Nessuna “mia responsabilità” sulla mancata elezione di Romano Prodi, colpa se mai di chi lo ha candidato “in modo francamente assurdo”. Così Massimo D’Alema, in un’intervista che sarà trasmessa stasera a Piazzapulita su La7, respinge le accuse piovutegli dopo il collasso del Pd sul fronte dell’elezione del presidente della Repubblica. ”Nessuna mia regia sull’affossamento”, dice l’esponente del Pd, è “una vergogna, una vergogna autentica, chi dice questo è un calunniatore, io lo denuncerò”. Dichiarazioni che riaccendono lo scontro nel Partito democratico uscito a pezzi dal voto per il nuovo presidente della Repubblica. A D’Alema risponde per esempio il parlamentare Sandro Gozi, che parla di uno “sconcertante” processo al segretario Bersani. E torna il tema dei “traditori“, che la bersaniana Alessandra Moretti attribuisce ai 101 franchi tiratori che hanno impallinato Prodi, mentre Laura Puppato li taccia di aver “giocato sporco” per “motivi non confessabili”. Intanto Rosy Bindi, presidente dimissionario dell’assemblea nazionale del partito, accenna alle mosse future: “Certo che faremo un governo”, ha affermato dopo il discorso di insediamento del presidente Napolitano. Ma alla domanda “con chi”, rivolatel dai cronisti presenti, si è limitata a rispondere: “Vedremo, domani vedremo…”, in riferimento alla Direzione del Pd in programma appunto domani. 

“Non ho potuto impedire che quindici persone mi votassero”, spiega ancora D’Alema al microfono di Piazzapulita. “Dietro la sconfitta di Prodi c’è la regia di chi lo ha candidato in un modo francamente assurdo, perché non si può tirare fuori in questo modo la candidatura di Prodi senza una preparazione, senza un’alleanza. Si cercano capri espiatori, per errori politici che sono stati compiuti, in persone che non c’entrano nulla. Io, come vede, vado a spasso con il cane, non organizzo complotti, non faccio parte di nessun organismo”, aggiunge l’ex segretario dei Ds, che attualmente non è parlamentare e non ricopre incarichi di rilievo nel Pd.

Sul caos che ha travolto il partito dopo la mancata elezione di Prodi, nell’intervista a Piazza pulita Massimo D’Alema afferma di non credere a una scissione, ma poi precisa: “Non ne ho idea, guardi, io non faccio parte né dei parlamentari del Pd né degli organismi dirigenti del Pd, non vedo perché lei si rivolga a me”.

GOZI CONTRO D’ALEMA: “SCONCERTATO DA PROCESSO A BERSANI”. Va all’attacco di D’Alema il parlamentare Sandro Gozi: ”Assisto sconcertato al processo politico organizzato all’interno del mio stesso partito al segretario Bersani a cui si è appena aggiunto anche il presidente D’Alema a proposito del ‘modo assurdo’ con cui sarebbe stata proposta la candidatura di Romano Prodi. Posso non averne condiviso la linea in alcuni momenti”, continua Gozi, “e l’ho detto con lealtà, pubblicamente e davanti a lui. Ma al segretario Bersani va tutta la mia solidarietà personale ed umana, poiché ha saputo assumere sulle sue spalle la responsabilità di un fallimento, cosa rarissima in Italia”. Anche se il vero fallimento, secondo il parlamentare “è soprattutto di quei 101 parlamentari che nel segreto dell’urna hanno fucilato non solo Romano Prodi ma Pierluigi Bersani e tutto il progetto politico del partito”. 

FRANCESCHINI CONTRO CIVATI: “CHI E’ IN MINORANZA NON ESCA DAL PARTITO”. ”Non capisco perché un confronto vero, anche duro, di fronte ad un bivio – o un governo vero che risponda alle emergenze sociali o elezioni – preveda che chi uscirà in minoranza dalla direzione, debba uscire dal partito. A Napolitano dobbiamo dire o un sì o un no, non esistono vie di mezzo incomprensibili in un politichese che la gente non capisce”. Così Dario Franceschini, al Tg3, in vista della direzione di domani. “Io spero che non ci sarà la scissione – sostiene l’ex capogruppo – farò di tutto perchè il Pd non vada in fumo. L’ex segretario va all’attacco del deputato Giuseppe Civati, che sul suo blog ha criticato aspramente il siluramento di Prodi alle votazioni per il Quirinale, parlando di “traditori”. ”Se Civati sa chi ha tradito lo dica, io non addito nessuno”, ha replicato. “Il voto segreto è il vantaggio delle ipocrisie e chi ha votato contro Prodi ha avuto un comportamento inqualificabile. Bisogna fare chiarezza nel partito ma io non accuso nessuno, non ho l’autorità né io né Civati”.

