Antonio Ingroia è in politica da alcune settimane. Qualche considerazione.

Encomiabile catalizzatore di minoranze. Rivoluzione Civile dà la possibilità di votare a molti che, altrimenti, non lo avrebbero fatto. O sarebbero rimasti comunque fuori dal Parlamento, come la sinistra radicale che si suicidò cinque anni fa. E’ auspicabile che quella fetta d’Italia torni a essere rappresentata a Camera e Senato.
Sfonderà? Ho letto con attenzione l’articolo di Benny Calasanzio Borsellino, “Perché Ingroia sfonderà“. Molto gradevole, anche se più che un’analisi mi sembrava una speranza. L’esatto opposto della Cassandra che si autoavvera. Secondo Calasanzio Borsellino, il 5% (di cui lo accreditava sin dall’esordio Piepoli) era la dimostrazione di magnifiche sorti e progressive. Tale riflessione mi ricorda l’entusiasmo che portò il direttore di Repubblica, Ezio Mauro, a mandare ai suoi amici e colleghi sms di giubilo nei giorni delle elezioni 2008: era sicuro che la sinistra avrebbe vinto o almeno pareggiato. Sicurissimo. Si sa, poi, come andò: trionfo fragoroso di Berlusconi.
Mauro, e tanti come lui, commisero l’errore di misurare il termometro civile italiano parlando unicamente con i suoi simili: poiché tutti erano amici di Mauro, la pensavano come Mauro. Quindi, in Italia, i berlusconiani secondo Mauro non c’erano. E’ il rischio che molti elettori di Rivoluzione Civile corrono. Ingroia sfonderebbe se l’Italia leggesse solo Manifesto, Il Fatto Quotidiano e MicroMega. Il paese è però appena diverso. Ingroia ha già convinto quelli che non aspettavano altro che essere convinti. Ha cioè già fatto il pieno (un 4-5%). Peraltro Casalanzio Borsellino ritiene ottimo un risultato che è in realtà semplice somma aritmetica. Anzi molto meno (infatti le somme aritmetiche, in politica, non sono mai automatiche). Rivoluzione Civile unisce Rifondazione Comunista, Comunisti Italiani, Verdi, Italia dei Valori più l’appeal di Ingroia: il 4-5 è il minimo sindacale (fino a pochi mesi fa, Di Pietro prendeva da solo molto di più).

Chi vota Ingroia? Il normotipo è l’elettore di una sinistra che certo non coincide con quella del Pd e che in passato era simile a quella di Sel (che infatti, dopo l’arrivo di Ingroia, fatica a stare sopra il 4). L’ingroiano è un elettore colto, esigente, che si era avvicinato al Movimento 5 Stelle in mancanza di meglio (e pur detestando Grillo). E’ naturale – e bello – che abbia ora l’appoggio dei Vauro, dei Ruotolo (che si candida), dei Flores d’Arcais, dei Santoro, dei Salvatore Borsellino. Tra gli over 40 (anche 50) avrà buon successo. Non so invece quanta capacità attrattiva possa esercitare sui 20-30enni. Sarà certamente votato da chi già faceva parte di Rifondazione Comunista e Comunisti Italiani, da chi era già militante (il Popolo Viola via via frastagliatosi) e magari pure marxista-leninista (sì, esistono ancora). Non so però quanto possa elettrizzare i (ggg)giovani. Una volta sabotati democraticamente Sel e M5S; una volta ricompattati partiti e movimenti diversissimi tra loro: chi altro c’è? 

Ecco perché. Ecco perché credo che il rischio di non superare il 4% alla Camera esista (l’8% al Senato è impensabile, tranne forse Sicilia e Campania: anche per questo chi vota Ingroia in regioni “deboli” al Senato rischia oggettivamente di buttare via il voto). Naufragare come la Sinistra Arcobaleno 2008 sarebbe imperdonabile.

Guatemala e altri demoni. Sull’Ingroia uomo e magistrato non nutro dubbi. Solo stima. Tanta stima. Sul politico: boh. Per almeno quattro motivi: 1) la sua candidatura è un assist strepitoso a Berlusconi e alla tragicomica “congiura delle toghe rosse”. 2) Caro Antonio, se fai politica, ti dimetti. 3) Caro Antonio, non avevi detto che mai e poi mai avresti fatto politica? 4) Caro Antonio, in Guatemala che ci sei andato a fare?

