Stop all’Imu a giugno, rinuncia dell’aumento dell’Iva, via il Porcellum e le province, basta con il finanziamento pubblico ai partiti. Il primo limite di tempo? Tra un anno e mezzo, quando ci sarà il primo tagliando dell’esecutivo di larghe intese. Il presidente del Consiglio Enrico Letta debutta alla Camera dove chiede la fiducia che sarà votata in serata (al Senato il voto è previsto martedì). Il capo del governo sostenuto da Pd, Pdl e Scelta Civica ha messo in fila i punti principali dell’azione di governo, fissando promesse molto precise anche nel campo delle riforme istituzionali, alle quali – ha auspicato – dovranno partecipare anche le opposizioni. Ma i punti che hanno colpito sono stati in particolare quelli di politica economica. Soprattutto l’abolizione dell’imposta sulla prima casa fa cantare – platealmente – vittoria al Pdl e la circostanza è più che significativa: “E’ stata musica per le nostre orecchie – ha detto il segretario del Pdl e ministro dell’Interno Angelino Alfano – Tanti dei valori per i quali ci siamo battuti non solo sono stati accolti ma hanno trovato piena cittadinanza”. Più esplicito Renato Brunetta, capogruppo del Popolo delle Libertà, che sembra mettere la bandierina: “”E’ un’importante vittoria del Popolo della Libertà e del presidente Berlusconi, che non a caso avevano messo l’abolizione dell’imposta sulla prima casa fra i punti irrinunciabili”. Il Pdl – con Berlusconi in testa – tra ieri e oggi avevano suonato la carica spingendo molto sul tasto degli 8 punti considerati ossatura del programma del centrodestra.

Letta dice in ogni caso che non sarà un uomo per tutte le stagioni. Diciotto mesi, ha spiegato, per capire se c’è possibilità di fare le riforme fatte insieme oppure no. A quel punto trarrà le conseguenze. “Questo è un governo di servizio al Paese, avevo detto che il governo non si doveva fare a tutti i costi e non ho intenzione di sopravvivere e di vivacchiare a tutti i costi”.

“Siamo come Davide davanti a Golia”. 45 applausi, ma non dai 5 Stelle
Nel suo discorso Letta ha ringraziato Giorgio Napolitano e prima di tributare un omaggio a Pierluigi Bersani “che mi ha sostenuto con antica lealtà anche in questa fase”, ha aggiunto di avvertire “la consapevolezza dei miei limiti e il peso della responsabilità”. Le difficoltà sono tante, ha proseguito Letta: “Ho pensato molto al personaggio biblico di Davide nella valle delle nostre paura davanti al Golia di sfide gigantesche” e invita a “spogliarci della spada e dell’armatura che ci appesantirebbero. Ci servono il coraggio di mettere da parte prudenza politica e la fiducia”. Sono stati 45 in tutto gli applausi, alcuni accennati e altri più fragorosi. A distinguersi i deputati del M5S, rimasti immobili a eccezione del passaggio in cui il premier ha ricordato i due carabinieri vittime dell’attentato di ieri davanti a Palazzo Chigi e dell’annuncio del taglio degli stipendi per i ministri parlamentari. Tutti i banchi destinati all’esecutivo erano al gran completo. Letta ha preso posto tra il ministro dell’Interno, Angelino Alfano, e quello degli Esteri, Emma Bonino. Tra le ministre è prevalso il grigio chiaro: uniche eccezioni la Bonino in bolerino avorio e Josefa Idem con un vestito di seta a fiori sbracciato. Quando il presidente del Consiglio ha terminato il suo discorso tutti i deputati degli schieramenti che sostengono il governo, soprattutto Pd e Pdl, si sono alzati in piedi per battere le mani. Immobili al proprio banco i parlamentari del Movimento 5 Stelle, quelli di Sel e parte di quelli della Lega. Subito dopo l’applauso, il primo a congratularsi con Enrico Letta, andando ai banchi del governo a stringergli la mano, è stato Beppe Fioroni.

