La ‘ndrangheta controllava il voto nel Ponente ligure, “con ingerenze andate a buon fine” sia nel centrodestra che nel centrosinistra, scrivono gli inquirenti nelle carte dell’inchiesta “La svolta“, coordinata dalla Dda di Genova, che oggi ha portato all’arresto di 15 persone, accusate a vario titolo di associazione mafiosa, usura, estorsione, traffico di droga. E che vede indagati tra gli altri gli ex sindaci di Bordighera Giovanni Bosio (che si è dimesso da consigliere provinciale), di Ventimiglia Gaetano Scullino e di Vallecrosia Armando Biasi, tutti di area Pdl. I Comuni di Bordighera e Ventimiglia sono stati sciolti dal governo per infiltrazioni mafiose, rispettivamente nel 2011 e nel 2012.

La nuova operazione ha riguardato infatti personaggi già coinvolti nelle precedenti inchieste su ‘ndrangheta e politica in provincia di Imperia, i cui risultati hanno contribuito alla decisione governativa di mandare a casa le amministrazioni comunali interessate. A cominciare da Giuseppe Marcianò, arrestato oggi e ritenuto il capo della cosca egemone tra Ventimiglia, al confine con la Francia, e Imperia. In manette anche il figlio Vincenzo, che nel febbraio scorso assicurava davanti alla telecamera di ilfattoquotidiano.it: “Qui non sappiamo neanche che cos’è la ‘ndrangheta” (guarda la videoinchiesta di ilfattoquotidiano.it sul voto mafioso in Liguria).        

Secondo l’accusa, in diverse competizioni elettorali dal 2008 al 2010 ci sono state “ingerenze andate a buon fine”. In un solo caso, i candidati imposti erano sia d’area di centrodestra che di centrosinistra. Tanto che proprio Giuseppe Marcianò, prima di una elezione comunale, avrebbe detto in una telefonata effettuata a un componente della ‘drina, e intercettata dai carabinieri: “Vedi che abbiamo fatto bene a puntare su…. Ma se vince … siamo coperti pure”.

Marcianò, secondo l’accusa, assicurava cene elettorali nel suo ristorante di Ventimiglia e, dopo aver ceduto l’attività, nella sua casa. Secondo gli inquirenti Marcianò poteva spostare voti e imporre candidati per assicurarsi una “amministrazione amica” capace di garantire anche appalti per le aziende controllate dal “locale” di ‘ndrangheta.                

Tra i quindici arrestati figurano anche il nipote del presunto boss, anche lui di nome Vincenzo, Annunziato Roldi, coinvolto in un’intimidazione  a colpi di fucile contro un imprenditore locale, e i fratelli Maurizio e Roberto Pellegrino, della famiglia di origine calabrese protagonista delle vicende che hanno portato allo scioglimento del Comune di Bordighera. Tra gli indagati anche l’ex direttore generale comune di Ventimiglia Marco Prestileo.

Riguardo al sindaco di Vallecrosia, Armando Biasi (indipendente, vicino al Pdl), i magistrati stanno verificando la correttezza delle elezioni amministrative del 2011, con particolare riferimento all’eventualità del voto di scambio. “Sono indagato, ma è un atto dovuto – dice Biasi – viste le verifiche che stanno avvenendo per gli arresti nel mio territorio. Sono sereno”.