Avvocato, 36 anni, Alfonso Bonafede è capolista alla Camera in Toscana per il Movimento 5 Stelle. Un programma succinto, in venti punti, quello del Movimento che Beppe Grillo ha esplicitato con la lettera agli italiani pubblicata mercoledì sul suo sito. Al primo punto c’è il reddito di cittadinanza.

Reddito di cittadinanza per tutti, perché?
Il reddito di cittadinanza esprime un principio importante e fondamentale per la ripresa del Paese: siamo tutti sulla stessa barca, in una tempesta e dobbiamo provare a uscirne fuori insieme. Il reddito di cittadinanza consente a qualsiasi cittadino di avere, nel caso non lavori, un reddito che vorremmo fosse intorno ai 900-1000 euro che consente di non rinunciare ai propri diritti, di non diventare schiavo. Durerà tre anni e si riceveranno un massimo di tre offerte in base alle proprie competenze attraverso gli uffici di collocamento, che devono essere potenziati, al terzo rifiuto il reddito viene tolto.

Dove prenderete le risorse visti i problemi di bilancio pubblico?
Il problema in Italia non è il debito pubblico, che è sicuramente sostenibile. Il vero problema sono le priorità: i soldi che ci sono vanno in due grandi voragini: i costi della politica e i grossi appalti, opere che non servono a nessuno, come la Tav. Se interveniamo qui riusciamo a trovare senza dubbio i soldi. Poi, rinunciamo al finanziamento pubblico ai partiti (sono 100 milioni di euro per questa legislatura), lo stipendio ce lo dimezzeremo da 10 mila a 5 mila euro, aboliremo le province, senza se e senza ma.

Ma serve una legge costituzionale per abolire le Province, quindi i due terzi del Parlamento a favore, come farete?
Non abbiamo ambizioni di basso profilo, la nostra funzione di probabile opposizione è di mettere i partiti alle strette, la politica si dovrà schierare. Le aboliamo tutte. Questo porterebbe 10-12 miliardi di euro di risparmi. E poi vogliamo abbassare le pensioni d’oro a un massimo di 5-6 mila euro lordi. Non abbiamo calcolato quanti risparmi porterebbe questa misura. In Italia la soluzione dei problemi molte volte è difficile perché è difficile lo studio, quando saremo in Parlamento avremo tutti i numeri più chiari.

Interverrete anche sugli ammortizzatori sociali, li cambierete?
Solo nella misura in cui il reddito di cittadinanza, a fianco agli ammortizzatori sociali, porta a un miglioramento della vita dei lavoratori. Se vedo che contraendo gli ammortizzatori e introducendo il reddito abbiamo un miglioramento nella vita dei lavoratori lo facciamo, altrimenti no.

Interverrete sui contratti?
Siamo per la semplificazione normativa in generale e per quella sui contratti, in base a pochissimi modelli per differenziare le esigenze delle imprese. Il contratto a tempo indeterminato deve essere la priorità e l’azienda deve essere incentivata a farlo, con la riduzione del cuneo fiscale e incentivi alle imprese che assumono giovani sotto i 35 anni. E poi serve un migliore collegamento tra università e mondo del lavoro.

Come?
Rivisitiamo il percorso di studi in un’ottica di inserimento del mercato del lavoro, creiamo delle commissioni con persone competenti, del mondo delle università e imprenditori e in questo modo si agisce con interventi mirati.

Il settore pubblico va ridotto, i lavoratori licenziati o messi in mobilità?
Più che ridurre, licenziare e tagliare, a noi piace razionalizzare. Non serve a nessuno, né all’economia né al Paese mettere la gente per la strada, bisogna cercare di far sì che lavori in modo più efficiente. Parliamo di informatizzazione e sburocratizzazione delle risorse dello stato.

Concretamente come si farà?
Il vero problema è la trasparenza e l’efficienza. I politici spesso non conoscono approfonditamente i problemi, quando intervieni in un settore devi essere competente. Chi fa le leggi non semplifica per trovare una soluzione, nell’incapacità di trovare una soluzione, cerca di rendere il problema complesso, per dire che la soluzione non c’è. (LAP)