In questi giorni, sono arrivate all’attenzione dei media le proteste degli studenti italiani all’estero, i quali non potranno votare alle prossime elezioni politiche il 24 e 25 febbraio. Infatti, l’art. 2 del Decreto-Legge n. 232 del 18 dicembre 2012, che stabilisce le categorie di elettori temporaneamente all’estero che potranno esercitare il diritto di voto (membri delle Forze armate o delle Forze di polizia in missione, dipendenti di amministrazioni dello Stato o di regioni o province autonome, ricercatori e professori universitari), non fa menzione degli studenti italiani all’estero. Questi ultimi potranno esprimere il loro voto solo se registrati all’AIRE (Anagrafe Italiani Residenti all’Estero), ma solo se si trovano all’estero per un periodo di tempo non inferiore ai 12 mesi. Inoltre, potranno ricevere il plico elettorale solo coloro che hanno effettuato l’iscrizione all’AIRE entro il 31 dicembre 2012.

Dopo le proteste dei diretti interessati e gli inviti dell’Unione Europea al governo italiano per garantire agli studenti italiani all’estero la possibilità di votare, il 22 gennaio il Cdm ha stabilito che ciò non potrà avvenire a causa di “difficoltà insuperabili”.

Le ragioni date sono problemi “di tempo e di praticabilità e, soprattutto, di costituzionalità nel selezionare unicamente gli studenti Erasmus, escludendo tutti gli altri soggetti che si trovano all’estero per ragioni di studio, ma senza una borsa Erasmus, come nuova categoria di elettori temporanei”. Secondo Palazzo Chigi, “la discrezionalità di scelta che eserciterebbe il Cdm con questa decisione contrasta con i principi di partecipazione democratica, eguaglianza ed effettività previsti dalla Costituzione”. Le domande sorgono spontanee. Quali sono queste difficoltà insuperabili?Perché venivano considerati solo gli studenti Erasmus dal Cdm? Perché uno studente all’estero con il programma Erasmus è diverso da un regolare studente che si trova all’estero per motivi di studio? Privare del diritto di voto tutti gli studenti italiani all’estero, ma allo stesso tempo garantire questo diritto ad altre categorie di elettori temporaneamente all’estero, non contrasta con i principi di partecipazione democratica, eguaglianza ed effettività previsti dalla Costituzione?

Ho vent’anni, e studio in Inghilterra da più di un anno. Come tanti altri ragazzi italiani, ho scelto di venire qui perché sentivo che l’Italia non mi offriva le giuste possibilità e gli stimoli necessari. Per me, queste elezioni sarebbero state la prima occasione in cui esprimere il mio voto nelle elezioni politiche. Per me, sarebbe stata la prima occasione per sentire che, per quanto insignificante il mio voto possa essere in mezzo a milioni di altri, avrei potuto contribuire, pur nel mio piccolo, a cercare di cambiare il nostro Paese. Sono partita con la speranza di poter tornare un giorno in un’Italia migliore, un’Italia basata su principi di meritocrazia, uguaglianza, legalità e onestà, un’Italia in cui le nuove generazioni vengano ascoltate e valorizzate, un’Italia in grado di offrire a noi giovani un futuro migliore. Questa decisione del Cdm non fa altro che far crescere la nostra disillusione e delusione verso un Paese che ci ha già delusi al punto da spingerci a cercare un futuro altrove. Ancora una volta, l’Italia ha dimostrato di essere un Paese per vecchi.

Alice Romano, studentessa di Politics and International Relations alla University of Reading