Debito pubblico “come una macina”, da mercoledì giro in Ue
Quella che viviamo è una delle “stagioni più complesse e dolorose” della storia repubblicana, ha spiegato in avvio di intervento Letta. “Di fronte all’ emergenza – ha aggiunto – il presidente della Repubblica ci ha chiesto volontà di servizio e senso di responsabilità che ci ha concesso l’ultima opportunità degni del ruolo che ci dà la Costituzione”. D’altra parte quella che il capo del governo definisce “la prima verità” è che “la situazione economica dell’Italia è ancora grave: il debito pubblico grava come una macina sulle generazioni presenti e future, il grande sforzo di Monti è stata la premessa della crescita”. Dunque il primo sguardo è rivolto a Bruxelles: “Nelle sedi europee individueremo le strategie per arrivare alla crescita senza compromettere il risanamento della finanza pubblica, l’Ue è in crisi di legittimità proprio quando i cittadini ne hanno bisogno”. Letta ha ribadito la scelta europea ed europeista del suo governo. Tanto è vero che mercoledì e giovedì Letta sarà prima a Bruxelles e poi a Parigi e Berlino, dove incontrerà Hollande e la Merkel.

“La crisi sociale rischia di diventare rabbia e conflitto”
Letta, dunque, non può negare il momento molto difficile che sta vivendo il Paese anche perché non può allontanare dagli occhi quanto è accaduto ieri, a pochi passi sia da Montecitorio sia da Palazzo Chigi, cioè la sede del Parlamento e quella del governo: nel cuore del potere dello Stato. Le difficoltà sociali rischiano “di tramutarsi in rabbia e conflitto come dimostra lo sconcertante fatto avvenuto ieri”. “Senza crescita e coesione – ha chiarito il presidente del Consiglio – l’Italia perde, ma il Paese può farcela. Ma per ripartire dobbiamo essere tutti motori di questa nuova energia. Sarà l’architrave dell’esecutivo essere seri e credibili sul risanamento dei conti pubblici”.

Via l’Imu, no all’aumento dell’Iva e “Equitalia non provochi brividi”
E allora ecco le misure concrete. Bisogna “superare l’attuale sistema sulla tassazione” per la prima casa “intanto da subito con lo stop sui pagamenti di giugno” per permettere al Parlamento di attuare una “riforma complessiva” del sistema di imposte. Più in generale l’obiettivo sarà “la riduzione fiscale senza indebitamento”. A partire dalla rinuncia dell’aumento dell’Iva. Un abbattimento generale, dunque, che deve coinvolgere anche il costo del lavoro: “Vogliamo ridurre le tasse sul lavoro: quello stabile, quello sui giovani e sui neo assunti”, perché quella giovanile “è questione drammatica, bisogna pensare alla rabbia di chi non studia né lavora, a quanti bambini non nascono in Italia per la precarietà delle scelte dei giovani genitori. Non è demografia è una ferita morale, non devono esistere generazioni perdute. E’ un suicidio della nostra economia rinunciare a investire sui giovani”. Quanto alla lotta all’evasione bisogna “coniugare una ferrea lotta all’evasione con un fisco amico dei cittadini senza che la parola Equitalia debba provocare dei brividi quando viene evocata”.

Reddito minimo per le famiglie e incentivi per l’occupazione giovanile
Il governo ritiene il lavoro una priorità assoluta per bloccare l’incubo dell’impoverimento, afferma Letta a Montecitorio. Non basta il solo rifinanziamento della cassa integrazione in deroga. “Si potranno studiare forme di reddito minimo per le famiglie bisognose con figli piccoli e proposte di incentivi con part time misti e con la staffetta per la parallela assunzione di giovani”. Secondo il capo del governo serve il rilancio del “welfare tradizionale europeo, il nostro modello non basta più, deve essere più universalistico e meno corporativo aiutando i più bisognosi, migliorando gli ammortizzatori sociali estendendoli ai precari”. Uno sforzo che deve coinvolgere più direttamente sindacati e imprese: “Deve esserci più fiducia reciproca, imprese e lavoratori devono agire insieme e superare le contrapposizioni come in tanti momenti critici del passato. I sindacati siano protagonisti”. L’esecutivo proporrà loro “di discutere di incentivi fiscali, di sostegno alla aggregazione e alla internazionalizzazione della Pmi, di apertura di credito a chi lo merita, di garanzie al pagamento di crediti della pubblica amministrazione”. Tra i settori su cui bisognerà puntare Letta cita il turismo e lo sport, anche nelle scuole. Qui, peraltro, servirà un piano nazionale di edilizia su tutto il territorio.

