Un sikh, col turbante al posto del tradizionale copricapo in pelle d’orso, a guardia della regina a Buckingham Palace. E’ il segno dei tempi. E’ l’immagine che più di cifre, dati e statistiche, fotografa il Regno Unito com’è oggi. E Londra, in particolare, la ‘città-mondo’ dove, stando all’ultimo censimento, i britannici bianchi sono ormai una minoranza.

Jatenderpal Singh Bhullar, 25 anni, originario delle West Midlands, ma di religione sikh e membro delle Scots Guards, ha sfilato insieme con i commilitoni, ma spiccando immediatamente tra loro per non avere sul capo quella specie di alto colbacco che da sempre è nell’immaginario collettivo un simbolo del solenne momento che continua ad attirare quotidianamente fiumi di turisti davanti al Palazzo reale a Londra. Ed è la prima volta che ciò accade nei 180 anni di vita del reggimento. Jatenderpal è orgoglioso di essere una guardia della regina, “è la cosa migliore che mi sia mai capitata” ha detto il giovane che fin da bambino desiderava di far parte dell’esercito di Sua Maestà, anche in ricordo di un valoroso nonno che aveva combattuto nella prima guerra mondiale. Questo però, senza rinunciare alla sue di tradizioni, quelle della sua famiglia e del suo Paese di origine.

E a Londra si può fare. Non solo, ma si ‘deve’ fare. Perché la città è stata negli ultimi anni approdo di un’enorme ondata di immigrazione. Lo si vede questo tutti i giorni per strada, negli uffici, nella sempre affollata metropolitana. Adesso lo confermano anche le cifre frutto dell’ultimo censimento condotto nel 2011 sulla popolazione dell’Inghilterra e del Galles rivelando che dal 2001 il numero di persone nate all’estero è aumentato di 3 milioni, arrivando a 7,5 milioni ovvero al 13% dei residenti. Londra è la città più multiculturale, con il 24% di abitanti che non sono cittadini britannici ed il 37% nati fuori dal Regno Unito. Un esempio su tutti? Nel prestigioso quartiere di Kensington e Chelsea, la concentrazione di ‘non-britannici’ è del 29% (soprattutto banchieri e oligarchi). Più in generale, in Inghilterra e Galles, per la prima volta i ‘bianchi britannici’ sono meno del 90%: erano il 91% nel 2001, oggi sono l’81%.

Diminuiscono anche i cristiani: il numero è sceso da 37,3 milioni nel 2001 a 33,2 milioni l’anno scorso. Il 25,1 per cento delle persone ha dichiarato di non avere alcuna fede, contro il 14,8 per cento di dieci anni prima, mentre la percentuale di musulmani è passata dal 3% al 4,8%. La terza religione più popolare è l’induismo, con l’1,5% della popolazione, mentre lo 0,8% appartiene al gruppo dei sikh e lo 0,5 per cento alla comunità ebraica.

Non mancano le curiosità: Norwich, nell’Est dell’ Inghilterra, ha la più alta percentuale di atei, il 42,5%. A Blackpool, destinazione turistica sulle spiagge del Lancashire, il più alto numero di divorzi in proporzione, il 13,1% (la media in Inghilterra e Galles è del 9%). Si trova invece nel nord di Londra il ‘paradiso dei single’, a Islington, dove quasi il 60% della popolazione oltre i 16 si dichiara non sposata e non impegnata in una relazione.