Tra gli hashtag #FreeGaza o #OpIsrael e le azioni contro il rigassificatore di Livorno, qualcuno ricorre al nome di Anonymous (e dei fantomatici “hacker del Pd”) per lanciare la “Movimento 5 Stelle leak”, una fuga di notizie che riguarda i parlamentari eletti nelle liste di Beppe Grillo. Scopo? Chiedere trasparenza sui redditi e il giro d’affari dei vertici del Movimento. E c’è già il primo caduto, anzi, caduta: la deputata emiliano romagnola Giulia Sarti, le cui mail sarebbero state compresse in un file e messe a disposizione di chiunque. Anche se la stessa Sarti su Facebook smentisce categoricamente la violazione nei suoi confronti: “È una BUFALA. Come ogni persona può verificare, i file caricati su Internet dai presunti hacker sono vuoti, non contengono nulla!”.

Di fatto, tuttavia, nonostante i tasselli di questo fatto rispecchino quelli del collettivo di attivisti digitali che da anni è diventato l’incubo di potenti e presunti oppressori, l’operazione presenta tratti di stranezze che fanno pensare a una bufala o a una specie di scippo del nome. Vediamo perché. In rete appare un comunicato che annuncia la M5S leak (http://pastebin.com/KVuGEvz4) e in cui si legge che “attraverso questa azione vogliamo porre l’attenzione sul marcio che c’è al vertice del movimento 5 stelle. Speriamo così di portare i membri del movimento e i cittadini a riflettere sul ruolo di Beppe Grillo e Giuseppe Casaleggio”.

Peccato che il sodale del comico più militante d’Italia si chiami Gianroberto, dettaglio di dominio pubblico che non può essere ignorato dal “vero” Anonymous. Inoltre a rendere ancora più improbabile l’autenticità dell’azione è la doppia firma: oltre a quella del collettivo, c’è anche la novità degli “hacker del Pd”. Comunque sia, a far scattare la “ritorsione”, secondo ancora il comunicato, è stata l’ennesima espulsione.

“Nel momento in cui qualcuno decide di non stare in riga”, si legge, “fanno ben presto a liquidarlo. Questo è accaduto in passato tramite la rimozione di commenti non graditi o l’espulsione di membri non disposti a recitare a memoria la pappardella preparata da Grillo-Casaleggio. Sono arrivati adesso addirittura a richiedere l’espulsione di un senatore del Movimento 5 stelle, Marino Mastrangeli, che ha esercitato il suo diritto alla libertà d’espressione in tv”.

Di qui si arriva al nodo vero e proprio dell’operazione: “Per questo siamo entrati nelle caselle di posta dei senatori, senatrici e deputat* del movimento 5 stelle. Pubblicheremo una casella di posta alla settimana fino a che le nostre richieste non saranno soddisfatte”. Richieste che comprendono la pubblicazione dei “redditi e patrimoni di ‘Giuseppe Grillo’ e ‘Gianroberto Casaleggio’” (stavolta il nome è giusto) e il “dettaglio dei ricavi derivanti dal sito ‘www.beppegrillo.it’ e correlati”.

Arriva anche la prima “vittima” dell’annunciato stillicidio di mail sbandierate su web. Si tratta di Giulia Sarti, 26 anni, che è stata capolista alla Camera per l’Emilia Romagna in campagna elettorale e che è una delle più giovani deputate dell’attuale legislatura. In libero (ma lentissimo, sarà anche per la dimensione) scaricamento c’è un file compresso di 1,2 giga messo su due server differenti, Bayfiles e SkyDrive, e in esso ci sarebbe lo storico delle comunicazioni di posta elettronica della parlamentare.

 

Infine chiude tutto un video di “rivendicazione, dove gli autori elencano gli indirizzi elettronici di cui conoscerebbero i contenuti. Compaiono gli eletti in Emilia-Romagna Paolo Bernini, Elisa Bulgarelli, Matteo dall’Osso, Michele Dell’Orco, Adele Gambaro, Maria Mussini. Un video comunque diverso da quelli con cui Anonymous firma i suoi atti. Abbandonati i toni plumbei da romanzo cyberpunk usati in passato (a iniziare dall’operazione contro Scientology ed esteso a molte delle successive), qui non c’è alcuna voce sintetica a declinare quanto già scritto nel comunicato. C’è solo un pezzo della frase che chiude i filmati e i testi di Anonymous, “siamo legione. Aspettaci”. Manca tuttavia l’altro, di pezzo, “noi non perdoniamo. Noi non dimentichiamo”. E alla fine, di nuovo, la bizzarra doppia firma che comprende anche il “Partito Democratico” con tanto di logo.