La soluzione dei mali finanziari d’Italia? Secondo il centro studi londinese di Mediobanca sarebbe quella di creare una bad bank, ovvero un veicolo societario dove fare confluire le attività “tossiche” delle banche della Pensiola, con una dotazione di capitale da 18 miliardi di euro fornita dal fondo salva Stati Esm. L’obiettivo è depurare gli istituti finanziari dalle perdite derivanti da derivati e altri asset di cattiva qualità a spese del fondo europeo (e della cittadinanza che dovrebbe così sottoporsi a nuove misure imposte dall’Ue), aumentando la copertura dei crediti “dubbi” e allineandola agli standard del vecchio continente. Mediobanca Securities rileva però nello stesso report come “l’incertezza politica attuale” impedisce la realizzazione del progetto, perché “all’Italia manca l’autorità per negoziare con le istituzioni europee” su questo tema.

Piazzetta Cuccia aveva già fissato in una ricerca pubblicata a ottobre il bisogno di capitale per una bad bank finanziata dall’Europa, segnalando che la carenza di capitale del sistema bancario ammontava a 33 miliardi, contro i 18 miliardi annunciati adesso. L’Europa, secondo il rapporto di oggi, non potrebbe negare l’aiuto all’Italia, visto il precedente della Spagna e il nostro contributo di 125 miliardi al fondo Esm. In soldoni si tratta di 21 miliardi a disposizione di uno “sforzo di pulizia” da realizzare con pesanti accantonamenti nel quarto trimestre senza compromettere né il mantenimento di “un adeguato livello di capitale” né il rispetto delle “attese di dividendo per azione”, che verrebbe allineato al minimo previsto dal mercato. L’iniziativa di Mediobanca segue di alcuni mesi una dichiarazione dell’ex ministro dell’Economia Giulio Tremonti che, tra gli altri, aveva avvertito che il prossimo governo dovrà fare entro l’estate una manovra da 14 miliardi.

Mediobanca Securities segnala in dettaglio che, seguendo le indicazioni del report, il tasso di copertura dei crediti “dubbi” del sistema salirebbe al 50 per cento (ovvero 50 euro accantonati ogni 100 euro di crediti dubbi) a fronte di un tasso medio di copertura del 53% in Europa, dove tra l’altro le regole sulle sofferenze sono meno stringenti. Il maggior contributo, secondo il centro studi londinese, sarebbe di Intesa Sanpaolo (7,9 miliardi) e Unicredit (7,6 miliardi), che vedrebbero il loro tasso di copertura crescere al 59 e al 53 per cento. “Riteniamo che il mercato apprezzerebbe la creazione di una bad bank finanziata dall’Esm”, conclude Mediobanca, “in quanto stimolerebbe la disponibilità di credito per far ripartire l’economia dopo la disciplina fiscale di Monti”.