Le scuole paritarie non vogliono pagare l’Imu? ”Mi farò portatore positivo con il presidente del Consiglio Mario Monti di questa vostra richiesta”. Parola del ministro dell’Istruzione, Francesco Profumo, che ha risposto così a Luisa Santolini (Udc), secondo cui “l’Imu è un problema molto grosso e le scuole paritarie fanno risparmiare ogni anno allo Stato sei miliardi di euro”. Per questo motivo ha chiesto che le scuole paritarie siano esonerate dal pagamento dell’Imu. “Venerdì vedrò il premier al Consiglio dei ministri e mi farò latore di questa richiesta” ha precisato il titolare del Miur.

L’annuncio di Profumo è seguito anche all’appello lanciato nel pomeriggio dal Presidente di Agesc (Associazione Genitori Scuole Cattoliche). “Già attualmente – ha sottolineato Roberto Gontero – le rette non coprono per intero i costi di esercizio delle scuole non statali, che, se fossero sottoposte all’Imu, sarebbero costrette a chiudere o a aumentare i corrispettivi in misura non più sostenibile dalle famiglie degli alunni”. Secondo Gontero, inoltre, la situazione è particolarmente critica per le scuole paritarie dell’infanzia, “dove sono a rischio i posti per oltre 600 mila bambini tra i tre e i sei anni”. Le conseguenze dell’applicazione dell’Imu, secondo il numero uno dell’Agesc, avrebbe quindi conseguenze drammatiche: “Lo smantellamento del sistema paritario, con un aggravio di costi per il Ministero dell’Istruzione, calcolato nella cifra di 6 miliardi all’anno e la negazione della libertà di scelta educativa, prevista, invece, dalla legge 62/2000 firmata dall’allora ministro Luigi Berlinguer“.

Poi la soddisfazione dopo l’annuncio di Profumo, il quale ha detto che girerà la richiesta a Monti e che si farà portatore affinché vada a buon fine. “Siamo fiduciosi – ha detto Gondero – che si troverà una soluzione al problema, evitando così la chiusura di numerosi istituti non statali. Intendiamo ribadire, infatti, la gravità della situazione che verrebbe a crearsi qualora le scuole paritarie fossero soggette al pagamento dell’imposta, poiché non potrebbero sostenere i costi di esercizio e sarebbero costrette alla dismissione stessa dell’attività didattica”.