Hanno vissuto in una sorta di limbo politico ed economico. Poi, verso le 22 di ieri sera, i portoghesi hanno assistito in diretta televisiva al responso tanto atteso: la Corte costituzionale boccia l’austerity. I tredici giudici chiamati a vagliare la legge di bilancio prevista per il 2013, approvata in Parlamento lo scorso anno, hanno dichiarato “illegali” quattro delle nove misure come la riduzione ai congedi per malattia, i tagli agli ammortizzatori per disoccupati e pensionati e all’indennità per le ferie dei dipendenti pubblici: “Violano il principio di uguaglianza”, hanno detto chiaro e tondo in diretta tv, su quasi tutti i canali del Paese.

Un duro colpo per il governo che questo pomeriggio ha convocato una riunione straordinaria del Consiglio dei ministri: la bocciatura rischia infatti di provocare un grosso buco nei conti dello Stato, stimato in 1,3 miliardi di euro.

L’esecutivo di centrodestra del premier Pedro Passos Coelho aveva definito queste misure nell’ambito degli accordi relativi al piano di aiuti accordati dalla troika (Unione Europea, Bce e Fondo monetario internazionale). Ma il presidente della Repubblica Anibal Cavaco Silva lo scorso gennaio aveva deciso di sottoporre il testo alla valutazione della Corte Costituzionale, per verificare se le misure anticrisi fossero legittime.

Dal partito del premier, il Psd, si ricorda che non c’è “spazio di manovra sul memorandum” fissato, che prevedeva tra l’altro per l’anno in corso risparmi per 4 miliardi di euro, grazie anche alle misure bocciate ieri dai giudici supremi.

L’opposizione aveva denunciato anche l’enorme aumento delle imposte all’interno della legge di bilancio già in vigore, ma la Corte non ha considerato questo punto incostituzionale.

Nei giorni scorsi, in attesa del verdetto, il governo aveva affermato di non avere un piano B, piano che adesso è costretto a scovare per non rischiare un rialzo improvviso del deficit. Non sarà facile infatti trovare delle misure alternative, senza le quali a Lisbona sperano solo che la troika accetti un deficit superiore al 5.5 per cento, come stabilito, per il 2013.

La decisione dei giudici supremi arriva tra l’altro dopo due settimane di convulse agitazioni: nei giorni scorsi erano scesi in piazza decine di migliaia di portoghesi contro l’austerity e per chiedere le dimissioni del governo.

Lo scorso 28 marzo un evento inaspettato aveva poi scosso il Paese: l’ex premier socialista José Sócrates, che firmò il memorandum con la troika, dopo due anni di silenzio è tornato alla ribalta con un’intervista dissociandosi dalla situazione del Paese e attaccando il presidente della Repubblica Cavaco Silva, dello stesso partito di Passos Coelho.

In attesa della decisione della Corte, lo scorso mercoledì il Partito socialista aveva presentato in Parlamento una prima mozione di sfiducia, la terza in realtà, mentre l’attuale leader socialista António José Seguro denunciava l’esecutivo di aver impoverito il Paese.

Il giorno dopo il braccio destro dell’attuale premier, il ministro degli Affari parlamentari Miguel Relvas, si dimetteva per “mancanza di condizioni psichiche”. Revlas è stato l’uomo più importante del Psd, incaricato delle negoziazioni più polemiche, come la privatizzazione, ancora incompiuta, della televisione pubblica portoghese o la vendita della compagnia aerea di bandiera. Per molti il motivo delle sue dimissioni va cercato nella recente pubblicazione di un documento che conferma una laurea in Scienze politiche ottenuta nel 2006 in maniera scorretta: su 36 esami Revlas è riuscito a farsene convalidare 32 grazie alla sua esperienza politica.

Le dimissioni del ministro, e adesso la decisione della Corte Costituzionale, aprono a una possibile crisi di governo: la stampa portoghese ha affermato che molti ministri sembrano pronti a mollare il timone, incapaci di vedere una via d’uscita all’impasse. E si parla già di probabile elezione anticipata proprio quando Seguro, subito dopo la notizia si è detto “disposto a sostituire il governo”. Intanto però la bocciatura delle quattro misure ha effetto retroattivo: il governo dovrà trovare il modo di restituire la tassa speciale sulle pensioni pari a 420 milioni di euro e la paga extra ai funzionari pari a 352 milioni.