Povera Cividale, perla del Nord-est, antica capitale patriarcale e longobarda, cittadina di struggente bellezza con il suo centro medievale, i suoi incanti celtici e, attorno, il Collio e i Colli orientali del Friuli pronti a corteggiarla con i loro vigneti. Ora, se arrivate da Udine per scoprire le delizie di piazza Paolo Diacono e dei vicoli che scendono al Tempietto Longobardo, all’Ipogeo Celtico o portano al Ponte del Diavolo che scavalca il Natisone, vedrete subito la ferita che la sfigura. Dove un tempo c’era l’Italcementi, grande fabbrica diventata parco abbandonato di archeologia industriale, ora sta per essere completato un edificio buffo, un’immensa casa dei Puffi davanti a cui è atterrata una stravagante astronave di Star Trek. È la nuova sede della Banca Popolare di Cividale, voluta dall’eterno, potentissimo presidente, Lorenzo Pelizzo, come mausoleo o piramide (Maya? Disney?) da lasciare ai posteri per rendere sempiterna la sua gloria di padre-padrone della banca (guardare per credere).

Il buffo edificio è del tutto inutile: la Popolare ha già un intero palazzo di fianco al Duomo, che adesso non sanno più come impiegare. Ma il progetto complessivo è più ambizioso: l’amministrazione locale berlusconian-leghista l’ha chiamato “Cividale 3” (non osiamo chiedere dove sia “Cividale 2”): un’operazione da 80 milioni di euro per cementificare 72 mila metri quadrati e innalzare case e uffici e gli immancabili centri commerciali. Per non lasciare dubbi sulla natura bipartisan dell’operazione, a fianco dell’astronave di Star Trek già campeggia l’insegna Coop (in verità frutto di un’altra operazione urbanistica).

La potentissima banca locale e la Coop: ecco le icone del “nuovo sviluppo urbanistico” della perla longobarda. L’operazione “Cividale 3” è magnificata dai suoi promotori come “uno dei più importanti progetti di riqualificazione urbanistica, edilizia e immobiliare del Nord-est”. Hanno provato a opporsi, qualche anno fa, personaggi come il poeta Andrea Zanzotto, l’urbanista Leonardo Benevolo, lo scrittore Giorgio Pressburger, il vignettista Altan, l’ex direttore del Mittelfest Moni Ovadia… Niente da fare: Pelizzo ha vinto. E niente di nuovo sotto il sole: cemento e centri commerciali, qui come a Sesto San Giovanni e nelle periferie di tutta Italia. Povera Cividale, patrimonio dell’umanità. Per far posto al mostro – progettato e costruito senza gara, dagli amici degli amici – hanno anche spezzato la linea ferroviaria per Udine, dismesso la deliziosa vecchia stazione (cosa ne faranno, un centro di slot machine?) e costruito una nuova, mostruosa stazione cento metri prima.

In verità, la crisi ha già provveduto a tagliare i sogni (gli incubi?) dei promotori: la banca non ha più soldi da buttare, il mercato non tira più, le operazioni immobiliari rischiano il flop. Ma ormai il danno è fatto. L’astronave è atterrata e non c’è stata barba di leghista (qui di solito così pronta a mettersi in maschera per celebrare lugubri feste longobarde) ad alzarsi e dire: salviamo Cividale da un’operazione brutta e ormai anche inutile.

Il Fatto Quotidiano, 27 Dicembre 2012