Alla musichetta introduttiva, su cui saltellare come un burattino sempre meno discolo, non ha rinunciato neanche stavolta. Purtroppo non è stata l’unica ripetizione de “La più bella del mondo”, lezione-spettacolo su RaiUno cominciata con un profluvio di superlativi e ringraziamenti. Inizialmente a Rai e Napolitano. Poi all’uomo “più importante di tutti, anche del Papa e di Nostro Signore”, tormentone che ovviamente non poteva non alludere a Berlusconi. Prevedibile. Non meno di quello “sulla notizia più brutta di dicembre, peggiore anche della fine del mondo”: la candidatura di Berlusconi. “L’unico che potrebbe andare in vacanza ma non ci va. Si è ripresentato! ‘Signore, pietà’. É la sesta volta, la settima si riposa..ormai sembra Lo squalo 6, Godzilla contro Bersani”.

“La più bella del mondo”, come “TuttoDante” (di cui ha replicato troppe battute), ha una parte debolissima (quella satirica) e una pregevole (quella divulgativa). Benigni ha da tempo ucciso il Cioni Mario: scelta dolorosa, ma comprensibile. Adesso dovrebbe però emanciparsi, e definitivamente, dal Piccolo Diavolo. Invece si incaponisce – si direbbe controvoglia – con queste mezz’ore sciatte sull’attualità politica. Peccato: come narratore didattico è bravo, come comico assai consunto. “Berlusconi ha disorientato anche Maroni, che pure è abituato con Bossi: ce ne vuole”. Trovate esili. Ammucchiate, Bunga Bunga, “Gli attacchi alla Magistratura sono il suo classico, come Satisfaction per i Rolling Stones”. Dopo 15 minuti (interminabili) su Berlusconi, i buffetti bipartisan: Renzi (“l’unico uomo di sinis…eh, l’unico uomo di Firenze che è andato a una cena veramente elegante di Arcore, c’erano Verdini e La Russa, in confronto Monti è Lady Gaga”). Prima di raccontare la Costituzione, Benigni ha usato la metafora del Medioevo come chiave interpretativa della contemporaneità: “Il Cavaliere di Mediolanum” che fa votare il Parlamento sulla “nipote di Ugolino”, “una trota che giocava ai videogiochi”, Beppe Grillo novello “Cecco Angiolieri” sboccato. Un mix tra Bagaglino di sinistra e una replica minore di Zelig. Poi, per fortuna, Roberto Benigni ha raccontato la Costituzione. Con il consueto surplus di enfasi, ma comunque meravigliosamente.

Il Fatto Quotidiano, 18 dicembre 2012