Promette di farsi intervistare in tv poi ritratta. Il dietrofront di Beppe Grillo a SkyTg24 è solo l’ultimo episodio di un rapporto tormentato con un mezzo che, complice il successo delle scorse elezioni e dello Tsunamitour, il comico e il suo guru Gianroberto Casaleggio ritengono sempre meno funzionale al consenso elettorale. La comunicazione, infatti, è arrivata ieri sera all’emittente tv, dopo avere riempito di simpatizzanti 5Stelle Piazza Castello. E il comico giustifica la defezione spiegando che preferisce fare campagna elettorale “nelle piazze, fra la gente” che finora ha riempito. Da Nord a Sud.

A tirarsi indietro è lo stesso Grillo che da mesi sconsiglia caldamente ai suoi di partecipare ai talk show e attacca le tv, colpevoli, secondo lui, di avere censurato la piazza gremita del suo comizio a Torino. Ma allo stesso tempo “non si sottrae alla curiosità delle tv straniere”, come spiega Fabio Vitale, il cronista che avrebbe dovuto intervistarlo a Sky. Eppure, al contrario di quanto sostiene oggi, era il 2 marzo 2011 quando il blogger, durante un incontro col Movimento 5 Stelle in campagna elettorale per le amministrative, istruiva i candidati in caso di elezione (vedi il filmato sotto segnalato dal nostro blogger Enzo Di Frenna). “Quindi vi porteranno nei talk show – spiegava – andateci decisi”. Fino a quel momento l’unico successo elettorale erano stati i consiglieri conquistati alle regionali 2010 in Emilia Romagna (Andrea Defranceschi e Giovanni Favia, poi espulso e confluito in Rivoluzione Civile di Antonio Ingroia, ndr) e Piemonte. Non c’erano ancora sindaci 5 Stelle, nè tanto meno candidati in corsa per il Parlamento

Allora avvertiva i suoi in lista: la tv dei talk sarà inevitabile, ma vi insegno come fare. Ovvero: “Quando vi fanno delle domande scorrette voi parlate alla gente che è a casa. Quattro parole. Benissimo. S’impara”.  Un invito a imparare l’arte del dibattito in tv che ha stroncato un anno dopo:  “I talk show televisivi sono un’arma contro il MoVimento 5 Stelle” (21 aprile 2012), “partecipare ai talk show fa perdere voti” (8 maggio 2012) e per di più sono “trappole”, “il talk show ti uccide, digli di smettere” (31 ottobre 2012), fino a dire che “è fortemente sconsigliata (in futuro sarà vietata) la partecipazione ai talk show” (6 novembre 2012) e a minacciare che “chi partecipa ai talk show deve sapere che d’ora in poi farà una scelta di campo”.

I salotti televisivi, da inevitabile proscenio dell’agone politico, nel giro di 13 mesi sono diventati il luogo proibito, tanto da inserire il divieto di frequentarli del decalogo 5Stelle. Un diktat comparso dopo la partecipazione della consigliera del comune di Bologna Federica Salsi a Ballarò a 48 ore dal successo alle regionali siciliane che ha liquidato come “il punto G“, “l’atteso quarto d’ora di celebrità di Andy Warhol“. Una apparizione tv che ha contribuito alla decisione di espellere Salsi e Favia, come era già successo a Valentino Tavolazzi. 

D’altronde Grillo lo aveva annunciato. “Siamo in una guerra, con noi o contro di noi. Chi si fa troppe domande sulla democrazia interna, prego andare. E andrà”. Anche per parte sua Favia era stato al centro di polemiche televisive insieme al consigliere piemontese Davide Bono per aver acquistato con i soldi pubblici spazi informativi sulle emittenti locali. Una bufera sulla quale due giorni dopo era intervenuto lo stesso Grillo: “Pagare per andare in televisione per il Movimento 5 Stelle è come pagare per andare al proprio funerale, anche se è certamente lecito” e ribadendo che “i soldi pubblici e il Movimento 5 stelle sono inconciliabili”. 

Oggi arriva l’ultima stoccata con il dietrofront a SkyTg24, ma non è la prima defezione. Se in questo caso si è sottratto in toto al confronto, il 1 aprile 2009 aveva accettato di partecipare alla tramissione Exit su La7 condotta da Ilaria D’Amico, ma ha abbandonato il collegamento dopo 20 minuti, nell’incredulità della conduttrice e degli ospiti in studio. Tutti politici. Era stato chiamato per discutere dei referendum e in particolare di quello sull’acqua. Ma ha preferito andarsene.

L’ultimo attacco alla tv, prima del niet a SkyTg24 è arrivato ieri a Tgcom24, “reo” di avere mandato la pubblicità durante la diretta streaming dello Tsunami tour da Torino quando Grillo aveva invitato l’operatore a riprendere la piazza. A spiegare al comico che non si trattava di censura è intervenuto il direttore Mario Giordano: “Caro Grillo – scrive sul sito – […] ti ricordo che se ieri, anche sul tuo sito Internet, lo Tsunami Tour è potuto andare in onda per lunghi tratti è solo perché Tgcom24 (unica rete nazionale) lo stava trasmettendo in diretta integralmente (salvo le pause pubblicitarie che per una tv commerciale sono vitali, come tu sai fin dai tempi dello yogurt). […]. E per quanto riguarda la piazza tutti i telespettatori e gli utenti Internet avranno potuto apprezzare l’abbondanza di immagini con cui l’abbiamo documentata, per tutta la giornata di ieri e anche di oggi”.