Ventinove miliardi da investire in spesa pubblica, diritti, pace e ambiente. La cifra è quella calcolata dalla campagna Sbilanciamoci! nella “contromanovra finanziaria” presentata ieri a Roma per proporre un “cambio di rotta” rispetto alle politiche che hanno finora segnato la via dell’uscita dalla crisi. Tradotto in slogan: basta con il neoliberismo, con l’austerità e con la subalternità ai mercati finanziari. Nelle 186 pagine del Rapporto Sbilanciamoci 2013 oltre a giudizi e analisi critica ci sono anche 94 proposte specifiche su come e dove usare i soldi per un’economia diversa basata su tre pilastri: sostenibilità ambientale e sociale, diritti di cittadinanza, lavoro e welfare; conoscenza.

“Abbiamo dato le nostre valutazioni su un anno di governo Monti. Per quanto ci riguarda siamo critici. All’inizio del mandato furono enunciate tre parole d’ordine: rigore equità crescita. Soltanto il rigore ha trovato applicazione in modo unidirezionale. Pochissima invece equità e pochi gli interventi per la crescita”, ha spiegato Giulio Marcon, portavoce di Sbilanciamoci, intervenendo alla Fondazione Lelio e Lisli Basso: “Lo stesso Monti ha ricordato l’impatto recessivo delle manovre prese”.

Le proposte del quattordicesimo rapporto sono in sintonia con quelle fatte negli anni passati. La campagna è costretta a ripetersi, sottolineano gli estensori, perché queste misure non trovano attuazione. Anche Sbilanciamoci è favorevole a tagli, ammette Marcon, ma fatti con criterio. Occorre colpire quelle che sono considerate spese inutili. Sì quindi all’introduzione dell’open-source nella pubblica amministrazione per fare un esempio; tagli alle spese militari, tagli alle grandi opere. La spesa pubblica italiana è alta, ma non troppo se paragonata ad altri Paesi. Anzi, evidenziano, epurata della previdenza e degli interessi è addirittura sotto la media europea. Sul piano fiscale le proposte di Sbilanciamoci puntano su equità e legalità. Per correttezza non danno dati certi su quanto tornerebbe alla Stato, ma misure affinché questo faccia qualcosa sì. Come ridurre a 300 euro l’uso del contante, imporre una patrimoniale permanente sopra il milione di euro con una base imponibile minima del 5 per mille; l’introduzione di un’aliquota Irpef del 75 per cento sui redditi sopra il milione di euro sul modello di quanto proposto in Francia dal presidente Hollande; rivedere radicalmente le aliquote e gli scaglioni per ridare al sistema fiscale la sua impronta progressiva; rimodulare l’Imu a favore dei redditi bassi; tassare ville di pregio e castelli e i profitti del settore del lusso che nel 2010 ha fatturato, secondo i dati Sbilanciamoci, circa 27 miliardi di euro. Una tassazione del 10 per cento sugli utili di queste imprese genererebbe circa 200 milioni di euro. Dare seguito alla Tobin Tax e portare la tassazione di tutte le rendite al 23 per cento, accomunandola ai grandi Paesi europei, così da evitare fughe di capitali e allo stesso tempo ottenere almeno 2 miliardi di euro.

Il comparto difesa è uno di quelli su cui maggiormente si concentra l’attenzione di Sbilanciamoci che ritiene possibile ridurre di 4 miliardi la spesa militare con la riduzione degli organici a 120mila unità e favorendone l’integrazione dentro la cornice europea. Altri 800 milioni arriverebbero dalla cancellazione del programma per la produzione di 90 cacciabombardieri Joint Strike Fighter e dei finanziamenti per 4 sommergibili Fremm e due fregate Orizzonte. Si chiede inoltre al governo un fondo annuale di 200 milioni per sostenere le imprese impegnate nella riconversione a scopi civili. I soldi risparmiati andrebbero a sostenere tra gli altri il servizio civile nazionale.

Sul welfare l’idea di Sbilanciamoci è che si tratti non soltanto di un diritto, ma di un investimento e non di un costo come spesso è considerato. Propongono quindi un piano straordinario per gli asili nido; l’introduzione dei livelli essenziali di assistenza, previsti già dal 2000, ma ancora inattuati; il reddito minimo di cittadinanza.

Alle grandi opere, per le quali la legge di Stabilità 2013 prevede 2,7 miliardi si contrappone la logica delle “piccole opere” con un piano di adeguamento per l’edilizia scolastica, la messa in sicurezza del territorio, un piano per le ferrovie suburbane e locali così da venire incontro ai pendolari. Interventi che, spiegano, darebbero lavoro a molte più persone rispetto ai grandi progetti su cui si è puntato finora.

Altri temi sul tavolo sono immigrazione, lavoro ed educazione. I 236 milioni previsti per l’attivazione e la gestione dei nuovi Centri di identificazione ed espulsione potrebbero servire a programmi di inclusione sociale. Si propone inoltre di stanziare un finanziamento di 2 miliardi sotto forma di credito d’imposta per chi trasformerà parasubordinati e lavoratori a tempo determinato in lavoratori dipendenti. Per quanto riguarda l’istruzione, la contro-finanziaria chiede, tra gli altri provvedimenti, la cancellazione dei fondi alle scuole private e lo stanziamento di 300 milioni per coprire il 100 per cento delle borse di studio così da non avere più la categoria degli studenti idonei ma non vincitori, ampliando il diritto allo studio.

In tutto, si è detto, una manovra da 29 miliardi di cui tra l’altro 5 a riduzione del debito, perché di quello non ci si dimentica.

di Andrea Pira