La Corea del Nord è entrata in “stato di guerra” con la Corea del Sud. Lo riferiscono i media statali e, rende noto un comunicato ufficiale, da adesso il partito, i ministeri e altre istituzioni tratteranno tutte le questioni tra i due Paesi in accordo con il “protocollo di guerra”. Per il momento non si fa alcun cenno a un possibile ordine di attacco e le forze armate nordcoreane sono in attesa di ordini da parte del leader Kim Jong Un. Per i media di stato, la “decisione importante” di Kim è un ultimatum alle forze nemiche. Ieri, all’indomani dell’invio da parte degli Usa di due bombardieri B-2 Stealth in Corea del Sud, Pyongyang aveva lanciato nuove minacce contro gli Stati Uniti. Come aveva riferito l’agenzia di stampa ufficiale Kcna, il leader nordcoreano aveva infatti ordinato l’allerta delle unità missilistiche “così da potere colpire in qualsiasi momento gli Stati Uniti, le loro basi militari nei teatri operativi dell’Oceano Pacifico, incluse quelle nelle isole Hawaii, nell’isola di Guam e nella Corea del Sud”.

Gli Stati Uniti considerano “non costruttivo” il nuovo comunicato della Corea del Nord. “Prendiamo seriamente in considerazione queste minacce e rimaniamo in stretto contatto con i nostri alleati sudcoreani”. Come riferisce la Bbc, lo ha affermato da Washington Caitlin Hayden, portavoce del Consiglio Nazionale per la Sicurezza.

La Russia ha lanciato un appello alla “massima responsabilità e moderazione” alle due Coree e agli Stati Uniti. “Ci aspettiamo dalle due parti la massima responsabilità e moderazione e che nessuno superi il punto di non ritorno”, ha detto Grigori Logvinov, responsabile incaricato per la Corea del ministero degli Esteri russo, citato dall’Interfax.

Intanto alla minaccia di scatenare una guerra, la Corea del Nord ha aggiunto quella di chiudere l’area industriale di Kaesong, un’area a sviluppo congiunto con  la Corea del Sud. Il complesso, di cui è capofila il colosso Hyundai, si trova in territorio nordcoreano e conta 123 aziende sudcoreane con impianti e strutture manifatturiere che danno lavoro a 50mila abitanti della Corea del Nord. Il loro salario finisce per essere versato d fatto per intero nelle casse di Pyongyang: Kaesong è una delle ormai ridotte fonti sicure per la raccolta di valuta estera, dato che i pagamenti sono effettuati in dollari.