C’è uno spettro che si aggira per l’Europa, lo spettro del terrorismo mediatico che si scatena ogniqualvolta qualcuno si azzardi a criticare la moneta unica. Tante voci differenti ma unite dall’omodossia di questo novello dogma si levano nel vaticinare il triste destino di “terrore, miseria e morte” (vi ricorda qualcuno?) che coglierebbe i malcapitati paesi che decidessero di uscire da questa sciagurata unione valutaria.

Tra tante dissonanze che rendono l’arena politica politica di questo paese una sorta di perenne ludum gladiatorium, v’è un argomento sul quale quasi nessuno dissente, ovvero: non vi sarà salvezza o redenzione per il peccatori che oseranno mettere in dubbio il supremo dogma del vecchio continente. Arriveranno gli angeli dell’Apocalisse, e vi saranno “folgori, clamori e tuoni, accompagnati da un grande terremoto, di cui non vi era mai stato l’uguale da quando gli uomini vivono sopra la terra(1). O, più prosaicamente, i nostri risparmi andranno in fumo, occorreranno carriole piene di banconote per andare a fare la spesa e ci vorrà un’intero stipendio per riempire il serbatoio dell’automobile.

Più o meno sono questi gli argomenti con i quali si conduce questa campagna di terrore, da parte di giornalisti e politici, ma anche da parte di economisti accreditati di ineccepibili credenziali accademiche, anche se i risultati dell’unione valutaria, che sono sotto gli occhi di tutti, non sono brillantissimi: quasi tutti i paesi ”periferici” sono sull’orlo della bancarotta, e ogni settimana qualcuno si aggiunge a questo triste gruppo.

Quello che non è mai stato adeguatamente raccontato , sono state le conseguenze reali dell’ingresso nell’Unione, che sono ben spiegate da Paul De Grauwe, del quale citiamo soltanto alcuni brevi passi, per motivi di spazio:

  1. «I paesi membri dell’unione monetaria devono indebitarsi in una valuta della quale non hanno il controllo» (da qui il “governo dello spread”)

  2. Le politiche macroeconomiche dell’Eurozona, sono state dettate dai mercati finanziari, che hanno forzato alcuni paesi (la “periferia”) in una situazione alquanto squilibrata: questi paesi hanno accumulato deficit nelle partite correnti mentre i paesi del “nord” hanno accumulato surplus»(2)

Quest’ultimo dato è testimoniato, nientemeno, da un personaggio come Romano Prodi che, dell’unione valutaria è stato uno dei più accaniti fautori, in un un breve filmato reperibile su You Tube, nel quale l’ex premier, risponde alle domande di una studentessa greca che chiede lui chiarimenti circa il destino dell’euro e della sua sventurata nazione: “Credo che che l’euro sopravviverà, perché nessuno ha interesse a buttarlo a mare. Non certo la Grecia, non certo l’italia ma, soprattutto, non certo la Germania. Perché, la Germania è, di gran lunga, il paese più potente e più forte dell’Europa grazie all’Euro. Quando mi sono laureato (nei primi anni ’60) il cambio lira-marco era 156 lire per ogni marco. Quando, con Kohl, abbiamo stretto l’ultimo accordo per l’entrata dell’Italia nell’Euro il cambio era 990 lire per ogni marco. Quindi abbiamo svalutato del 600%. E la Germania non ha mai potuto accumulare un surplus. Oggi, solo nell’ultimo anno, ha avuto un surplus di quasi duecento miliardi di Euro».

Pronunciando queste parole il sorriso di Prodi sembra quello di un santo estatico tra gli angeli. Ma…ci viene a questo punto da chiederci….ma Prodi non è stato il Presidente del consiglio italiano? E allora, perché è contento di questo vantaggio comparativo della Germania, che, nel caso non fosse chiaro, si è tradotto in un deficit persistente dei paesi “periferici” dell’eurozona (tra cui il nostro), che ha condotto ai problemi attuali? Misteri della politica (o forse no?)

Ben comprendiamo che l’«uomo della strada» (e tale ci consideriamo), possa essere piuttosto confuso rispetto a questo messaggio, come rispetto a molti altri che sono stati dati, su quello strano animale chiamato Euro.

Questi ed altri interrogativi, saranno discussi in occasione del prossimo “Altrementi Festival”, che si terrà a Rimini il dal 22 al 24 marzo p.v. Un’occasione unica per ascoltare qualche voce “fuori dal coro” del terrorismo mediatico, e per capire cosa de facto ha comportato l’adesione alla moneta unita e quello che potrebbe comportare l’uscita da essa. E non solo.

1) Apocalisse, 16.18
2) Paul De Grauwe, Design Failures in the Eurozone: Can they be fixed?, LSE ‘Europe in Question’ Discussion Paper Series, London School of Economics and Political Sciences, London, 2013