“Crediamo e operiamo per banche assolutamente indipendenti, distanti, e distinte dalla politica e di ogni rischio di interferenze e di interessi in conflitto”. E’ la riflessione del neo presidente dell’Abi, Antonio Patuelli, nominato per acclamazione dopo le dimissioni di Giuseppe Mussari, travolto dal caso Mps. Il Comitato esecutivo dell’Abi, riunitosi oggi, accogliendo al proposta formulata all’unanimità dal Comitato di presidenza nella riunione del 28 gennaio e “considerata l’evidente straordinaria necessità ed urgenza”, lo ha presidente della stessa associazione bancaria. Patuelli arriva al vertice grazie al lodo voluto da lui che prevede che il nome del presidente sia espresso una volta da grandi gruppi e la volte successiva dai piccoli.

“Crediamo e operiamo – sottolinea – per ‘banche senza aggettivi’, come insegna Luigi Einaudi, tutte in concorrenza fra loro. Crediamo e operiamo per la sana e prudente gestione bancaria, la più complessa fra le imprese, con rigore e precisione delle scienze fisiche e matematiche. Crediamo e operiamo per un’economia soggetta all’Etica e al Diritto: se un’operazione è ammissibile per legge, ma contrastante con l’Etica, non deve essere effettuata: le questioni di principio prevalgano sempre. Abbiamo stima e rispetto di tutte le Istituzioni di vigilanza e di garanzia e crediamo in un’Europa più solida e integrata senza egemonie”. Ma non solo. “Abbiamo forte consapevolezza della gravità dei problemi nei quali operano in Italia famiglie e imprese: occorre avere sempre responsabilità sociale. Occorre – aggiunge ancora il neo presidente dell’Abi- sviluppare un circuito virtuoso di solidità delle banche e di sensibilità sociali anche attraverso i milioni di azionisti delle banche italiane, nelle diverse forme societarie, in mutualità, cooperazione e che nelle spa permettono impegni sociali diretti e indiretti tramite le Fondazioni”.

Patuelli dice di puntare a una ripresa economica attraverso la semplificazione normativa: “Crediamo e operiamo per la ripresa della produttività, dello sviluppo e dell’occupazione in ogni settore e parte d’Italia: perciò le banche chiedono alle Istituzioni semplificazioni normative e burocratiche per rendere più semplice l’accesso al credito per la ripresa dello sviluppo, senza che sulle banche siano scaricati oneri impropri o vincoli inammissibili, garantendo alle banche e alle imprese italiane di ogni genere, condizioni competitive con quelle di ogni parte d’Europa”. L’attenzione riflette “deve essere innanzitutto rivolta alle decine di milioni di risparmiatori, dei quali gran parte è azionista diretta o indiretta (tramite Fondi d’investimento) delle banche italiane, alle centinaia di migliaia di bancari e alle loro rappresentanze. I doveri debbono sempre prevalere, lontani dai modelli del più rischioso capitalismo d’oltremare, dall’anarco-capitalismo, ma sostenitori di un mercato competitivo e regolato. Costruiamo insieme un nuovo clima di fiducia e non cediamo mai all’irragionevolezza e alla rassegnazione”.