OCCHETTO: “COMPLOTTO DI D’ALEMA, FIORONI E LETTA”. ”Io ritengo che quello che e’ accaduto è estremamente grave e va molto al di là del futuro immediato del Pd: è un vero e proprio complotto”. Lo ha detto Achille Occhetto, il segretario che mandò in soffitta il Pci dando vita al Pds, intervistato da Radio città futura sul sabotaggio della candidatura di Romano Prodi a presidente della Repubblica. “E’ chiaro – ha proseguito  – che non si è trattato di cento persone che sono andate lì alla spicciolata, è qualche cosa che è stato organizzato per creare il massimo di disordine e ricostruire un ordine sull’accordo con il centrodestra”. Da chi è stato voluto? “Naturalmente non ci sono le firme – ha risposto Occhetto – però è del tutto evidente che i capibastone hanno organizzato tutto questo e lo hanno fatto per creare, questa è la logica, le condizioni per arrivare a Napolitano e mettere il Paese di fronte all’ineluttabile accordo con la destra. I capibastone sono noti – ha concluso Occhetto – non c’è bisogno che io faccia i nomi. Sicuramente D’Alema, Fioroni, Letta e altri. Possono essere tanti. La logica politica di un osservatore è che non sono sicuramente dei cani sciolti”.

FIORONI: “PD A FETTE COME UN KEBAB”. “Il Pd è come un kebab, e ora siam oarrivati all’affettamento finale, ne è rimasta solo una piccola parte. Un pezzetto lo ha mangiato Grillo, un pezzetto Casaleggio e quello che rimaneva, le briciole, le ha prese Vendola”. A dirlo è Giuseppe Fioroni, deputato del Partito Democratico, al programma di Radio2 “Un Giorno da Pecora”.

PUPPATO: “CONGRESSO SUBITO”. Per Laura Puppato, una delle candidate alle primarie del centrosinistra vinte da Bersani, “la carica dei 101 è stata una carica di dinamite per il Pd, per il mondo che rappresentiamo. Hanno giocato sporco e secondo logiche non dichiarate e non dichiarabili”. La senatrice trevigiana avverte: “Occorre un congresso e presto, perché non possiamo stare senza una guida. E mi auguro che possa essere una donna. Sarebbe ora anche per il Pd: la Merkel e la Thatcher nel bene e nel male hanno fatto spesso scelte difficili, ma mai per la convenienza, non hanno mai inseguito obiettivi di convenienza: la chiarezza è il segno forte alle donne”.

ALESSANDRA MORETTI: “CI SONO STATI 101 TRADITORI”. “Hanno tradito in tanti, in 101, ritengo che siano comportamenti frutti di vecchi rancori che si sono consumati miseramente così”, afferma a Radio 24 Alessandra Moretti, deputata e già portavoce del segretario Bersani. Moretti smentisce di aver attribuito l’etichetta anche al leader di Sel Nichi Vendola, perché “i veri traditori lavorano nell’ombra”. Nella votazioni per il Quirinale, “su Marini mi sono astenuta ritenendo che quel metodo avrebbe spaccato il gruppo parlamentare e una rottura nella coalizione come è avvenuto. Il nome di Prodi era condiviso all’unanimità e io mi sono attenuta”.

LEOLUCA ORLANDO: “CONTATTI CON RENZI E MARINO”. “Il mio progetto è costruire il vero Partito democratico”. Lo ha detto il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, parlando delle polemiche interne al partito del dimissionario Pierluigi Bersani. A chi gli chiede se proseguoni i contatti con Matteo Renzi, Orlando replica: “I contatti proseguono con tutti… anche con Ignazio Marino, che ho spinto a candidarsi a sindaco quando non ci pensava nessuno”. Orlando ha ribadito che “i partiti sono ormai superati, come i congressi. Le Primarie non possono più servire per scgeliere un segretario, ma l’assemblea costituente di una coalizione”.

LA SEGRETARIA DEL PD VENETO: “PARTITO VERGOGNOSO, CHIEDO SCUSA AI CITTADINI”.  “Nei giorni scorsi il Pd ha mancato al suo compito, non si è assunto la responsabilità di questo Paese, ha lasciato che i propri conflitti interni e le proprie divisioni prevalessero su ogni altra cosa e ha usato le urne per l’elezione del presidente della Repubblica per un regolamento interno”, commenta la senatrice Rosanna Filippin, segretario del Pd Veneto. “Si è trattato di un atteggiamento vergognoso, e come segretario del Pd Veneto chiedo scusa ai cittadini. Il nostro congresso era già previsto per l’autunno, mi pare evidente che avremo bisogno di anticiparlo. Ma prima c’è altro da fare: il Partito Democratico – continua la Senatrice Filippin – deve metteresi umilmente al servizio del Paese, e con umilmente intendo che non è nelle condizioni di pretendere alcunchè”.

ORFINI: “NON VOTO UN GOVERNO PD-PDL”. Per Matteo Orfini,uno dei “giovani turchi” del Pd,  la questione di votare la fiducia a un governo Pd-Pdl è fuori discussione. “Il voto di fiducia è un voto di coscienza, non c’è disciplina di partito… se sono contrario voto contro”.