BUSTO ARSIZIO – Hanno tutti tra i 20 e i 28 anni, sono tifosi abituali della Pro Patria e non appartengono alle frange estreme del tifo organizzato, sebbene gli elementi raccolti facciano pensare che abbiano quantomeno una marcata simpatia politica per l’ultradestra. Questo l’identikit dei giovani identificati dagli agenti della questura di Varese dopo l’episodio dei cori razzisti urlati allo stadio in occasione dell’amichevole tra la squadra bustocca e il Milan di Allegri. 

Al momento la procura di Busto Arsizio ha denunciato un ragazzo ventenne per violazione della legge Mancino, mentre la polizia sta continuando il lavoro di identificazione dei tifosi tramite i filmati registrati dalle telecamere di videosorveglianza. Fino ad ora sono cinque i giovani individuati oltre al ventenne denunciato. Quando hanno rivolto le loro attenzioni a Kevin Prince Boateng, probabilmente non si aspettavano di finire al centro del caso mediatico di questo inizio 2013. Ora rischiano l’incriminazione per il reato di istigazione al razzismo secondo quanto previsto dal sostituto procuratore Mirko Monti che ha già aperto un fascicolo in attesa che tutti i tifosi coinvolti nei cori vengano identificati.

Il primo giovane denunciato è un ventenne incensurato e disoccupato, secondo la questura di Varese “si è reso responsabile di aver indirizzato nei confronti dei giocatori di colore, in concorso con altri soggetti in corso di individuazione, espressioni offensive di tipo discriminatorio”. Lui dice di aver rivolto cori contro i giocatori milanisti El Shaarawy, Muntari e Boateng, ma soprattutto contro la fidanzata di quest’ultimo, Melissa Satta. A carico del ventenne denunciato, che sarà anche colpito da Daspo, è stata anche disposta una perquisizione domiciliare, nel corso della quale gli sono stati sequestrati abbonamenti alle stagioni calcistiche e la tessera del tifoso. Durante l’interrogatorio il ragazzo ha ammesso tutte le circostanze di cui è accusato, confermando anche i nomi dei suoi compagni di sventura.

Il profilo dei responsabili dei cori razzisti non sembra essere quello di elementi pericolosi, estremisti di destra o neonazisti, ma di giovani qualsiasi, cresciuti in un luogo in cui i gruppi e le idee di destra hanno sempre trovato terreno per attecchire. Giovani abituati a passare qualche ora al seguito della squadra della loro città, senza badare troppo a quello che urlano dalla curva dello stadio.

Intanto l’Anpi di Busto Arsizio richiama l’attenzione sul territorio varesino, spiegando come questi episodi non siano né isolati né sporadici, ma figli di una cultura radicata sul territorio “come un filo nero attraversa tutta la provincia ed arriva a toccare altri pericolosi estremismi presenti tra Milano, Como e Pavia”. Secondo quanto riferito nella nota dell’Anpi a Busto e Varese ci sono “due gruppi ultras tra i più pericolosi, gli Skins e i Blood and honour”, aggiungendo che “ogni giorno nella nostra Provincia possiamo notare un passo verso un estremismo incontrollabile di natura razziale. E non possiamo dimenticarci dei legami che questi gruppi mantengono con associazioni pseudo culturali e gruppi o movimenti politici”.