Toccherà a Massimo Varazzani detto millepoltrone raccogliere l’eredità all’Eur di Riccardo Mancini, scivolato sull’inchiesta per le presunte mazzette nell’affaire filobus. Lo ha stabilito l’assemblea della società pubblica (90%Tesoro, 10% Roma Capitale) che ha in mano i progetti per la riqualifica del quartiere romano e per ridare impulso al Secondo Polo Turistico, che include il Centro Congressi di Fuksas, l’Acquario e il nuovo Palazzo della Civiltà del Lavoro.

Un bel colpo per l’ex amministratore delegato della Cassa Depositi e Prestiti e attuale ad di Fintecna, nonché, nel 2011, vicepresidente dell’Enav. Classe 1951, Varazzani è noto alle cronache per la sua passione per le poltrone pubbliche. E non solo per quello. Sul suo numero eccessivo di incarichi pubblici la scorsa primavera si era espressa, tra gli altri, anche la Corte dei Conti nella relazione sulla sua gestione di Fintecna, la società del Tesoro che gestisce le partecipazioni dello Stato e i processi di privatizzazione, ipotizzando che i molteplici e contemporanei incarichi di Varazzani abbiano intralciato il regolare svolgimento dei suoi doveri, al quale parrebbe non aver adempito efficacemente.

Il monito dei giudici sui conflitti d’interesse nella guida contemporanea di Fintecna e Sogei, oltre alla gestione straordinaria del Comune di Roma – qui i radicali lo hanno ribattezzato Mister Buco, notando le anomalie nell’iter della sua nomina, gli emolumenti volati da 100 a 600mila euro nel 2011 e l’incremento delle spese dell’ente che sotto la sua gestione commissariale nello stesso anno erano passate da 200mila euro a 2,5 milioni l’anno – e la holding parmigiana Stt non fece scomporre particolarmente il manager vicino all’ex ministro Giulio Tremonti, che nel frattempo aveva mollato la presa su Stt. Non senza strascichi.

A Parma come a Roma, infatti, gli rinfacciano ancora le “consulenze d’oro”, anche se lui abbassa il totale dai 3 milioni delle accuse a quota 800mila euro. Strali pure sullo stipendio di 100mila euro. “Un compenso modesto”, secondo il manager. Dipende dai punti di vista: il totale delle sue millepoltrone pubbliche, infatti, fino all’anno scorso valeva 750mila euro l’anno