Nonostante l’ottimismo dichiarato dall’amministratore delegato di Unicredit, Federico Ghizzoni, per la banca la strada del recupero dei crediti verso i Ligresti è sempre più in salita. Anzi, potrebbe rivelarsi un bel boomerang. Secondo quanto riportato dall’Agi, il Tribunale fallimentare di Milano, infatti, ha escluso la banca di piazza Cordusio, principale creditore delle holding della famiglia siciliana fallite lo scorso giugno, dall’insinuazione nel fallimento di Sinergia e l’ha dichiarata creditrice chirografario (cioè non assistito da alcun tipo di garanzia) per Imco per poco più di 141 milioni di euro, nell’ambito dei procedimenti sui crac delle due società della galassia di Salvatore Ligresti dichiarate fallite nel giugno scorso. A quanto si apprende in ambienti giudiziari, il no del Tribunale fallimentare potrebbe costituire un elemento importante per ipotizzare una responsabilità delle banche nella complessa inchiesta penale condotta dal pm Luigi Orsi, che da mesi sta scavando nelle operazioni immobiliari e finanziarie del gruppo FonSai.

Al termine dell’udienza del sei febbraio scorso, i crediti di Unicredit, sono stati addirittura esclusi dall’insinuazione nel crac di Sinergia, mentre per quanto riguarda Imco sono stati ammessi dal giudice delegato Roberto Fontana, su richiesta dei curatori, solo come chirografari, cioè senza garanzie, in quanto “nell’ambito di una più ampia operazione depauperatoria del patrimonio dell’impresa fallita, i pegni solo apparentemente sono contestuali ai finanziamenti erogati alla controllata, mentre in realtà si presenta come a garanzia dell’esposizione preesistente”. Complessivamente le banche sono esposte per 343 milioni tra Imco e Sinergia, con Unicredit capofila con 180 milioni, Banco Popolare con 59, Bpm con 43,7, Ge Capital con 32 e poi altre posizioni minori.

Gli stessi curatori di Imco e Sinergia nei progetti di stato passivo delle società avevano scritto che si riservavano di “far valere i profili di responsabilità risarcitoria dell’istituto di credito nel dissesto dell’impresa fallita”, cioè di chiedere alle banche i danni. Questa decisione del giudice fallimentare, declinata sul versante dell’inchiesta penale, viene definita da fonti investigative “di scuola” per ipotizzare il reato di concorso in bancarotta fraudolenta a carico delle banche. Il giudice ha fissato per il 15 maggio prossimo un’udienza per esaminare le domande tardive dei creditori, che hanno comunque tutti la possibilità di opporsi alla sua decisione nelle prossime settimane. Stando a quanto su legge nel verbale dello stato passivo di Sinergia, anche altre banche creditrici, come Banco Popolare, Bpm, Ge Capital e Cassa Risparmio di Parma e Piacenza, sono state considerate semplici creditori chirografari. Per Sinergia, il Tribunale ha escluso il credito di 124.422.922,99 euro di Unicredit, mentre per Imco, a fronte della richiesta di vedersi riconosciuti oltre 124 milioni di credito privilegiato ne sono stati concessi circa 18 milioni di privilegio e 141 di chirografo.

Alla base dell’istanza di Unicredit per essere riconosciuta creditore pignoratizio c’è l’interesse per l’area Cerba, nel Parco Sud a Milano, ipotecata da Salvatore Ligresti per 120 milioni di euro per avere prestiti da Unicredit e da altre banche. In occasione della ristrutturazione dei debiti del gruppo, nel 2010, Sinergia aveva garantito i suoi debiti con Unicredit con un pacchetto di azioni Premafin e aveva trasferito il suo debito con la banca alla controllata Imco, fonte di maggiori garanzie. A sua volta la società aveva dato in ipoteca l’area del Cerba, il cui valore è stimato tra 100 e 300 milioni di euro, ma su cui grava la concessione dell’edificabilità da parte del Comune di Milano che su questo tema non sembra però particolarmente disponibile. E’ proprio il pegno sull’area che punta il dito il Tribunale fallimentare quando parla di “operazione depauperatoria” e  di “atto formato senza i requisti di legge”.

E’ proprio in questo contesto che le stesse banche creditrici che a giugno 2012 non erano state in grado di presentare le adeguate garanzie al piano di concordato che era stato portato in Tribunale, con il conseguente fallimento delle società, stanno lavorando a una via più breve per recuperare i propri crediti, La strada scelta dopo mesi di trattative, è quella del concordato fallimentare preventivo, una procedura concorsuale che conduce un accordo per la ristrutturazione dei debiti e la soddisfazione di parte dei crediti. In questo modo gli istituti potrebbero gestire direttamente la liquidazione degli attivi, senza l’ingombrante presenza dei curatori fallimentari. E’ stato lo stesso ad di Unicredit, Ghizzoni, lo scorso 19 febbraio a confermare questa ipotesi annunciando di aver avuto “l’ok del cda ad andare avanti sulla strada che porta al concordato”.

Secondo quanto riportato dal Messaggero giovedì 7 marzo, poi, dopo molte esitazioni, nei giorni scorsi a Milano è stata costituita Visconti, la società che presenterà il piano di concordato al Tribunale e che per il momento è stata capitalizzata solo da Unciredit e Bpm. All’operazione sarà affiancato un fondo gestito da Hines – lo stesso operatore che avrebbe dovuto avere un ruolo di primo piano nel concordato pre-fallimento poi andato a monte – nel quale secondo i piani dovrebbero confluire  le proprietà di Imco come appunto il Cerba che rappresenta il 50% del patrimonio delle due holding. Ammesso e non concesso che arrivi il via libera dei giudici del Tribunale fallimentare di Milano, cui spetta la valutazione sul concordato.