Genera apprensione, paura, sconcerto la nuova bufera dell’area euro. Ma, forse, tra i più preoccupati ci sono proprio loro, i miliardari russi come Roman Abramovich, o i giganti industriali, perfino quelli pubblici, come Gazprom, che a Cipro detengono abbondanti depositi. Il prelievo forzoso, che dovrebbe essere approvato domani dal Parlamento a Nicosia, potrebbe trasformarsi in una cifra record da sborsare per questi russi che hanno fatto dell’isola la destinazione privilegiata dei propri capitali, per sfuggire al fisco del loro Paese. Le valutazioni sono diverse, come diverse sono le stime di quanti soldi made in Russia siano localizzati nei forzieri delle banche cipriote. Ma quel prelievo dovrebbe portare all’esborso di almeno due miliardi di euro, come indicato dalla maggior parte degli economisti. O, forse, addirittura fino a 3,5.

Quest’ultima stima proviene dal sito della rivista di Forbes, che aggiunge: “La novità di un prelievo del 10% sui depositi delle banche di Cipro sta seminando il panico tra gli uomini d’affari russi”. La presenza di capitali sul posto (anche di dubbia provenienza) non è una novità. Come il fatto che circa 50mila persone di lingua russa, originari dell’ex Unione sovietica, vivano nel piccolo Paese del Mediterraneo, concentrati perlopiù a Limassol, la seconda città di Cipro. Ma ancora oggi non è chiaro a quanto ammontino i capitali russi in loco. Un rapporto dei servizi segreti tedeschi, che era stato reso noto in parte dalla stampa in Germania, aveva stimato a fine 2012 la somma totale fra i 15 e i 20 miliardi. Lo stesso documento aveva puntato il dito sulla “corruzione endemica” provocata in loco da questa enorme massa di soldi, in un Paese che, Stato membro della Ue, dovrebbe applicare le norme europee anti-riciclaggio, ma apparentemente è disposto a chiudere un occhio, se non due.

Quanto ad Anatoli Aksakov, deputato russo e presidente dell’Associazione delle banche regionali del suo Paese, i capitali russi a Cipro ammonterebbero a 15,4 miliardi, mentre per l’agenzia Moody’s si tratterebbe addirittura di 23,8 miliardi (19 in arrivo dalle società russe, il resto rappresentato da fondi piazzati dalle banche russe in quelle cipriote). Sta di fatto che per i ricchi russi la nuova misura, necessaria per salvare il salvabile, rappresenterà un vero salasso. “Solo i bolscevichi praticavano cose del genere – ha sottolineato il miliardario Alexandre Lebedev, citato dal giornale Izvestia – Nessun altro Paese sulla soglia di un fallimento ha mai agito in questo modo”.

“La situazione a Cipro mostra che le dichiarazioni sul fatto che l’economia europea è più sviluppata e civilizzata di quella russa sono solo un mito”, si legge ancora nel quotidiano (filogovernativo) dove l’esperto Pavel Medvedev definisce “atto barbarico di tipo sovietico” quanto Cipro si appresta a fare. Oggi è intervenuto lo stesso Vladimir Putin. “Il Presidente – ha sottolineato il suo portavoce, Dmitri Peskov – ha detto che la decisione, se sarà davvero adottata, è ingiusta, non professionale e pericolosa”. “Si tratta di una confisca di fondi stranieri”, ha precisato il premier Dmitri Medvedev. Da sottolineare: dall’altra parte, soprattutto in Germania, salgono le polemiche nei Paesi della zona euro sul fatto che il salvataggio delle banche di Cipro avvantaggerà chi ha i suoi depositi su quei conti. Non ultimi, appunto, miliardari e società anonime russe. Non ultimi, possibili interessi mafiosi.

Intanto, il ministro delle Finanze di Cipro, Michalis Sarris, è atteso mercoledì a Mosca. Dovrà discutere con il Governo russo la possibile ristrutturazione di un prestito già concesso da Mosca a Nicosia, di 2,5 miliardi di euro, nel 2011 con scadenza al 2016. I russi dovrebbero accettare un abbassamento dei tassi d’interesse con un allungamento del prestito al 2022, anche se oggi, sulla scia delle dichiarazioni di Presidente e Primo ministro, Anton Silovanov, ministro delle Finanze, ha fatto capire che la Russia potrebbe ripensarci. L’atteggiamento di Mosca è imbarazzato. Da una parte l’Esecutivo, ufficialmente, mira a strappare ai ciprioti un impegno a una maggiore cooperazione per il controllo sui fondi russi finiti nell’isola per sfuggire al fisco russo, nella speranza di riportare una parte di quei capitali a casa loro. Dall’altra, visti i legami tra i vertici dello Stato e il mondo del business e degli oligarchi, si è visto come forti siano state le condanne di Putin e Medevedev. In ogni caso, a causa della diffidenza dovuta agli ultimi sviluppi e al probabile prelievo forzoso, è possibile che molti capitali russi prendano la via della fuga da Nicosia (se non l’hanno già fatto). E prendano, a questo punto, strade diverse, più sicure, come Singapore. O qualche accogliente isola dei Caraibi.