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Monte dei Paschi, suicida David Rossi: era l’ex portavoce di Mussari

"Ho fatto una cavolata", recita un foglietto accartocciato ritrovato nel cestino della carta. L'uomo ombra dell'ex presidente della banca si è gettato dalla finestra del suo ufficio a Rocca Salimbeni

Monte dei Paschi, suicida David Rossi: era l’ex portavoce di Mussari

David Rossi, il 51enne capo dell’area comunicazione del Monte dei Paschi di Siena e fedelissimo dell’ex presidente della banca, Giuseppe Mussari, si è suicidato mercoledì sera gettandosi dalla finestra del suo ufficio a Rocca Salimbeni. Il 118 è intervenuto sul posto dopo aver ricevuto una chiamata alle 20.43, ma non c’è stato più niente da fare. L’ufficio, ora sotto sequestro, è stato trovato aperto, il computer acceso e la giacca sulla sedia. Tutte le carte che erano sul tavolo sono state sequestrate. Anche il foglietto accartocciato ritrovato nel cestino e sul quale era scritto: “Ho fatto una cavolata”. Nel cestino gli inquirenti hanno trovato altri 4-5 fogli accartocciati, a quanto si apprende bozze di messaggi destinati alla moglie.

A chiamare i soccorsi è stato il segretario del manager che è entrato nella stanza di Rossi, si è affacciato alla finestra trovata aperta e ha scorto a terra, una decina di metri sotto, nel cortile dell’edificio, il corpo dell’uomo. Gli accertamenti sono affidati al sostituto procuratore Nicola Marini, l’unico dei quattro pm della procura di Siena che non si occupa dell’inchiesta sulla banca e che era di turno di urgenza. Con lui sul posto, tuttavia, anche i sostituti Antonino Nastasi e Aldo Natalini, due dei tre magistrati titolari dell’inchiesta.

Nei giorni scorsi l’abitazione e l’ufficio del manager erano state oggetto di una perquisizione della Guardia di Finanza in seguito alle quali gli organi d’informazione avevano precisato che Rossi non era indagato nell’inchiesta della Procura di Siena sull’acquisizione di Antonveneta e sui contratti derivati siglati dalla banca, ma solo una persona informata dei fatti. In quanto tale era stato ascoltato dai magistrati nelle scorse settimane, anche se evidentemente gli inquirenti erano a caccia di prove, e-mail, documenti e riscontri che ufficialmente non sono stati trovati. Quanto all’oggetto delle ricerche, visto che Rossi non aveva un ruolo operativo-direzionale, ma prevalentemente “politico”, le ipotesi si concentrano su una sua funzione di collegamento tra gli indagati Mussari e Vigni in queste settimane sotto il torchio degli inquirenti.

Da anni uomo di rappresentanza della banca e, soprattutto, dell’ex presidente, Rossi, senese della contrada della Lupa, ricopriva ancora l’incarico che gli era stato affidato dalla vecchia direzione e aveva piene deleghe per il marketing e la comunicazione. Anche se negli ultimi giorni, secondo voci interne alla banca, il suo ruolo è stato messo in discussione. I suoi rapporti con Mussari erano strettissimi anche a livello personale. Prima di approdare al fianco dell’ex numero uno dell’Abi che difendeva strenuamente con la stampa, non risparmiando toni aggressivi, era stato portavoce del sindaco senese, Pier Luigi Piccini. Quest’ultimo nel 2001 era destinato alla presidenza della Fondazione Monte dei Paschi di Siena, ma la corsa era stata fermata a metà da una clausola inserita dal ministro Vincenzo Visco (Ds) nella riforma del sistema di governo delle fondazioni. E così il posto di Piccini a guida del primo azionista di Banca Mps era andato all’amico Mussari, che aveva portato Rossi con sé per affidargli la comunicazione.

E replicare un modello piuttosto collaudato: entrambi lavoravano insieme fin dagli anni novanta per conto dello stesso Piccini. L’avvocato calabrese teneva i rapporta tra l’amministrazione comunale e l’allora partito dominante, il Pds, mentre Rossi si occupava dei contatti con i giornali e le tv locali e nazionali. Squadra che vince non si cambia. E così col passaggio di Mussari dalla Fondazione alla guida della banca controllata, nel 2006, il suo comunicatore esperto di storia dell’arte lo segue. Il filo formalmente s’interrompe con l’uscita dell’avvocato da Siena, nella primavera del 2012, quando Rossi viene confermato alla comunicazione di Mps dal nuovo presidente Alessandro Profumo. Quest’ultimo non aveva un comunicatore di fiducia neanche ai tempi di Unicredit, tanto che le sue dimissioni dalla guida della banca milanese, nel 2010, erano state annunciate alla stampa dalla moglie del banchiere.


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