E’ il 27esimo minuto del primo tempo quando Kevin Prince Boateng dice basta: scaglia con rabbia il pallone in curva, si toglie la maglia e se ne va. Seguito dagli altri dieci giocatori del Milan, su decisione del capitano Massimo Ambrosini. La partita è sospesa e non riprenderà più. Finisce così Milan-Pro Patria, amichevole in vista dell’imminente ripresa del campionato. Sospesa per cori razzisti. A Busto Arsizio è successo quello che non dovrebbe mai capitare, e che invece in Italia non è poi così infrequente: ululati, ‘buuu’ razzisti e altre simili bestialità ai danni dei giocatori di colore in campo, Boateng appunto, ma anche Emanuelson, Niang e Muntari. Offese gratuite e reiterate da parte di una piccola frangia della tifoseria locale: cominciano intorno al 20’ e non accennano a diminuire. I giocatori del Milan prima richiamano l’attenzione dell’arbitro e dei dirigenti della squadra di casa, senza risultati. Quindi decidono di ritirarsi dal campo. Una decisione estrema ma sacrosanta: impossibile giocare a calcio in certe condizioni.

Inutili le trattative nei concitati minuti che sono seguiti all’uscita delle squadre dal campo: i giocatori della Pro Patria avrebbero voluto proseguire la partita. In un primo momento sembrava che il match potesse riprendere, lo speaker aveva annunciato che le squadre sarebbero tornate in campo e che la partita sarebbe stata sospesa al primo nuovo accenno di cori razzisti. Poi invece è arrivato lo stop definitivo. E’ stato lo stesso capitano dei rossoneri, Massimo Ambrosini, a spiegare nel dopo partita le ragioni della decisione: “Dispiace molto per tutti quelli che erano allo stadio, ma andava dato un segnale forte contro queste persone che hanno rovinato un bel pomeriggio di sport. Il Milan si impegnerà a tornare a Busto Arsizio al più presto, soprattutto per i bambini e per tutti quelli che non hanno nulla a che fare con il razzismo. Ma oggi non si poteva continuare la partita con questo clima, anche perché bisogna far capire certe cose”. Un punto di vista condiviso dal presidente della Pro Patria, Pietro Vavassori: “E’ comprensibile che alcuni giocatori del Milan non abbiano voluto ricominciare la gara perché turbati dall’episodio. Sono amareggiato e senza parole. Le persone che hanno effettuato i cori razzisti sono state isolate”. Anche l’allenatore del Milan, Massimiliano Allegri, ha rincarato la dose: “Bisogna smetterla con questi gesti incivili, l’Italia deve migliorare sotto questo punto di vista”.

Il sindaco di Busto Arsizio, Gigi Farioli, che guida una coalizione di centrodestra, prima difende i suoi concittadini: “Questa non è gente di Busto Arsizio, non deve andarci di mezzo tutta la città, qui non siamo a Verona”. Poi se la prende prima con Boateng (“Ha sbagliato, reazione impropria”) e poi con l’arbitro (“Doveva sospenderla al primo ululato”).

Non la pensa così il presidente della Figc Giancarlo Abete: “E’ comprensibile e condivisibile dato il contesto di una partita amichevole”. “Quando ci sono partite ufficiali, secondo le circolari del Ministero dell’Interno, le responsabilità su decisioni che sono importanti anche ai fini della sicurezza sono in capo al responsabile dell’ordine pubblico” ha aggiunto. Resta il fatto che certe persone “si possono e si devono isolare e la crescita dei Daspo negli ultimi anni sta a testimoniare l’intervento delle forze dell’ordine che ha portato a individuare tutti quei soggetti non degni di entrare allo stadio. C’è sempre la preoccupazione che per pochi delinquenti paghino tante persone perbene ma e’ una situazione da risolvere alla radice, evitando le generalizzazioni e colpendo chi è veramente responsabile”.

D’accordo con la decisione del Milan il segretario della Lega Nord Roberto Maroni (tifoso rossonero): “Cori razzisti contro i giocatori di colore del Milan: una vergogna – scrive su Twitter – Bravo Allegri, giusto ritirare la squadra”.

La questura ha identificato gli autori dei cori. “A seguito della presa di posizione assunta dalla squadra milanese di non proseguire la partita di calcio – si legge in una nota – il dispositivo di sicurezza per l’ordine e la sicurezza pubblica messo in atto dal Questore di Varese, Danilo Gagliardi, ha garantito l’ordinata gestione della situazione venutasi a determinare, ed ha consentito il regolare deflusso di tutti gli spettatori presenti”.

Secondo l’Osservatorio su razzismo e antirazzismo solo nella stagione 2011/2012 ci sono stati più di 30 casi di razzismo negli stadi italiani di calcio. Uno dei più eclatanti e recenti si è verificato proprio a Varese (pochi chilometri da Busto Arsizio) qualche mese fa, quando l’attaccante nigeriano Giulio Ebagua è stato oggetto di pesanti cori razzisti da parte della tifoseria locale durante un match di Coppa Italia. 

Aggiornato da Redazione Web alle 19,37 del 3 gennaio 2013