intanto non è ancora ufficiale ma è sempre più probabile il rinvio dell’assemblea del Pd da sabato prossimo a quello successivo, l’11 maggio. Il rinvio è legato alla necessità di tenere il partito compatto mentre il governo muove i primi passi, rinviando la decisione sul ‘garante’ che, dopo le dimissioni di Pier Luigi Bersani, dovrebbe guidare il partito fino al congresso. Nel frattempo ha sciolto la riserva il deputato “critico” Pippo Civati che fa sapere che, alla fine, non parteciperà al voto di fiducia al governo Letta. “Non c’è leggerezza nella mia scelta”, spiega, aggiungendo che “per mille motivi era consigliabile dare un sì critico, come molti altri”. Ma, ha aggiunto, “siamo andati troppo in là”. 

Speranze di apertura anche dalla Lega Nord: “Se Letta nel suo intervento dirà alcune cose che ci stanno a cuore non escludo che alla fine ci sarà un atteggiamento che non è il voto contrario – ha detto il segretario Roberto Maroni – Vuole dire che non voteremo contro dando apertura credito”. “Mi è stato offerto di entrare nel Governo con un ministero – svela il presidente della Lombardia – e ho detto di no perché non siamo in cerca di poltrone. Nelle trattative preliminari c’era questa disponibilità se la Lega avesse deciso di partecipare alla maggioranza”.