Abolizione dei rimborsi elettorali e riduzione degli stipendi dei ministri
Poi la lunga pagina dedicata alla riforma del sistema politico. “Il nuovo impegno della politica – spiega Letta – non diventi il canto del cigno di un sistema imploso a causa delle sue degenerazioni. Serve un nuovo impegno politico, una ricostruzione che deve partire da un esercizio, non simulato, di autocritica”. Quindi punto primo: “il sistema” di finanziamento pubblico dei partici “va rivoluzionato”, partendo dalla abolizione della legge in vigore. Allo stesso tempo è però importante “attuare quella democrazia interna ai partiti” prevista dalla Costituzione. Poi il secondo punto che trascina anche l’unico vero grande applauso dei deputati del Movimento 5 Stelle: la riduzione dello stipendio dei ministri.

“Astensione il primo partito. Larghe intese una scelta che merita rispetto”
Ma Letta avverte: “Nessuno può sentirsi esautorato dall’autorevolezza o assolto dall’accusa di aver contaminato il confronto pubblico con gesti, parole opere e omissioni. Con 11 milioni e mezzo quello dell’astensione è il primo partito o lo capiamo o la politica scompare, mai è mai accaduto prima”. Quelle del presidente del Consiglio sembrano parole dirette chiaramente ai Cinque Stelle: Non abbiamo compreso che la partecipazione e la trasparenza sottese alla rivoluzione della rete potevano essere un oggettivo miglioramento della qualità anzichè sfociare nel mito e nell’illusione della democrazia diretta”. Per contro Letta definisce l’accordo Pd-Pdl-Scelta Civica “una scelta che merita rispetto anche da chi non lo condivide. Perché questo impegno è motivato non da un interesse particolare ma da un principio alto di interesse nazionale”. Ma ancora una volta è un invito a “scongelare” anche i voti dell’opposizione: “Vorrei evidenziare la distinzione tra politica come dialettica e politiche come soluzioni concrete a problemi concreti. Se ci concentriamo sulla politica, le differenze ci immobilizzeranno, se invece ci concentriamo sulle politiche faremo un servizio a paese migliorando la vita dei cittadini”.

“Riforme istituzionali da fare anche con le opposizioni. Porcellum da abolire”
Un concetto ribadito anche per le riforme istituzionali, dove gli “occhiolini” del governo ai Cinque Stelle sembrano essersi moltiplicati: “La via è stretta, ma possibile per una riforma anche radicale del sistema” politico-istituzionale attraverso una riscrittura della Costituzione e “sarebbe bene che il Parlamento adottasse le sue decisione sulla base delle proposte formulate dalla Convenzione”. E dunque ecco la necessità di un coinvolgimento di tutti i partiti, anche quelli che oggi sono all’opposizione. “Mi appello al senso di responsabilità dei partiti e dei movimenti perché ritengo centrale il ruolo del Parlamento con una continua interlocuzione con le forze politiche che non sostengono il governo e la creazione di luoghi permanenti di co-decisione ai quali parteciperò. L’appello alla responsabilità per trovare un terreno di convergenza è pressante nel compito di riforma delle Istituzione e per la scrittura delle regole auspico che il fronte si si allarghi perché devono partecipare al processo costituente anche le forze che non sostengono il governo”.

Tra le misure necessarie, secondo Letta, il superamento del bicameralismo paritario. Il tagliando, come detto, tra 18 mesi, sufficienti per le 4 letture necessarie per l’avvio di una riforma istituzionale. Infine la legge elettorale. Letta si impegna che il Porcellum è stato utilizzato per l’ultima volta nel febbraio scorso. Ma si lascia andare a una riflessione che definisce “personale”: “Migliore della legge attuale sarebbe almeno il ripristino della legge elettorale precedente”. L’ultimo occhiolino ai Cinque Stelle. “Sono rimasto colpito e dispiaciuto – dice nella replica a Montecitorio – del fatto che i partiti non della maggioranza non abbiano ripreso alcun riferimento alla ‘Costituente’: la rilancerò perché sono sempre più convinto di quello ‘scongelatevi’ perché le riforme dobbiamo farle insieme”.