Mentre Pierluigi Bersani si avvia alla chiusura delle consultazioni, per il quotidiano del suo partito, l’Unità, i giochi sono solo all’inizio. A dare il via a nuovo sondaggio tra gli azionisti, a pochissimi mesi dall’ultima ricapitalizzazione da 3,3 milioni di euro, è stato martedì il consiglio di amministrazione della società che pubblica il giornale, la Nuova Iniziativa Editoriale

Il 2012, infatti, non si è chiuso molto meglio del 2011. Secondo quanto raccolto dal Fattoquotidiano.it il rosso per l’esercizio che si è appena chiuso è vicino ai 3,5 milioni di euro e si confronta con una perdita di 4,3 milioni del 2011, anno in cui la società ha ricevuto 3,709 milioni di euro di contributi pubblici. Non sono attesi particolari segni di miglioramento, poi, sul fronte del debito che a fine 2011 era di 21,22 milioni di euro, 6,736 dei quali verso le banche e più di 8 nei confronti dei fornitori.

E così gli amministratori sono di nuovo a caccia di liquidità. La somma di cui hanno bisogno, secondo le indiscrezioni, è di almeno 5 milioni di euro. Anche perché i contributi statali sono agli sgoccioli e proprio questa voce, secondo quanto scriveva il collegio sindacale in relazione ai conti del 2011, è fondamentale per l’equilibrio economico e finanziario della società. 

Naturale, quindi, che i dipendenti (la maggior parte giornalisti che al momento sono 61) siano col fiato sospeso. Già lo scorso anno sono stati raggiunti accordi per il prepensionamento di 13 persone, mentre con la redazione era stato concordato un contratto di solidarietà per ottenere una riduzione del 25% del costo del lavoro giornalistico. Le ipotesi sul piatto, ora, sono di ampliare la solidarietà e chiudere le sedi locali di Bologna, Firenze e Milano, un tema ricorrente che torna di attualità.

E intanto le vendite in edicola sono sempre più a picco: secondo quanto dichiarato dall’editore, a gennaio la diffusione media dell’Unità era di 29.397 copie contro le 40.228 dell’anno prima (-27%). Le vendite ufficiali, poi, sempre a gennaio, erano ferme a poco più di 27mila copie. Insomma, a Bersani è appesa anche la sorte del quotidiano. A meno che gli azionisti non siano disponibili a rimettere mano al portafoglio.

Difficile che lo possa fare l’ex presidente della Sardegna, Renato Soru (47,9% dell’editrice) che ha già il suo bel d’affare con Tiscali, nella lista nera della Consob dal 2009, mentre la sua Monteverdi srl è tutta in pegno a Intesa Sanpaolo. Presumibili difficoltà anche per i piccoli soci come Chiara (1,89%) la cui maggioranza è in mano all’ex presidente della Banca Popolare di Milano, Massimo Ponzellini, travolto dai guai giudiziari. Le speranze sono quindi riposte in Maurizio Mian, quello del cane plurimilionario Gunther (31,2%) o nell’imprenditore del web, Matteo Fago (16%).

Anche se la recente ricapitalizzazione è arrivata a fatica e dopo plurime sollecitazioni a fine 2012, 9 mesi mesi dopo la delibera assembleare. Tanto che a metà dicembre dello scorso anno i redattori del quotidiano avevano incrociato le braccia “per denunciare il perdurante stato di incertezza sul futuro del giornale”. ”Alle difficoltà legate alla crisi del settore aggravate dall’improvviso ulteriore taglio al finanziamento pubblico – spiegava il sindacato interno dei giornalisti in un comunicato – si è aggiunto il ritardo nel completamento dell’aumento di capitale e il conseguente rinvio dell’apertura di un confronto con l’azienda sulle strategie di rilancio del giornale”. Da qui lo sciopero deciso dopo “le generiche e insufficienti risposte dell’amministratore delegato sul pagamento delle spettanze dovute a redattori e collaboratori e con l’obiettivo di richiamare l’azienda e tutti i soci alle loro responsabilità”.