Dio, in tutte le sue forme, pare non avere più una casa sicura nel Regno Unito. I dati del censimento 2011, pubblicati recentemente in Gran Bretagna, lo dimostrano. Il numero di coloro che si definiscono “atei” supera per la prima volta il numero di musulmani, induisti, sikh, ebrei e buddisti messi assieme. Ormai coloro “senza Dio” costituiscono il secondo gruppo sociale, al 25% del totale, almeno in Galles e in Inghilterra, le regioni oggetto del censimento. Con punte di quasi il 50% in zone come quella di Norwich e nelle vallate del Galles a matrice operaia, dove un tempo le miniere costituivano la prima fonte di reddito. Cresce, comunque, anche il numero di coloro che si rifanno ai precetti dell’Islam, passati dal 2001 al 2011 dal 3% al 5% della popolazione (2,7 milioni di persone), mentre la Chiesa anglicana, al centro delle polemiche per il “no” alle donne vescovo e ai matrimoni gay invece voluti dal governo di coalizione, pare essere sempre più nei guai. Se nel 2001 il 72% diceva di essere “cristiano”, la percentuale nel 2011 è scesa al 59.

Così, l’aumento del numero degli atei viene ricollegato anche alla crisi dell’istituzione del matrimonio. Gli sposati calano per la prima volta sotto il 50% della popolazione. Se nel 2001 erano il 50,9%, nel 2011 il 46,6% dei britannici ha affermato di aver contratto matrimonio. Nelle intenzioni del governo di conservatori e liberaldemocratici guidato da David Cameron, il matrimonio gay dovrebbe servire anche a rilanciare questa istituzione in crisi di identità. Se cala il matrimonio, il numero di chi ha contratto una civil partnership, l’unione civile, arriva a quota 105mila. La maggior parte dei quali in coppie dello stesso sesso. Cala, comunque, anche la percentuale di chi dice di andare in chiesa la domenica, così come chi fa beneficenza in favore delle charity cristiane, le associazioni di volontariato che si occupano del sociale.

Gli hindu, intanto, sono arrivati a essere 817mila, gli ebrei 263mila, sikh e buddisti sono rispettivamente a quota 423mila e 248mila. La Conferenza degli arcivescovi anglicani ora va sulla difensiva: “Questo è il motivo per cui chi si dice cristiano è sempre più minoritario. La composizione sociale è cambiata e ora sono sempre meno quelli che hanno radici culturali cristiane”. Del resto, se a Londra ormai solo il 45% della popolazione è riconducibile alla categoria “bianco e britannico” e se persino fra le guardie della regina ci sono dei sikh, la società del Regno Unito pare essere veramente una delle più differenziate nello scenario europeo. Londra fu scelta come sede delle Olimpiadi 2012 anche per questo suo aspetto multiculturale, fu una delle motivazioni citate dal comitato promotore e sottolineate dalla giuria che decise per giochi globali da tenere nella capitale.

Infine, una curiosità, che dimostra ancora una volta l’ironia inglese, capace di permeare persino un censimento. Nel 2011, ben 6.242 inglesi e gallesi hanno detto di essere di religione “Heavy Metal”, 1.893 si sono definiti satanisti, 650 hanno rivelato la loro appartenenza alla “religione” New Age. Ma, dopo cristiani, musulmani, induisti, sikh ed ebrei, viene per primo il gruppo di coloro che dicono di essere, in quanto a religione professata, dei cavalieri Jedi. Poche migliaia di persone, che dimostrano tuttavia quanto possa essere varia e differenziata la società al di qua della Manica.