Lo scandalo Monte Paschi ha fatto perdere a Bersani l’1,6% di voti. Nel giro di una settimana, la vicenda di Rocca Salimbeni ha “spostato” più del 5% dell’elettorato complessivo. E ancora l’onda di piena non sembra affatto abbassarsi. Anche se il centrodestra nel suo complesso non se ne è avvantaggiato (solo +0,2, ma +1 il Pdl), per il Pd la botta è stata accusata in modo molto forte. E Bersani, ora, tenta il recupero. A partire da oggi pomeriggio, quando il ministro Grilli riferirà in commissione Finanze di Montecitorio sull’intera questione, indicando le prospettive di possibile (necessaria) nazionalizzazione dell’istituto di credito senese. Il Pd, però, non ha alcuna intenzione di restare solo ad ascoltare. Da giorni, al Nazareno stanno preparando un dossier per inchiodare i due governi che si sono succeduti dal 2009 ad oggi (dunque Berlusconi e Monti) alle responsabilità “oggettive” sulla gestione dei derivati negli enti pubblici e, successivamente, alla formulazione di una tobin tax che è entrata in consiglio dei ministri “scritta in un modo” e “uscita” in un altro.

Nella sostanza: durante il governo Berlusconi, il ministro Tremonti ha consentito l’utilizzazione dei derivati anche negli enti pubblici e fino al 2010 sono state totalmente ignorate le richieste delle opposizioni (il parttcolare dei democratici) di far cessare la pratica in virtù degli allarmi internazionali su questi strumenti di “scommessa” economica al centro degli scandali e dei tracolli delle banche americane e della conseguente crisi. Solo nel 2010, il governo Berlusconi ha sospeso la possibilità di utilizzazione di derivati negli enti locali, ma molti danni erano già stati fatti. Ma è stato un fatto successivo – e secondo il Pd molto più rilevante dal punto di vista delle responsabilità politiche – quello che verrà rinfacciato oggi a Grilli quando il ministro, com’è probabile, difenderà l’operato del governo Monti rispetto al salvataggio Mps e all’utilizzazione dei Monti Bond. Per il Pd, la responsabilità del governo non è infatti sul fronte operativo dell’emergenza, bensì su un quadro più ampio, quello della tobin tax. Quando, cioè, il governo (con l’appoggio della fetta di maggiornaza costituita da Berlusconi e dalla Lega) ha ceduto alle pressioni delle banche riformulando totalmente il provvedimento rispetto a come era stato concordato e arrivando a varare un articolato ancora a favore degli istituti di credito anziché della tutela dei risparmiatori e dei cittadini. Che il governo Monti, d’altra parte, sia sempre stato il governo delle banche è noto, ma secondo il Pd, alla luce dello scandalo Mps, questa responsabilità politica diventa, oggi, ancora più gravosa. Molto più di quanto lo sia stata, sotto certi aspetti, quella di Tremonti. Che ha ignorato (di certo colpevolmente) gli allarmi dei primi momenti, ma poi (sempre,però, con colpevole ritardo, ricordano al Nazareno) ha “chiuso” i rubinetti del pericolo derivati. Monti invece no: “Sapeva perfettamente cosa faceva e per conto di chi”. E questo, a parere del Pd, non era a favore dei cittadini italiani.

Nel dettaglio, la tobin tax era stata formulata come una tassa che avrebbe colpito le transazioni finanziarie soprattutto quelle operate attraverso i derivati, proprio per “punire” la cosidetta “finanza di carta” a favore della finanza “sana”, ovvero delle transazioni su vere azioni e patrimoni. In questo modo, per fare un esempio, su una transizione di milione di euro, le tasse su 800 mila euro sarebbero state a carico delle banche e solo 200 a carico del mercato. La tobin tax che è uscita dal gabinetto Monti recita esattamente il contrario. Che la tassazione maggiore è a carico del “mercato” sano, mentre – addirittura – i derivati sono “esentati” dall’applicazione della stessa tassa. Che, quindi, non costituisce in alcun modo un deterrente. A favore esclusivo delle banche.

Ecco, secondo il Pd, questa scelta operativa pro sistema bancario è una responsabilità politica del governo Monti senza appello. Al pari di quella, altrettanto pesante – sempre a parere del Pd – che riguarda la mancata “vigilanza” sullo scandalo Mps attraverso il ministero (ma anche Bankitalia). “Per quanto ci riguarda – si sosteneva infatti ieri sera al Nazareno – Grilli, Monti, Tremonti e Berlusconi pari sono sul fronte della responsabilità oggettiva della gestione economica e finanziaria del sistema bancario. Il caso Mps è questione a sé, le responsabilità politiche riguardano il deciso asservimento dei governi Berlusconi e Monti ai voleri e al tornaconto esclusivo delle banche a discapito della finanza pulita e dei risparmi delle famiglie italiane”. Il messaggio politico che oggi arriverà da parte del Pd dalla commissione Finanze, di fatto è già passato anche nell’elettorato italiano. La percezione di Monti come “uomo al soldo delle banche” prima che dell’Europa, è uno dei motivi alla base del calo dei sondaggi della lista Monti nelle ultime rilevazioni riguardanti proprio il Monte Paschi. Se il centrosinistra è stato penalizzato di più di un punto e mezzo, proporzionalmente la lista Monti ha perso molto di più, ovvero l’1%. E chissà che le notizie relative ai nuovi fascicoli in mano alla procura di Siena sul ruolo svolto da Jp Morgan sull’intera vicenda Antonveneta (Monti è stato a lungo consulente della banca d’affari e oggi lì lavora ancora il figlio Matteo) non rendano questo calo di consensi ancora più vistoso nei prossimi giorni.