Battere la Germania o l’alternativa è uscire dall’euro. E’ la linea che secondo Silvio Berlusconi deve avere l’Italia a livello europeo. Oggi il Cavaliere presenta il nuovo “Contratto con gli italiani” (un grande classico delle campagne elettorali degli ultimi 19 anni) e ne approfitta per presentare anche il programma del Pdl: il tutto in contemporanea con il caos al processo d’appello sui diritti tv di Mediaset (in primo grado l’ex capo del governo è stato condannato a 4 anni), dove il collegio giudicante ha respinto la richiesta di rinvio per legittimo impedimento di Berlusconi avanzata dagli avvocati (tra le ire dello stesso B. e di Angelino Alfano). Al leader del Pdl risponde Pierluigi Bersani: “Bisogna stare attenti a questa battute da due soldi, perché se avessimo fatto i conti che dovevamo fare dopo l’euro, certamente la Germania avrebbe ben meno da rimproverarci e potremmo parlare con voce più chiara anche alla Germania”. Basta raccontare favole al Paese, aggiunge. 

Berlusconi: “Vincere il braccio di ferro, altrimenti saremo costretti a uscire dall’euro”
Con l’occasione Berlusconi approfitta per punzecchiare Mario Monti dopo la sua visita a Berlino da Angela Merkel: “Un po’ di teatro c’è stato. Io potevo affrontare le questioni per telefono, poteva essere evitata una trasferta di questo tipo ma cose da discutere ce ne sono senz’altro”. Secondo Berlusconi Monti dovrà “impegnarsi fortemente” sul Bilancio Ue 2014-20, per evitare che “i nostri fondi per l’innovazione siano diminuiti”.

Insomma occorre, dice, “spuntare questo braccio di ferro con la Germania”, dando alla Bce i veri poteri di una banca centrale, altrimenti “tutti i Paesi saranno costretti ad uscire uno ad uno dall’euro e a tornare alla moneta nazionale”. L’ex presidente del Consiglio rivendica il fatto che la sua posizione non è unica in Europa: “E’ una falsità che io sia isolato in Europa. Anzi, ero la persona più informata e preparata, mentre ora ci sono solo burocrati che leggono quanto preparato dai loro uffici”. “Io sono per natura aperto ai rapporti umani – continua – posso vantare l’amicizia con tutti i colleghi europei, con i presidenti americani che si sono succeduti, anche con Obama, poi con Putin e Medvedev“. 

Ma d’altronde Berlusconi ricorda con nostalgia i leader del passato francese e tedesco.”Gli attuali rappresentanti degli Stati europei – dichiara – sono la causa del mancato successo dell’Unione europea e oggi mancano leader del carisma di MitterrandKohl. Oggi ai Consigli europei siedono dei burocrati, che aprono la cartella, tirano fuori la cartuccella che gli è stata preparata e la leggono”. “Credo che le personalità attuali che rappresentano i vari Paesi siano una delle cause dell’Europa che non va verso una vera Unione europea politicamente coesa. Mancano – sostiene Berlusconi – leader della forza e del carisma di Mitterrand o Kohl. E’ stata una perdita che non ci siano più ai vertici persone come Chirac, Blair, Aznar, mentre oggi in Europa ci sono solo molti burocrati”. Più Europa? Germania e Francia non la vollero, risponde l’ex capo del governo: “la Germania e la Francia si opposero”, per esempio, alla proposta fatta alcuni anni fa di dare all’Unione europea“un presidente continuativo” nella persona di Tony Blair.

“Nel nostro programma – insiste dunque Berlusconi – abbiamo messo il superamento di una politica di austerità che in Europa è stata imposta dalla Germania e ha portato alla crisi, con 50 milioni di europei disoccupati o sotto-occupati. La politica di austerità si può applicare solo quando c’è uno sviluppo, altrimenti porta alla recessione. 

Bersani: “Vergogna, Paese trattato a colpi di favole”
Bersani se la prende, apparentemente, con tutte le altre forze politiche più rilevanti, secondo i sondaggi. “E’ una vergogna che un Paese in difficoltà sia trattato a colpi di favole”. Il riferimento alle promesse elettorali dello stesso Berlusconi, Mario Monti e Beppe Grillo. “Se toccherà a noi, le cose che diciamo in campagna elettorale le faremo” ha promesso Bersani. “Mi si dice che devo spararle più grosse, ma non sono capace”, ha aggiunto il segretario del Pd. “Un giorno, ed è una cosa da segnare con un sassolino bianco, ho sentito di trenta miliardi di euro di riduzione fiscale al 2014, sommando quello che ha detto Monti e quello che ha detto Berlusconi”. Maroni – ha proseguito – “dice ‘via l’Imu, libri gratis, via il bollo auto’. Quello lo aveva detto anche Berlusconi come ultimo colpo nell’ultima campagna elettorale e io devo essere l’unico cretino che lo paga”. Infine, ha concluso, il tour elettorale di Grillo in Sicilia e la promessa di mille euro per tre anni.

Monti: “Il Pd è nato nel 1921”
In questo dibattito si inserisce di forza il presidente del Consiglio uscente Mario Monti che prima risponde alle critiche del Pdl (Berlusconi compreso) per i suoi incontri a Bruxelles ed a Berlino con la cancelliera Merkel. “Alcuni spiritosi – osserva – dicono che vado a Bruxelles, Berlino e a Parigi per motivi elettorali”, ma “io vado a garantire l’Italia e in primo luogo il Sud nella battaglia sui fondi comunitari per i prossimi 7 anni”.

Poi replica a Bersani: “La promessa elettorale è un genere letterario nel quale altri abbondano molto più di me – chiarisce – Credo che l’Italia abbia bisogno di poche promesse, ma di molti impegni mantenuti, che non sono necessariamente quelli che solleticano le illusioni degli italiani”.

Infine affonda, dando un colpo a destra e uno a sinistra: “I vecchi partiti non sono in grado di offrire una visione nuova negli interessi dei cittadini come noi della società civile” dice. Due partiti in particolari sono “uno fondato nel 1994, non vecchio ma neanche nuovo” e “uno fondato nel 1921”. Il riferimento evidente è alla fondazione del Partito comunista d’Italia che avvenne proprio quell’anno a Livorno. Dichiarazione che si scontra frontalmente con quanto aveva detto lo stesso Professore solo alcuni giorni fa, cioè che con il Partito Democratico non c’era un rischio comunista. Tanto che attira la replica piccata di Dario Franceschini: “Ora Monti la smetta. Dire che il Pd è nato nel 1921 offende prima di tutto la sua intelligenza. Anche alla propaganda c’è un limite”.