Si può scrivere: “la gioia contrapposta al rancore”?

Si può scrivere: “una festa contrapposta alla celebrazione della violenza”?

Si può scrivere: “l’intelligenza contrapposta all’arroganza”?

Si può scrivere: “la libertà contrapposta al servilismo e all’asservimento”?

Si possono scrivere tutte queste cose senza essere accusati di peccare di presunzione, ma anzi “leggeri, e con il cuore che guarda verso l’alto”?

Credo proprio di sì, se tutto questo è riferito alla festa delle intelligenze libere che si riuniranno sabato 16 marzo a Firenze, in nome di Libera, per celebrare la Giornata della memoria e dell’impegno e delle vittime della mafia. E soprattutto se è contrapposto a quanto avvenuto dentro il palazzo di giustizia di Milano qualche giorno fa.

C’è modo più alto infatti di celebrare la libertà, se non quello di fare festa alla legalità, ovvero a ciò che ci fa tutti uguali, che ci rende tutti fratelli della stessa patria?

Si può essere liberi fuori dalla legge e dal rispetto reciproco? O si può soltanto diventare vittime asservite alla prepotenza e al potere arbitrario di chi momentaneamente lo detiene?

Servi che mortificano l’intelligenza propria e del genere umano in vista di un utile piccolo e peraltro non certo, sempre dipendente dalla volontà di una persona, il politico o il mafioso di turno.

L’arbitrio contro il diritto

Mi sembra questo lo sfondo dell’orrendo spettacolo messo in scena sotto le facce libere e felici di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Solo chi è libero e onesto con se stesso può infatti essere felice, come diceva lo stesso Borsellino ricordando “la bellezza del fresco profumo di libertà che fa rifiutare il puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza, della contiguità e quindi della complicità.”

Alla celebrazione della bruttezza, del trash intellettuale ed estetico allo stato puro, degli “amici di Maria de Filippi” che nemmeno sanno tutto l’inno nazionale a memoria si può rispondere soltanto con una gioia vera.

Facendo festa tutti insieme sabato con Libera. Non c’è altro modo che quello di unire gli sforzi e le intelligenze, specie in momenti storici difficili ma fecondi come questo. Il brutto e il decrepito muoiono da soli, al buio.

E come diceva la grande Alda Merini “non c’è niente che faccia più impazzire la gente del vederti felice”.

Che i mostri del calcolo, dell’opportunità e del puzzo del compromesso morale si spengano infelici sembra scontato.