Accrocchio. Secondo Beppe Grillo, Ingroia è una bella persona che si è prestata a fare la “foglia di fico”. Esagera, come quasi sempre. E (per quanto “superati”) ne conosco tanti peggiori dei Diliberto e Ferrero. Esiste però un dubbio relativo alla coesione del movimento di Ingroia. Cos’è che li unisce ideologicamente, a parte anzitutto il desiderio di sopravvivenza? Parafrasando il giornalismo di destra, e aggiungendoci un po’ di cattiveria immaginifica, Rivoluzione Civile sembra un accrocchio tra sbirrismo, veterocomunismo e martiri immaginari. Tutto e il suo contrario. Che ci azzecca (cit) il manettarismo giustizialista con le groupies marxiste? Per quanto bella e apprezzabile, Rivoluzione Civile ricorda un’Armata Brancaleone più elitaria che buffa, costretta da forze maggiori – e Porcellum indigesti – a stare insieme per non naufragare nel mare magnum della dispersione elettorale. 

Figurine. Ingroia ha appena candidato Zappadu, il fotografo noto per gli zebedei al vento ti Topolanek a casa di Berlusconi, e il medico di Welby. Società civile alla riscossa o bizzarra raccolta di figurine? 

Grillo e non Grillo. Antonio Ingroia ha più volte cercato Grillo. Che, seccamente, si è negato. Tra Rivoluzione Civile e M5S esistono molti punti di contatto: tante battaglie comuni (anzitutto etiche), l’antagonismo, il desiderio di altrapolitica, la forza personalistica dei leader, il fideismo a volte cieco di chi li vota, il programma un po’ aleatorio, la propensione a distruggere prima ancora che criticare. Capisco Dario Fo e Franca Rame che speravano in un’alleanza, ma il M5S non ne fa. Era però giusto che Ingroia cercasse Grillo. Fa invece ridere (anche se non stupisce) che, dopo il no di Grillo, Ingroia – anelando al presunto pieno in Emilia – abbia scritturato gne gne Giovanni Favia. E’ un po’ come se io, dopo aver tifato Torino, cambiassi casacca e tifassi Juve, difendendomi dalle critiche con un “Sì, dai, ma in fondo sono entrambe squadre di Torino”. Se cerchi Grillo, vuol dire che hai fiducia nel M5S. Se cerchi Favia e Salsi (che ha avuto la decenza di rifiutare) significa che ritieni il M5S un coacervo di dementi abbindolati da Grillo e Casaleggio come gli adepti della setta di Philip Seymour Hoffman in The Master. O Ingroia è politicamente confuso, o la sua è una campagna acquisti ndò cojo cojo.

Capacità mediatica.  Ingroia, in tivù, non ci sa stare. Sta migliorando, ma sembra sempre una persona garbata doppiata da Nino Frassica. Non è un difetto in sé. Ma è un difetto in Italia, dove o sei un guitto o un finto sobrio in loden. Ingroia ricorda i grillini nei talk show (le rare volte in cui ci vanno): troppo acerbo di fronte ai professionisti dell’interruzione & canizza. Umanamente è un pregio, politicamente (in Italia) un limite. 

Preferenze. Non è detto che un bravo giornalista, o magistrato, sia per forza un cattivo politico. Non è detto. Ammetto però che, al momento, sono portato a pensare che l’Ingroia magistrato e il Ruotolo giornalista ci mancheranno.

L’ira funesta del Pd. A ogni tornata elettorale, come una iattura biblica, tocca subire gli strali del centrosinistra, secondo cui votare M5S e ora Ingroia è sprecare il voto. Peggio: agevolare la destra. Quando il Pd perde, cioè quasi sempre, la colpa non è mai del Pd. Mai. E’ degli altri, come per la Bresso in Piemonte (ahahah). Ora tocca a Ingroia, che dovrebbe “desistere” in Campania e Sicilia altrimenti al Senato ci sarà il pareggio. L’arroganza di un ragionamento simile è sconfinata. Qualcuno dica al Pd una volta per tutte che, della cosiddetta “antipolitica”, non ci si può ricordare (dopo averla insultata tutti i giorni) unicamente quando fa comodo. Se per vent’anni hai sbagliato tutto; se nel 2008 hai riconsegnato il paese a Berlusconi; e se nell’ultimo anno (invece di andare al voto) hai ingoiato le brutture di Monti: ecco, se hai fatto tutto questo, non è che poi puoi esigere il voto. L’ombrello è già ben dentro la cavità resa nota da Altan. Che i Franceschini e le Bindi pretendano pure che noi si rida mentre loro lo aprono, mi pare un po’ troppo.